Dammi un figlio, atrocemente mio!



16 marzo 2010 ore 00:39 , scritto da Fabio Salvatore

13 marzo 2010, Bologna, Maria e il Suo cielo.

Silenzio.

Una preghiera.

Dolore, Gioia, Lacrime, Sudore.

“Se Tu sei la mia mano,

il mio dito,

la mia voce,

se Tu sei il vento

che mi scompiglia i capelli.

Se Tu sei la mia adolescenza

io ho il diritto di servirti

e il dovere,

perchè l’adolescenza

non ha mai chiesto nulla

alle sue stagioni.

Tu mi hai presa

perchè io non ero una donna

ma solo una bambina

e le bambine si accolgono

e si avvolgono di mistero.

Tu mi hai resa donna, Signore,

e la donna è soltanto

un pugno di dolore.

Ma questo pugno

io non lo batterò

verso il mio metto,

lo allargherò verso di Te

come una mano

che chiede misericordia.

Tu sei la mia mano, Signore,

Tu sei la vita,

e quando una donna partorisce un figlio

la disagrazia e l’amore

abiatno in lei

come il dubbio della sua esistenza.

Tu mi hai redenta

nella mia carne

e sarò eternamente giovane

e sarò eternamente madre.

E poichè mi hai redenta

posi vicino a Te

la pietra della resurrezione.

E poichè mi hai redenta

fammi carne di spirito

e spirito di carne.

E poichè mi hai redenta

dammi un figlio

atrocemente mio.

Alda Merini, Magnificat