Quando dalle spine nasce una rosa



5 febbraio 2010 ore 15:30 , scritto da cristina magnaschi

Non so se vi è mai capitato di voler fare qualcosa e che, al di là dell’impegno, magari anche onesto e costante, non si riesca a realizzare. Oppure, che so, se anche si riesce a realizzare, che poi si rimpiangano tutte le fatiche che si sono spese per ottenerla perché non si è avuta in cambio la gioia che si sperava o la realizzazione che si era certi dovesse derivarne. A me, soprattutto tra i 20 e 30 anni,  è capitato molto spesso. Col tempo, con le batoste e qualche tirata d’orecchi di bravi sacerdoti, ho lentamente preso coscienza, in profondità, che tutta la mia volontà e onestà erano inutili se non tenevo conto di un disegno più alto, e che, per essere serena, potevo solo farmi strumento della Sua volontà, non resistere, ma assecondare, ascoltare.

Questo pensiero mi è venuto in mente quando leggevo il commento disperato di Alessandra (è nel Post, Che grande, Maria!) in cui scriveva: «Mi sento di non aver fatto nulla di quello che avevo programmato per me a 20-25 anni. Tra due mesi compio 40 anni, ho perso il lavoro, non ho marito, non ho figli…». Ecco, forse il punto è proprio in quell’aver programmato per sé. Mi viene da chiederti: «E Lui, cara Alessandra, che cosa aveva programmato per te? Hai provato a chiedertelo?».

Forse anziché «urlare in faccia a Maria che suo figlio è un tiranno che ci vuole infelici», potresti ripartire da lì, da che cosa Lui vuole da te. E se sei capitata in questo blog, mi sa, una vaga idea che la nostra grande Mamma celeste ti possa aiutare ce l’hai vero? Sai qual è un’altra cosa apparentemente banale che nel tempo ho imparato? Che tutto può essere uno strumento che il Signore mette sul tuo cammino per dirti che c’è, che ti ama. Anzi, l’amorosa cura di Dio non si accontenta di offrirci i mezzi per la salvezza, ma non perde di vista nessuna anima e aiuta ciascuna a seconda i suoi bisogni. Santa Caterina, nei suoi Dialoghi, diceva che Dio può sempre trarre una rosa dalle nostre spine; che gli imperfetti saranno aiutati a uscire dalla mediocrità tramite le tentazioni, che assediano la cittadella della loro anima: è una sfida che li sollecita a tirar fuori le loro capacità e a lottare. Ecco, allora, perché non provi a cercare di accogliere questa sfida che è stata posta sul tuo cammino? Da dove iniziare?

Posso solo dirti quello che mi ha sempre aiutato nei momenti di crisi: il silenzio, la natura, la preghiera e, ovviamente, Maria. Potresti, per esempio, cercare un bel posto selvaggio (perché sapere che la natura ha per sorgente l’amore di Dio dovrebbe aiutarti a capire che ogni Suo comportamento nei nostri confronti è sempre frutto dell’Amore) e provare a recitare un Rosario perché, come ha detto Giovanni Paolo II, «il Rosario è un vero colloquio con Maria, la nostra Mamma celeste. Nel Rosario parliamo a Maria affinché Ella interceda per noi presso suo figlio Gesù. Abituatevi a recitare il Rosario non tanto per ripetere formule quanto piuttosto per parlare da persone vive con una persona viva». Detto questo, mi sembra importante che tu cerchi un bravo sacerdote a cui affidarti per fare un cammino verso la Luce. È la stessa cosa che consiglio anche a Lorenza che dice, sempre in un commento al Post Che grande, Maria!, che, se mai ci fosse, sarebbe un Dio cattivo. C’è anche un bel libro che potreste leggere, Il Grido di Chiara Lubitsch. Vi lascio citando ancora il pensiero di Santa Caterina (è il mio nuovo Amore :-) , mi è stata presentata da don Luigi Epicoco): «Le lacrime nascono tutte nel cuore, ma non tutte sono buone: alcune sono portatrici di vita, altre di morte. Apportatrici di morte sono le lacrime dell’amor proprio, che non cessa mai di lamentarsi delle sue pene. Lacrime di vita sono quelle che accompagnano l’uomo nel suo cammino verso la perfezione e che non è privo di sofferenza». Infine, Alessandra e Lorenza, lasciatemelo dire: vi avessi davanti a me, mi piacerebbe tanto abbracciarvi.