Uscito da Gomorra destinazione Paradiso



4 luglio 2012 ore 00:23 , scritto da don Sergio Reali

Mi pare di vederlo Crescenzo ! Col suo sorriso dolce e con i suoi occhi  illuminati da una luce particolare.  Vederlo lì, in un angolo del Cielo felice e stupito perchè oggi, a due anni dalla suamorte fisica, tanta gente lo ricorda con affetto e riconoscenza: Lui un ex carcerato  un ex tossico…un ex camorrista.Ma chi era Crescenzo ?  E’ lui stesso a raccontarsi nella bellissima testimonianza  che, qualche settimana prima di partire per il cielo aveva pubblicato sulla sua pagina di facebook  e che vi invito a leggere sul sito di “Nuovi Orizzonti  (http://www.nuoviorizzonti.org/index.php/it/extra/news/10-news-evangelizzazione/76-grazie-crescenzo) .Ho avuto il privilegio di essere stato  suo “Padre spirituale” per un tratto importante del suo percorso di vita e sono testimone di come la Grazia di Cristo abbia saputo trasformare in melodia le note stonate di una vita a lungo disarmonica e “fuori tempo”.  Crescenzo è stato come una pianticella nata e cresciuta tra il fango e i miasmi di una palude,  potata maldestramente dagli eventi ..una pianticella però che  si è lasciata coraggiosamente trapiantare in un terreno buono e fertile  dove  è fiorita, ha portato frutto.

Crescenzo dagli inferi più profondi  ha percorso con impegno le tappe della vita spirituale fino a sperimentare le vette della mistica  al punto da poter scrivere nel suo ultimo sms a Chiara Amirante “Sto passando… guarda ti lascio immaginare. Oggi ho trascorso cinque minuti con Gesù per mano: è meraviglioso…” . Questa storia, anche se segnata dalla morte del protagonista  (per una esplosione di metastasi tumorali in tutto il corpo) à una storia a lieto fine… anzi un segno di speranza.

Una massima attribuita a S. Agostino di Ippona, come sintesi della sua riflessione sui vari modelli di santità afferma : “Si isti et istae, cur non ego?”, cioè: se “questi e queste”, ce l’hanno fatta a corrispondere  all’amore di Dio nonostante le loro situazioni,” perché non devo farcela anch’io ?”

La bella storia di Crescenzo è un’iniezione di speranza. Se un pover’uomo come Crescenzo, povero come me e forse più di me,  è riuscito a risorgere a vita nuova, ad uscire dagli inferi e trasformare in gioia piena le sofferenze fisiche e morali …  allora posso farcela anch’io ! Anch’io, se lo voglio,  posso  risollevarmi dopo ogni caduta  e realizzare il fine vero del mio esistere:  essere Santo ! (Cfr  Lv 11,45; 1 Ts 4,3; cfr. Ef 1,4).

Davanti alle tante contraddizioni e ai tanti peccati, davanti agli scandali (veri o “montati ad arte”) che sporcano il volto e la veste della Chiesa,  sposa bella dell’Agnello, Crescenzo e tanti come lui sono la lisciva  che la lava e come i gioielli che la adornano.

Scrivendo ai Corinzi Paolo ci ricorda “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono,  perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (I Cor 1,27-29).  Secondo gli aridi parametri umani, il nostro Crescenzo riassumeva in sé tutti questi limiti: non aveva cultura (stultus)  era – negli ultimi mesi di vita – divorato dalla malattia (infirmus), era un ex detenuto per gravi reati  (ignobilis); eppure la sua testimonianza, la sua forza di evangelizzazione erano come un fiume in piena e un fuoco divorante. La logica di Dio non è la nostra logica (Cfr anche: I Sam 16,7; Lc 1,46 -55):  l’essere piccoli, peccatori.. l’essere considerati ultimi davanti agli uomini non preclude la possibilità di essere operai preziosi nella edificazione del Regno.

Il  nostro “papà”, il  vescovo Salvatore Boccaccio, aveva profeticamente intuito che la Chiesa deve superare gli schemi e, senza cedere nulla nelle verità dogmatiche, mettersi alla “scuola dei piccoli e dei poveri” (Cfr:http://www.inmanustuas.it/testimonianze/la-sua-voce/la-cattedrale-dei-poveri.html) in questa logica Crescenzo è stato per tutti noi che l’abbiamo conosciuto un grande maestro.

La missione di evangelizzare non è affidata da Gesù  a categorie determinate ma a tutti i battezzati. Certo: le forme e i ruoli sono diversificati,  ma nessuno può dirsene esonerato… neanche chi, per contingenze o per scelta,  è stolto, debole,  ignobile.  Anche qui suona bene la frase di Agostino: “Si isti et istae, cur non ego?” . Se Crescenzo è stato un grande evangelizzatore perché non posso esserlo anch’io?

Come “Cavalieri della Luce”, e ancor più come  “Piccoli della gioia” ci siamo impegnati a vivere la Parola  con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo e ad annunciarla con forza sino agli estremi confini del mondo. L’esempio di Crescenzo,   ci  sia di sprone… la sua intercessione presso Dio, unita a quella di tutti gli abitanti della “cittadella” del cielo rafforzi ed esaudisca la nostra preghiera : Quanto pazzamente ci hai amato Gesù, donaci di amarti pazzamente!!!!