Ossa inaridite. Le mie.



9 giugno 2012 ore 08:00 , scritto da cavalieridellaluce

Pubblichiamo oggi una profonda riflessione della nostra Giulia Zagorovskaia, decisamente molto edificante!!! Buona lettura a tutti!!

“Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò.”

Se c’era una cosa che nella mia vita pensavo di sapere, era chi fosse Dio. Poi l’ho incontrato.

 

“La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse.”

Certo che sapevo chi era Dio! Non avevo forse cominciato a fare catechismo subito dopo la Cresima? Non ero forse stata l’unica a rimanere in parrocchia? Non ero stata come sempre la più brava?

Per fortuna il Signore “mi portò fuori” dalle mie mille convinzioni su chi fosse Lui e soprattutto su chi fossi io e “mi depose” con tanta tanta, tanta cura e delicatezza “nella pianura che era piena di ossa”, le mie ossa.

“Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite.”

E adesso tutta ‘sta roba da dove è venuta fuori???

Ma dico, Signore, tu c’eri quando io ero la prima della classe, tu c’eri quando io ero la prima nello sport, tu c’eri quando ero la prima nella musica, tu c’eri! Guarda, forse hai sbagliato valle: la mia l’ho sempre immaginata piena di medaglie e trofei.

E invece erano proprio le mie ossa, “in grandissima quantità” e tutte le mie..

È vero, Signore, tu c’eri.

Tu c’eri quando per essere la prima in ogni cosa fingevo di essere qualcuno che non ero, nascondendo e sfigurando quel prodigio originale che tu avevi creato, perché agli altri serviva qualcos’altro, non quello.

Tu c’eri quando la parte più profonda di me era lì che gridava e io non volevo che nessuno la sentisse, che nessuno se ne occupasse, che scomparisse e basta.

Tu c’eri quando mi sono coperta di maschere e corazze perché nessuno entrasse “nel mio territorio”, nel territorio del mio cuore e vedesse quanta debolezza e fragilità c’erano.

Sì, pensavo di sapere già chi fossi tu: il Re dell’Universo, il Signore della Creazione, l’Onnipotente.

E come potevano interessarti le mie ossa? Perché avresti dovuto prendertene cura con tutte le cose che avevi da fare?

Non avevo capito, Signore, che prima di tutto sei un Dio che è Amore, un Dio che è Padre, che non vuole un figlio che sia il primo della classe, ma un figlio che sia felice, felice davvero.

Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?».

Non lo so, Signore, ha visto che casino ho combinato?! Guarda.. l’Onnipotente sei tu: fai come credi.

Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai».

Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore.

Ma sei proprio sicuro che vuoi queste ossa tutte inaridite? Non puoi cercarti una valle messa un po’ meglio?

Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore».

Ok, Signore, ho capito: cerchi proprio le mie! Non capisco ancora bene perché ci tieni tanto a questo mucchio di ossa inaridite, ma mi fido.

Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva.

Wow!! Signore ma allora davvero sei l’Onnipotente, davvero a te nulla è impossibile!

Quante volte, di nascosto, sperando che nessuno mi vedesse, neanche Tu, avevo cercato inutilmente di rimettere a posto qualche ossicino, ma niente. Poi arrivi Tu e ogni cosa trova il suo posto, ogni ossicino si accosta all’altro e sono anche corrispondenti! Però, Signore, manca qualcosa: “Ma non c’era spirito in loro.”

Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.

Non ci posso credere.. Non solo hai preso ogni ossicino e con tanto amore l’hai rimesso al suo posto, adesso vuoi anche far tornare in vita lo scheletro che hai rimesso in piedi. Ma perché?

Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la gente d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Avevo dimenticato, Signore, che tu sei il Dio della Vita.

Sì, Gesù, pensavo di conoscerti, finché non ti ho incontrato davvero nella mia valle di ossa inaridite, nel sepolcro in cui mi ero rinchiusa per paura di vivere sul serio.

Quante volte, Gesù, avevo parlato della tua Misericordia e mai ti avevo permesso di usarne un po’ con me.

Ma tu non ti sei arreso, volevi che ti conoscessi davvero, che sapessi che sei un Dio d’Amore e un mio amico una volta mi ha detto che “amare davvero significa amarti anche lì dove ti fa più male, dove tu stesso non riesci ad entrare, dove tu stesso non riesci a stare con te stesso.”

Quanta paura, però, nel lasciarti fare. Quanta paura nello scoprire che dietro un osso rotto ce n’era un altro e poi un altro e poi un altro ancora. Quanta paura a pensare che prima o poi ti saresti stancato di rimettere a posto i pezzi e avresti abbandonato anche tu quella valle, lasciandomi lì con le mie ossa inaridite, di nuovo.

E invece sei rimasto. In quella valle che tanto avevo odiato, tanto avevo nascosto, Tu sei venuto per restare e per portare nuova vita. L’hai detto e l’hai fatto.

Sì, Signore, ora so che sei il Re dell’Universo, perché non c’è cosa fuori e dentro di noi che non venga raggiunta dal tuo Amore.

Sì, Signore, ora so che sei il Signore della Creazione, perché avresti potuto prendere la mia valle, farla scomparire in un secondo e ricominciare tutto da capo. Invece ti sei tenuto le mie ossa inaridite e su quelle, così com’erano, hai voluto mettere sopra i nervi, far crescere la carne, stendere la pelle e infondere il tuo spirito, perché potessero rivivere.

Sì, Signore, ora so che sei l’Onnipotente, perché non hai scelto la parte migliore di me per manifestare la tua potenza, ma ti sei abbassato a cercare ciò che nessun altro avrebbe scelto e lo hai voluto rendere “la parte migliore”.

L’altro giorno, mentre si avvicinava il momento in cui avrei detto il mio piccolo “Sì” al tuo Amore, promettendo Povertà, Castità, Obbedienza e Gioia, avevo una gran paura, ma era una paura nuova, che non avevo mai provato fino ad allora.

Per tanto tempo, Signore, avevo avuto paura di non essere all’altezza, di non essere la prima e avevo fatto di tutto per esserlo, ma non è bastato.

Domenica avevo paura che nonostante non fossi all’altezza, nonostante non fossi la prima, per te andava bene lo stesso, non t’interessava, perché Tu mi avresti amato, comunque.

E questa volta, Signore, finalmente è bastato, perché “Nell’amore non c’è timore.”

Donami, Signore, di rimanere nel Tuo Amore. IN MANUS TUAS, DOMINE.