Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down



27 febbraio 2010 ore 08:00 , scritto da don Giacomo Pavanello

Qualche giorno fa l’opinione pubblica ha vissuto un momento di forte indignazione dovuto alla notizia della creazione di un nuovo gruppo all’interno del famoso social network Facebook. Esso inneggiava al “giocare al tiro al bersaglio con i bambini Down”.

Dopo lo stracciarsi di vesti dei farisei d’oggi del politically correct, tutto è già passato nel dimenticatoio.

La polizia postale italiana ha oscurato tale pagina, giustizia è fatta, giriamo pagina.

A quando il prossimo scandalo da 24 ore e non di più?

Ringrazio quei disgraziati autori e fautori dell’intervento contro i Down. Non per la cosa in sé, che ha del delirante, ma perché ancora una volta hanno messo in luce la drammaticità e il nonsenso di un’ipocrisia imperante. Parliamo dei bimbi down? Perché si accetta silenziosamente, in nome del diritto di madri, che all’esito di una diagnosi prenatale indicante la presenza della trisomia 21 nel nascituro, ciò sia considerata una malattia la cui unica medicina si chiama aborto?

Nove donne su dieci operano tale scelta.

Ma mi chiedo: cos’è la vera diversità? Cos’è veramente la malattia da curare? Che strano, l’influenza la si cura, il bimbo down si elimina… strano paradosso!

L’esperienza di Chiesa è un vivere l’unità nella diversità, non nell’uniformità.

Deliranti proclami totalitari del passato hanno provocato milioni di morti, inneggiando all’unità figlia dell’uguaglianza che elimina le differenze. Sono sempre di meno i bambini down, perché sono sempre di più le donne che scelgono di farli fuori, eliminando quindi in un sol colpo il diritto alla vita del bimbo e il loro diritto di madri, proprio lo stesso diritto a cui si appella chi difende la loro scelta. Sempre di meno… che grande povertà! Povera umanità, sempre più uniforme e sempre più povera. Se la si pensa diversamente dalla massa si rischia l’isolamento, l’accusa di pervertire l’ordine stabilito… se si è proprio visivamente diversi, si rischia addirittura di essere ammazzati prima di vedere la luce!

Ringrazio chi ha messo in rete il suo delirante appello: almeno c’ha dato la possibilità di alzare il velo dell’ipocrita indifferenza per qualche giorno.

Vi prego, non ricopriamo subito tutto. Almeno un angolino lasciamolo scoperto e permettiamoci di essere indignati, perché quest’indignazione del cuore e delle mente è un inno alla vita.