Dolore e amore: 20 anni dalla strage di Capaci



23 maggio 2012 ore 23:35 , scritto da Angelo Romeo

In questi giorni che ci portano alla Pentecoste, ho ripensato a diverse esperienze fatte in quest’ultimo anno, infatti proprio in una Festa di Pentecoste ho avuto modo di conoscere meglio la grande famiglia di Nuovi orizzonti e continuare nella diverse attività proposte. Dico sempre che nuovi orizzonti è una boccata di ossigeno in questo mondo in cui vengono meno gli abbracci, il dire ti voglio bene, il semplice sorriso gratuito e senza secondi fini.
Quest’anno Pentecoste è anticipata da una ricorrenza, il 20 anniversario della strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Fu una vera strage che segnò la storia della Sicilia e di ogni uomo.
Fino a quel momento la mafia non era arrivata a programmare un omicidio di quella portata, che avrebbe potuto causare altri numerosi morti. Per me, Siciliano, quest’episodio è rimasto scolpito nella memoria, credo più di ogni altro evento, a pochissimi chilometri da casa mia, si era consumata la più straziante delle tragedie che si potesse verificare e tutte le volte che vado in aeroporto a Palermo, passando sulla quella strada segnata dal sangue, dal dolore di chi la mafia l’ha sempre combattuta, l’emozione e i brividi riaffiorano puntualmente.

Ti chiedi il perché, però poi finisci non tanto col farti tante domande, ma cerchi di far tuo l’eroismo e la forza di queste persone, che hanno ridefinito anche nelle nuove generazioni il modo di pensare, di affrontare questioni di malavita. Quanto amore ha messo Falcone nel suo lavoro quotidiano, fino a sacrificare la sua vita. L’amore ha sempre un ruolo significativo nelle esperienze umane e come dice Chiara Amirante :”tutto passa, solo l’amore resta”.
All’interno di questo terribile evento, seguito dopo 57 giorni da un secondo, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino, si inserisce un mio ricordo personale: la visita del Beato Giovanni Paolo II ad Agrigento. Le immagini di quel viaggio storico, rappresentano ormai una pagina degli eventi più significativi della nostra società. Nelle parole del Santo Padre in quella sua omelia sotto il tempio della Concordia di Agrigento, dove io ero presente, è racchiusa la risposta alla domanda che prima mi ponevo. “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio. Nessuno può calpestare la vita di un uomo”. Fu questa la frase che mi ritornò per anni continuamente alla mente, nelle difficoltà della vita, anche in seguito ad altre vicende tristi di natura malavitosa.
Le azioni più malvagie, sono il prodotto della mancanza di Gesù. Nel Vangelo di questi giorni, nel momento dell’Ascensione, Gesù lascia i discepoli che per la prima volta dovranno far loro la sua parola, i suoi insegnamenti quando lui sta per tornare al Padre.
Nelle sue parole, lui però assicura di esserci sempre ed è questo, credo la base da cui partire, per riflettere sulle tristi vicende, come quella degli ultimi giorni che ha visto la scomparsa della giovane Melissa Bassi, in seguito all’esplosione nella scuola a Brindisi.
È il rischio che si corre quando tutto appare perso, distrutto dalla malvagità e in cui regna l’odio e la voglia di vendetta, che non portano nulla di buono. In questa occasione, una preghiera della Beata Madre Teresa di Calcutta, mi ha colpito molto e la condivido con quanti vorranno meditarla: “Il dolore è un dono di Dio per te. Non devi sciupare questo dono ma renderlo fruttuoso. La mia preghiera per te è che tu non disperda il lavoro del Signore”.