… nel dolore, le Tue mani sono diventate il sangue che nutre il mio …



9 marzo 2010 ore 00:38 , scritto da Fabio Salvatore

Ritorno alla vita.

Questa notte ho scelto l’amore per il mio cuore.

Non chiedetemi il perchè, ma ho provato a sentire incessantemente il battito del mio cuore.

Non lo facevo da tempo.

Dal giorno in cui è stato pubblicato il mio nuovo romanzo, meno di un mese, la mia vita è un turbinio di orari, voli, agende, parole e pochi respiri.

“Fermati!”

Mi riprendo quel cielo e lo dipingo dei colori di tutti quegli occhi che in queste settimane ho incontrato lungo la strada della mia vita.

Occhi veri, affranti, pieni di lacrime, paure e incertezze.

Occhi che chiedono amore, ma il più delle volte chiedono a loro stessi la loro vita.

Ho visto la rabbia per una cancro, non voluto, ma subito.

Ho chiesto il dono della preghiera e ho ricevuto un Rosario di cinquanta rose profumate.

Ho donato un sorriso e mi è stato donato un eterno abbraccio.

“Ascolto note”. “Giovanni Allevi”. “Come sei veramente”.

“A volte devi fermarti e respirare per poi tornare a vivere e a sognare”.

Questa è la mia vita!

Guardo l’orologio, guardo il calendario e penso al tempo che è passato e che passerà.

Respiro.

“Devi respirare, devi farlo”.

In queste settimane il mio corpo a volte è ceduto sotto il peso di questa malattia che quando si allontana dal Tuo corpo, stuzzica la Tua mente e si presenta sotto vesti diverse per riprendersi le Tue cellule.

Vorrei buttare scatole e bugiardini e vivere solo di quell’umana natura e volare nel mio cielo, sognando il domani in cui si possa liberamente vivere il dolore, guardandolo con l’assoluta gioia dell’anima.

Invece no!

C’è la speranza, quel seme che ci continua a dire che siamo sulla giusta strada: ricerca dell’anima!

In tanti ti chiedono che non è possibile, vivere il dolore! Come se Dio, fosse talmente lontano da noi e dal nostro cuore.

“Ti stringo fra le mani Signore e ti ringrazio per questa continua offerta. Mi avvicino a Te e ti offro questo corpo pieno di dolori che mi prendono e mi stordiscono, ma ogni Tuo chiodo, ogni Tua spina, diventa il balsamo che diventa all’improvviso un inno alla Gioia. Sì. Signore, e Gioia sia”.

Penso.

“Non mi fai paura! Questo Scarafaggio, questa notte ti dico”.

“Rivivrai la sofferenza. Piangerai lacrime amare. Ti sentirai disperato, annebbiato, stanco, confuso. Ti sentirai smarrito. Vorrai scappare da te stesso e dagli altri. Così, perduto, conoscerai la paura, ma guarderai alla Croce. Sarà un inno alla vita”.

E’ proprio vero. Alle volte in preda al dolore, trovi finti uomini sul tuo sentiero che ti abbracciano, ti stringono e poi ti buttano via senza un perchè, ti cancellano fra le loro braccia, perchè questa è la società della finta condivisione, che si allonta dall’uomo che grida dolore.

Guardo e penso al dolore e alla gioia della condivisione.

Chiudo gli occhi. Gli riapro e vedo quelle immagini dal Brasile.

“Leggo il Tuo diario”.

Una lacrima.

Penso a Chiara. Penso a Davide.

“La tua assenza di queste ore, di questi giorni, è l’ennesima prova, ma alle volte quelle braccia sono indispensabili, perchè fratello mio, nel dolore, le Tue mani sono diventate il sangue che nutre il mio”.

«Il dolore è un dono di Dio per te. Non devi sciupare questo dono ma renderlo fruttuoso.

La mia preghiera per te è che tu non disperda il lavoro del Signore.»

Madre Teresa