La perenne persecuzione



3 marzo 2010 ore 11:40 , scritto da Saverio Gaeta Gaeta

È una macchia che si diffonde sempre più, sulla cartina geografica mondiale, quella che mostra i luoghi nei quali i cristiani vengono violentemente perseguitati. Ultima e più preoccupante, in questi giorni, la continua aggressione in Iraq. Lo stesso Benedetto XVI, stigmatizzando tali episodi nell’Angelus di domenica scorsa 28 febbraio, ha esortato quella comunità affinché non si stanchi «di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo». Nel contempo il Papa ha lanciato un appello affinché le autorità locali «compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili».

Parole pacate, per non dare spazio a ulteriori provocazioni del terrorismo fondamentalista, ma vibranti di passione dopo aver visto le immagini delle migliaia di cristiani di Mosul costretti ad abbandonare le loro case e a vivere in rifugi di fortuna per evitare di essere uccisi.

Le migliaia di chilometri che ci separano da quelle terre – nel Medio e nell’Estremo Oriente, in Africa, ma anche in alcune zone dell’America Latina – ci rendono spesso ignavi dinanzi a sofferenze che raramente riescono a diventare notizia e a sfondare l’indifferenza dei nostri organi di comunicazione, persino di matrice cattolica. Ma è proprio questa negligenza che rende possibile a governi arroganti e totalitari un’azione oppressiva che ha quale esito una vera e propria opera di desertificazione della presenza di testimoni del Vangelo in ambiti dove il messaggio salvifico di Cristo è l’unico in grado di dare speranza anche sociale.

Nessuno di noi può sottrarsi al compito di sostenere questi fratelli, innanzitutto nella preghiera, ma anche con un concreto sostegno mediante le apposite organizzazioni di solidarietà e un’adeguata azione di pressione diplomatica che coinvolga le nostre autorità politiche (in primis il Ministero degli esteri e gli ambasciatori che rappresentano il nostro Paese in giro per il mondo). Conoscere la realtà è il primo passo per reagire.