Il valore di ciascuno



10 febbraio 2010 ore 06:30 , scritto da Saverio Gaeta Gaeta

A un mese di distanza dal terribile terremoto che ha devastato Haiti, uccidendo e ferendo un numero incalcolabile di persone, vorrei recuperare una domanda che lo scrittore Sandro Veronesi rilanciò nei primi giorni della tragedia: «Perché io sono io e non uno di loro?». Penso proprio che non sia stato l’unico a riflettere sul mistero che riguarda il destino di ciascuno di noi, che a viste umane sembrerebbe incomprensibile o affidato unicamente al caso.

In realtà, a questo interrogativo che affonda nella notte dei tempi, la più ragionevole delle risposte è quella famosa espressione di Giovanni Paolo II, quando parlò di ogni donna e uomo come un essere «unico e irripetibile». Nella concezione cattolica del destino le nostre sorti, a cominciare dal luogo e dalla famiglia dove ci troviamo a nascere, non sono infatti casuali, ma rispondono a una provvidenza divina che comunque non sempre è facile comprendere nella sua interezza.

Soltanto a tentoni, tra infinite difficoltà, talvolta battendo la testa contro i muri, implorando nella preghiera una luce che ci illumini, riusciamo ad avanzare nella consapevolezza di quale sia il nostro posto nel mondo e di quale sia il «compito della vita» da portare a termine. Quell’obiettivo che sostanzialmente corrisponde alla santità.

La responsabilità che una riflessione di questa natura ci deve ispirare è duplice. Da un lato un incoraggiamento ad affidarci nelle mani della Madonna, soprattutto mediante la consacrazione al suo Cuore immacolato. Dall’altro la disposizione del cuore a compiere sino in fondo il progetto che Dio ha su ciascuno di noi, con una libera adesione e persistendo nella fedeltà nonostante le immancabili fatiche. È la vera, unica, sfida cui non possiamo sottrarci.