Il giudizio nel mondo d’oggi
25 febbraio 2010 ore 06:19 , scritto da don Davide Banzato
Il Vangelo di Mt 7, 1-7 sul “Non giudicate, per non essere giudicati” oggi è di grande attualità. Mai come negli ultimi anni la televisione ha plasmato personalità così giudicanti e velenosamente capaci di ferire con la parola. Giacomo nella sua lettera paragona la lingua al timone di una barca che va controllato per non farla sfracellare. Il giudizio è capace di uccidere il cuore delle persone e di ferire per sempre in modo profondo. Il giudizio è capace di spaccare le comunità di qualsiasi tipo, famiglie, parrocchie, conventi… I giornalini tengono occupate le persone ore ed ore solo sui gossip, cercando di poter mettere a nudo chiunque entrando nell’intimità delle persone. Anche le riviste dei teenager sono ormai così strutturate… I programmi televisivi di ogni genere sono pieni di giudizi, dai più innocui come nei processi calcistici in cui ognuno ormai si erge ad allenatore, ai più tremendi talk show o reality show in cui davanti i protagonisti si comportano in un modo e in privato sparano a zero su tutti dentro i “confessionali”. I programmi meno peggio in cui i talenti artistici sono al centro della discussione divengono comunque l’unico criterio valutativo per il valore della persona, se poi andiamo a vedere i criteri di giudizio per “tronisti” e “veline” scendiamo nello squallido più totale. Insomma, il giudizio impera e diviene non solo un modus vivendi, ma un importante e centrale attività della giornata che plasma l’essere delle nuove generazioni. Giudicare è facile e gratificante in effetti, soprattutto perché fa sentire la persona che giudica al di sopra di chi è in questione.
Generalmente chi giudica ha quasi sempre un grande problema di autostima e giudicando ha la sensazione di potersi arrogare il diritto di superiorità sugli altri. Quanta pena mi fanno le persone che giudicano, le vedo così fragili… capaci di parole più grandi di loro, un po’ come dei grandi palloncini che più si gonfiano più un semplice ago può da un momento all’altro (e quel momento arriva per tutti di certo!) scoppiare in modo rovinoso. Dietro l’aggressività leggo insicurezza, dietro la rabbia leggo rancore e ferita, dietro il veleno leggo mancanza d’amore… Personalmente, grazie al dono della famiglia che ho avuto, mi sono ritrovano sempre con una buona e sana autostima per cui il giudizio non è mai stato un mio problema, ma proprio per questo all’inizio non capivo i meccanismi che scattavano in chi giudicava ed essendomi estranei mi trovavo disarmato. Oggi, dopo anni di vita tra giovani con diversi problemi, mi sembra di aver acquisito diversi strumenti di aiuto. Primo tra tutti consiglio a chi giudica di dirsi uno stop mentale appena si rendono conto d’aver detto o pensato un giudizio e di dire una frase che sia giudizio positivo su quella persona; altro esercizio semplice che consiglio è di trasformare i giudizi in preghiera per quella persona, perché se il difetto fosse vero allora quella persona possa cambiare; infine la regola maestra la da Gesù: “Se un tuo fratello” sbaglia o pecca “ammoniscilo prima in segreto, se non ti ascolta allora riprendilo dinnanzi ad un testimone, infine se non ti ascolterà ancora dinnanzi all’assemblea”. Questa via della correzione fraterna va percorsa alla lettera e ne vedrete i frutti concreti e luminosi, senza saltare uno solo dei tre passaggi e neanche nell’ordine di esecuzione!
Spesso il giudizio è un’abitudine sbagliata acquisita, solo con esercizi concreti si può cambiare quell’abitus in uno nuovo stile di vita fraterno e costruttivo, capace di umiltà e amore. La verità va detta eccome, altrimenti non è amore perché il fratello non corretto continuerà a sbagliare, se ci si dice che gli si farebbe male a correggere quel fratello, in realtà prevale l’amore proprio e la paura del rifiuto a discapito del bene del fratello! San Paolo dice di dire “la verità con carità”, nell’amore sempre! “Al di sopra di tutto vi sia la carità!” poi allora nel modo giusto si dice quanto si pensa e sempre al solo diretto interessato o a chi può aiutarlo se lui lo ritiene opportuno.
Gesù mi ha colpito in particolare sul finale del Vangelo di Mt 7,5 : “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Gesù vuole che togliamo la pagliuzza dall’occhio del fratello, vuole che lo aiutiamo, ma che prima facciamo un vero esame di coscienza e un vero cammino di conoscenza di sé. In un serio bagno continuo di umiltà e in un cammino continuo di conversione allora si sarà capaci con amore di correggere e aiutare i nostri fratelli.
La sanatio in radice la troviamo nel mistero della Trinità che vive quella che a don Tonino Bello piaceva chiamare la “convivialità delle differenze”: tre persone uguali e distinte, tre persone distinte che mangiano alla stessa mensa divina valorizzando i rapporti in un continua immersione d’Amore.
Lévinas parla dell’etica del volto, di cui poi Chiara Amirante spesso parla in comunità, dicendo di non rapportarci tra di noi da maschera a maschera, ma da persona a persona, da cuore a cuore. Per Lévinas il faccia a fiaccia va fatto all’insegna del “dis-inter-esse”: DIS essere di meno, depotenziare il mito del mio io perché ci sia più INTER fra me e te all’insegna dell’ESSERE, del volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare. San Paolo parla della Chiesa come un unico corpo, ma anche l’umanità è un corpo unico e finchè il giudizio resterà in vita tra di noi è come ascoltare un CD o un disco di musica meravigliosa, che si trova ad essere rigato, dunque arrivando ai soliti punti di rottura sarà bloccato o almeno disturbato.


Ho accompagnato una persona a me cara in ospedale in questi giorni. L’ospedale… luogo di grandi sofferenze ma anche di grande solidarietà e amore. Tra un’attesa e l’altra ci siamo ritrovati spesso seduti su una poltrona davanti alla tv accesa, anche se nulla di ciò che passava riusciva ad interessarmi. Ad un certo punto ho sentito la pubblicità di uno strumento che serve ad eliminare il doppio mento… Che squallore! Quanta aridità…
Mi sono guardata intorno: ero circondata da persone che conoscono direttamente il dolore, lo hanno accolto e lo vivono con forza, fede, dignità. Il mio sguardo ha incrociato quello di una signora: due occhietti dolci e sereni, malgrado la sofferenza. Senza parlare ci siamo dette tante cose..
“Eliminare il doppio mento”… che tristezza… ecco a cosa ci costringe la paura del giudizio!
Ringrazio il Signore per avermi concesso di essere così vicina al dolore, da poterlo vivere intensamente e potergli dire ogni giorno: “Signore, grazie perchè tu ci ami come siamo, con i nostri limiti, le nostre debolezze (e malgrado i nostri difetti fisici che agli occhi di chi ci giudica devono sembrare davvero insopportabili!)”.
Grazie don Davide per questi spunti di riflessione.
Uniti, sempre!
Anch’io sono cresciuta in un ambiente dove il giudizio non era di casa e, per lavoro, mi sono abituata a cercare prima il positivo nel bambino e nel ragazzo e far leva su questo per correggere il negativo.Mi sono trovata quindi disarmata quando i casi della vita mi hanno portato a lavorare in un ambiente ristretto,di paese, e poi in un ufficio posto in un ambiente ristretto.Caspita, quante tonnellate di giudizi
e pregiudizi! I primi a farne le spese sono i nuovi arrivati che ,chissà come, vengono adibiti ai lavori più complicati e lasciati da parte dai “veterani”.Così, quando il poveretto chiede spiegazioni o fa un errore, gli altri, quelli con la trave nell’ occhio, commentano alle sue spalle:
“Ma non capisce proprio niente ! Ma è fuori di testa! Ma chi ce l’ ha mandato?!? Rompere questo circolo vizioso è difficile,perchè su questo poi si basano le alleanze e le varie”comodità” e vantaggi acquisiti negli anni, che non si vogliono spartire con il nuovo arrivato.Un saluto da Giovanna Immacolata.
Non mi piace esprimere giudizi. Però noto che non prendo l’iniziativa di giudicare ma se mi trovo in compagnia e qualcuno fa dei commenti, all’inizio cerco di non partecipare cercando di giustificare il comportamento altrui, ma alla fine un piccolo giudizio lo emetto purtroppo anch’io. Ciao Giu
Bisognerebbe insegnare ai bambini di esprimere giudizi, quando è necessario, sulle azioni proprie e altrui e di non cercare invece di definire le persone per ciò che fanno o non fanno.
Invece, sin da bambini si viene giudicati “buoni o cattivi” per le nostre azioni e questo poi ci porta a diventare persone adulte particolarmente intolleranti con gli altri e pure auto punitive.
La verità nella carità. Invece, non solo non si capisce più dove sta la verità (vedi l’ambiguità di tanta informazione oggi), ma anche il modo in cui viene presentata è molto lontano dalla carità. Altro che correzione fraterna. Non esitiamo a dire ogni sorta di male nei confronti del nostro fratello. Tutto questo è sinonimo di una vera e propria povertà spirituale che devasta il nostro cuore. La soluzione rimane sempre la stessa, è una sola: Gesù! Solo Lui è la Verità, Lui l’Amore!
Oggi sono finalmente riuscita a vedere Vita che Rinasce e sono rinata un po’ anch’io. Sono stanca, sto vivendo un momento delicato e ascoltando voi ho imparato e ripassato alcune cose che mi hanno davvero aiutata. Stasera nel corso che frequento abbiamo proprio parlato del giudizio e di quanto ferisce l’interiorità delle persone in particolare se è sciocco e gratuito. Ci fanno a fette e neanche ci conoscono. Vorrei ringraziarvi tutti davvero ed essere certa che il bene che fate vi venga restituito in qualche modo. Che il Signore vi protegga sempre
…grazie di cuore a tutti…
Grazie, caro Don Davide! Condivido pienamente e capisco le parole di Gesù; purtroppo spesso l’aggressione della critica e del giudizio partono da un cuore ferito, e quando un cuore è ferito come può correggere l’altro senza lasciar passare il male? Per questo saggiamente Gesù ci dice: stolto! togli prima la trave dal tuo occhio… E’ chiaro che togliere la trave significa guardarsi dentro,riconoscersi mancanti, ma allo stesso tempo ritrovare quel volto di Gesù in sè e di conseguenza nell’altro Già quest’operazione ci porta a vedere l’altro da una visuale migliore (non più dal piedistallo della nostra superbia)ma come dice Chiara cuore a cuore, con l’altro dinanzi a me potrò dire: guarda siamo entrambi feriti, ingannati, caduti nella trappola, lasciamoci smascherare da Gesùche c’è in noi, perchè le ns profondità si amano di un amore più grande. Uniti, Dio benedica tutti noi!
grazie don davidino, appoggio tutto quello che hai scritto. Personalmente ormai non trovo quasi piu nessuno che non fa critica, partendo dalla televione, finendo alle persone che conosciamo. prego tanto affinchè le persone, riescano a togliere dal proprio occhio quella TRAVE,ma sempre di più diventa difficile. ho parenti che posso paragonarle a serpi con la lingua biforcuta,posso anche dire che prima di conoscere voi, restavo male ai loro modi di sparlare,ma da quando ti ho conosciuto, molto è cambiato, spesso e volentieri cerco di dialogare,ma trovo sempre persone prive di amore ,affetto, ora seguo alla lettera quello che hai scritto, proverò di nuovo direttamente con la persona interessata, quindi vicino ad un “testimone” E INFINE VICINO “L’assemblea”, spero riuscire ad aprire gli occhi di queste persone. GRAZIE di cuore DAVIDINO, riesci sempre di piu ad aiutarci anche se lontani. saluti a tutti e sempre EGIOIASIA FAZZA DDIU