San Giuseppe, aiutaci ad avere meno mammi!
19 marzo 2010 ore 13:46 , scritto da cristina magnaschi
Oggi è san Giuseppe. Stamattina dopo aver pregato per festeggiarlo mi sono venute in mente alcune parole di Giovanni Paolo II: «Giuseppe è padre di Gesù, perché è effettivamente lo sposo di Maria.
Come non pensare, con intima meraviglia, che la perfetta obbedienza di Gesù alla volontà di Dio egli l’abbia maturata sotto il profilo umano soprattutto seguendo l’esempio del padre, Giuseppe, “uomo giusto”? (cfr Mt 1, 19)…
Giuseppe nella casa di Nazareth offrì al bambino che gli cresceva accanto il sostegno del suo equilibrio virile, della sua lungimiranza, del suo coraggio, delle doti proprie di un buon padre attingendole a quella fonte suprema “da cui ogni paternità nei Cieli e nella Terra prende nome” (Ef 3, 15)…
Grande compito, questo, della paternità, al quale non pochi genitori, oggi, sono tentati di abdicare, optando per un rapporto alla pari con i figli, che finisce per privare questi ultimi di quel sostegno psicologico e di quell’appoggio morale, di cui abbisognano per superare felicemente la fase precaria della fanciullezza e della prima adolescenza…».
Ho iniziato a meditarle queste parole perché sono convinta che un grande aiuto per guarire questa nostra società malata potrebbe venire dai padri (sì, avete letto bene, per una volta non parlo di donne). Credo, infatti, che sia proprio venuto il momento di riflettere sul ruolo dei padri, quanto in manchi nelle famiglie dove da anni è passato il concetto che l’ideale sia fare i mammi, non i padri. All’atto pratico quest’idea ha creato nei nostri figli un grande vuoto.
Tutto è partito con l’iniziazione del maschio alle pratiche dell’accudimento dei figli: è stata una rivoluzione, come anche la presenza dei papà in sala parto segna una svolta nel modo di essere genitori, un grande cambiamento-contestazione rispetto alla freddezza e rigidità relazionale che caratterizzava i papà di una volta. Da qui è iniziata a nascere l’idea, oggi ormai diffusa, che per essere un buon genitore si deve spendere tempo a giocare con i figli, a fare il bagnetto, cambiare i pannolini… Io trovo che si tratti in realtà di una prescrizione molto ambigua.
C’è una grande differenza tra il permettere ai figli di giocare e giocare con loro. Un uomo non è un padre degenere o assente se non gioca con loro. Questo, ma anche molti altri esempi pratici, in realtà hanno messo i papà della condizione di abdicare al loro ruolo, di arrivare a una nuova malattia morale, quella dell’assenza della figura paterna perché il loro compito non è quello di supplire alla figura materna. Il papà mammizzato diventa una figura accessoria, però, il babbo morbido come un peluche non è più in grado di svolgere un’azione di contrasto nel normale egoismo di un bambino, per esempio.
Senza citare quanti guai possa creare un papà morbido in un figlio quando investe eccessive risorse emotive nell’interessarsi alla vita del figlio proiettando su di lui le sue aspirazioni. Questa apparente protezione in realtà impedisce il contatto col mondo, si protegge il figlio anche dalla benché minima frustrazione per non minare la sua autostima dimenticando che la frustrazione è una forza di crescita straordinaria e che senza frustrazione non ci sarà autostima. Un padre ha come compito principale di allenare il proprio figlio alla vita, alle responsabilità, al coraggio, al gestire le sfide, a far conoscere Dio, a far capire che siamo qui su questa terra con un compito ben preciso. Difficile? Sì. Come farlo, come trovare le parole?
L’esempio ce lo dà san Giuseppe, credo, con la sua vita. Non sarà un caso se nei Vangeli non vengono riportate parole di Giuseppe ma solamente le sue azioni che poi sono esempio delle sue qualità, no? Giuseppe ha obbedito al volere di Dio, Giuseppe si è preso cura di Gesù, non l’ha accudito, vero? Non sono cose da poco, sono le fondamenta della vita. Non possiamo trascurare il fatto, tra l’altro, che la mancanza di una figura paterna genera quelle nuove malattie che oggi vediamo sempre più nei bambini e nei giovani: deficit della capacità di attenzione, compulsione alimentare, difficoltà a prendersi delle responsabilità, dipendenze di ogni tipo… I mammi, spingono sull’affettività e simbiosi, caratteristiche materne, e non si rendono conto che così si sommano alle madri e ottengono come risultato di avere figli dipendenti. I papà hanno come compito quello di porre limiti, definire regole, stimolare alla conquista della vita, alla ricerca del nostro arbitro interiore perché il padre rappresenta la mappa regolativa del vivere. In termini psicologici si potrebbe dire che la mamma è preposta alla vita dell’anima, del sentimento, alla vicinanza affettiva. Se la mamma è dentro di noi, il papà si ancora saldamente al nostro fianco nella vita.
Il padre è il sostegno dell’Io, un riferimento reale da cui ci si deve poi staccare. Se è morbido e accogliente si resta lì con lui, ma che guaio per i figli. Il paterno, ad esempio di Dio credo, è semplice, chiaro, diretto, vero, ci regala i limiti entro cui muoverci liberamente, ci dà fiducia, auspica a sogni grandi, ci spinge verso nuove esperienze. Il padre ci accompagna col suo esempio e la sua saggezza rappresenta lo schermo della vita che ci porta a scoprire la nostra vocazione. Solo così si gettano le basi per uno sviluppo sano della nostra volontà per fare la Sua volontà. Non sarà un caso che la nostra società sia piena di giovani talentuosi che vagano di specializzazione in specializzazione senza sapere cosa realmente fare, condannati a una peregrinazione continua senza poter riconoscere la propria vocazione, no?
Insomma, credo che la sfida che aspetta gli uomini (e alle donne che devono supportarli) è quella di trovare una nuova figura paterna, non più un papà autoritario e sordo come una volta, non più papà peluche come oggi. Per trovarlo mi sembra di fondamentale importanza l’autoeducazione dei genitori. E Giuseppe e Maria, credo, sono l’esempio da seguire.



Qualche volta mi capita di chiedermi quale sarebbe stata la sorte di Gesù, con genitori non amorosi, coraggiosi e responsabili come Maria e Giuseppe, come purtroppo tanti figli hanno dovuto o devono ancora sopportare, perchè credo che essere destinati a genitori sbagliati, sia veramente una vera Croce…
Come figlia, mi è sempre mancato il piacere di poter vivere questo ruolo come sacrosanto diritto; come madre, prego sempre per poter essere assieme al padre di nostro figlio, un vero punto di riferimento, però, permettendogli anche di “camminare” con le proprie gambe;
come professionista che interviene anche sui genitori dei bimbi a cui faccio riabilitazione, ahimè, sempre più spesso m’imbatto con padri molto fragili che addirittura si mettono quasi a piangere dopo aver negato qualcosa ai propri figli seppure per il loro bene, perchè per primi non accettano i NO della vita.
Perchè comunque ci sono sempre più “mammi”?
Perchè purtroppo ci sono tante donne che stanno perdendo molte cose della propria femminilità, incluso quell’amore tenero e dolce tipicamente femminile, che può essere vissuto anche con la maternità.
Comunque, pur rendendomi conto della pesantezza del mio pensiero, ogni qual volta che sento storie di bambini non amati nè rispettati dai propri genitori (come per es. il bimbo di otto mesi ammazzato dai genitori, perchè presi da un raptus causato dalla droga!) mi dico che il Signore se li ha scelti a doc i propri genitori, come nessun’altro potrebbe…”ha giocato in casa”…
Avevo una vita, un futuro. Voi mi avete tolto tutto. Menomale che Dio è di tutti e almeno Lui mi è rimasto, l’unica cosa che mi è rimasta..
Cara Cristina,ho letto una volta il tuo post e ti assicuro che ho fatto una gran fatica a capire
come deve comportarsi il padre oggi.Penso che dovrò rileggerlo più volte.Ma allora i padri che accudiscono i figli, fanno più male che bene?Come fa il padre a incoraggiare, a dare direttive, ad essere un esempio da seguire se spesso la sera c’è solo il tempo di pensare alla routine pratica della famiglia? E il padre separato,come fa ad essere punto di riferimento se vede il figlio due volte a setttinmana e due fine-settimasna al mese?E perchè dovrebbe essere una brutta copia della mamma?(a sua volta brutta copia dei quello che vorrebbe essere,per mancanza di tempo ed energie) Allora perchè il congedo parentale dopo la nascita del bambino viene dato indigfferentemente alla mamma come al papà?Baci dubbiosi.Giovanna Immacolata.
Cara Giovanna Immacolata,
concordo pienamente con quanto affermi.
E mi dispiace pensare che probabilmente Cristina questa volta non è stata obiettiva. Certamente lei ha la possibilità economica di fare personalmente o delegare a tate cose che un’impiegata o un’operaia debbono svolgere in prima persona per pura necessità.
I padri, quando cambiano o nutrono i figli spesso si assumono questo compito perchè la moglie magari sta stirando e il pupo strilla che ha fame o sonno. O magari fa i turni con la moglie e quando questa esce per andare in fabbrica lui rientra e allora che deve fare, rifiutarsi di accudire perchès ennò diventa un mammo poco autorevole?
La situazione è diversa per quelle donne che tornando casa, anche e certamente dopo una giornata di lavoro, trovano tutto pulito e letti rifatti, dunque hanno ancora la forza di leggere fiabe e fare bagnetti con calma ai figl, lasciando i papà ad altri compiti più educativi
La vita pratica di chi campa di stipendi bassi lascia ben poco alla filosofia.
San Giuseppe è un grande……..è il mio protettore,lui mi guida come figlia a ogni qual volta che gli chidiedo una grazia mi viene concessa…….nel suo silenzio c’è l’amore del verbo
Utilizzi più volte il VERBO “credere”… e questo FATTO ai miei occhi è la tua salvezza…
Oggi iniziava a Guidonia un incontro a cui avrei voluto partecipare…MA per un preciso ATTO di volontà ho PREFERITO rimanere a casa a STUDIARE.
Oggi è San GIUSEPPE e PROPRIO ieri SERA ho riflettuto su quale TESTIMONIANZA, nella mia VITA vissuta, io ho della FIGURA PATERNA…SENZA vittimismi…nella VERITA’…che è PURE difficile da SCOPRIRE!!!
Tu dici :” L’esempio ce lo dà san Giuseppe” ma per FORTUNA aggiungi “CREDO”.
CREDO sia MERITO del “PENSIERO FEMMINILE” se anche noi MASCHIETTI abbiamo imparato a PENSARE e a relazionarci con CUORE di MADRE!
NON CADO nella PROVOCAZIONE di CONSIDERARE una MAMMA babbizzata…perché sarebbe come FARCI Del MALE a VICENDA e non voglio!
PROPOSTA: “Non POSSIAMO provare a SMETTERE di VIVERE di ASPETTATIVE?…MAGARI amandoci per quello che SIAMO?”
grazie: ANTONELLO. CIAO…e BUONA cena!
PS CHE CUCINI di BUONO???
Comprendo il messaggio di Cristina, perchè non si riferisce in senso letterale a quei gesti mirati per la cura del pupo, come per es. il cambio del pannolino, o quant’altro che può essere fatto sia dalla figura maschile che femminile.
C’è secondo il mio modesto e quindi anche criticabile punto di vista, la tendenza di vivere la paternità ma anche la maternità in maniera fin troppo aderente ai propri bisogni personali, dimenticandoci quei punti fermi che ci fanno appartenere ad un ruolo importante quando mettiamo al mondo dei figli.
I bambini sanno perfettamente cosa vogliono dai propri genitori e visto che oggi sempre di più ci sono alunni molto agitati a scuola che imparano a contenersi solamente quando soprattutto i papà iniziano a comprendere il significato del proprio ruolo, qualcosa vorrà dire.
Penso di si…
Un aneddoto:
“Ma devo dire io a mio figlio che non si deve scendere e risalire dalla sedia in continuazione mentre siamo a tavola? Poi, se lo faccio piangere, sto peggio di lui…”
E’ un dei millesimi esempi di paternità con cui ho a che fare.
La moglie: “Mio marito è così sensibile…”(con tanto di sorriso compiaciuto, per aver trovato questa “perla” d’uomo!).
Con la presa in carico dei due genitori, soprattutto delle fragilità personali radicate nel padre, il bambino ha risolto i suoi problemi a scuola, perchè non riusciva a seguire una minima regola nè a stare seduto per più di un minuto sulla sedia!
Sono triste e non ho voglia di commentare però dedico questa festa a Manuel, mio piccolo alunno di 6 anni che non ha neanche ricevuto una telefonata dal padre (separato) per il giorno del suo compleanno
Nei papa’deve prevalere l’autorevolezza sul babysitting. La forza della personalita’ si verifica SE IL PAPA’ DETTA LE REGOLE, I PRINCIPI , SE SA DIRE ANCHE DEI NO.
Purtroppo LA COSIDDETTA EMANCIPAZIONE FEMMINILE ha reso i papa’ succubi, un po’peluche…STA A NOI MAMME ridare il giusto ruolo e considerazione ai papa’recuperando anche il piu’ possibile quel rapporto a due ( cinema, cene fuori, o piu’ semplicemente dormire senza figli nel lettone… ) che spesso sparisce dopo la nascita dei figli…e spesso i papa’ se ne vanno..gli aiuti possono venire anche dagli Amici se non dai nonni!
Cristina offrendoci questi spunti di riflessione, ci permette di fare un “viaggio” dentro i nostri dubbi e certezze.
Ogni nostro comportamento, nel bene e nel male, è scaturito dalla nostra maturazione psicologica poi, solo in un secondo momento viene tutto il resto, anche la maturazione della nostra spiritualità.
Visto poi che il cardine della religione cattolica, è il rapporto fra Dio nostro Padre , Maria nostra Madre e noi figli Loro.
La dimensine umana è quella a cui ci dobbiamo riferire, soprattutto con l’esperienza “sul campo” nel nostro quotidiano, quindi, anche come genitori.
Ho capito perfettamente quello che dice Cristina e sono d’accordissimo con lei. Oggi è difficilissimo fare i genitori,c’è il momento che si è teneroni e il momento che si alza la voce e far rispettare le regole, capisco le difficoltà di chi lavora, che ha poco tempo per stare con i figli, però anche con uno sguardo i figli capiscono. Una volta i papà erano troppo autoritari, poco dialogo, però erà la figura più importante della famiglia ed era tanto bella questa cosa, anche una volta i genitori non erano così presenti,però nello stesso tempo erano presenti, sai quante volte la mamma ne parlava. Capisco che i tempi sono cambiati, i figli sono il dono più bello che una coppia possa avere, che vanno educati, amati, rispettati,perchè un giorno possano amare, educare, rispettare.
Cara Cristina..se oggi assistiamo allo “svuotamento “della figura paterna,secondo me ,non dipende dal nuovo modo di fare i papà(a me fa piacere vedere questi giovani papà giocare,prendersi cura del proprio figlio,insomma essere fisicamente presenti nella crescita dei propri figli),ma da una mancanza di coesione(non di rigida suddivisione dei ruoli)della coppia :cioè mancanza di amore.Non voglio fare filosofia,in pratica quando un uomo sente il bisogno di colloborare fisicamente nella crescita del figlio è un atto d’amore verso il bimbo e soprattutto verso la donna e non credo che ciò determini insicurezze o altro nella crescita del bimbo,anzi avere,come punto di riferimento l’amore che lega i propri genitori è una marcia in più.Quello che è da obiettare è invece il cambio dei ruoli,determinato da uno stile di vita di personaggi pubblici e non..ma il discorso diventa lungo..ed allora io credo che l’autorevolezza di un genitore non dipenda da come si approccia al figlio o se gli fa il bagnetto o gli dà la pappa..ma da come effetivamente è papà. “Essere papà” non ha una prescrizione o un protocollo ,perchè i bimbi captano..e non si lasciano imbrogliare!Un bacio Giovanna
Sono d’accordo solo in parte.
Sottoscrivo <>
Piu’ che “compito principale” (ne ha anche tanti altri) lo definirei “compito educativo che compete più particolarmente ai papà”
Per il resto, differentemente da quanto scrivi, ritengo che sia ottimo e necessario che il padre aiuti ad accudire i bimbi (inclusi coccole e cambio pannolini) e giochi con i bimbi.
Ai tempi d’oggi, in cui capita più spesso che le mamme non abbiano grandi aiuti dagli altri famigliari o da terzi ad accudire i bimbi, può essere addirittura un aiuto prezioso x le mogli.
L’importante è non perdersi le proprie responsabilità specifiche, tra cui ci sono anche:
-saper dire i “NO” quando servono;
-non far crescere i figli nella bambagia, ossia lasciare che imparino a conquistarsi le cose e a saper reagire alle difficoltà e dolori della vita (ovviamente in misura proporzionata all’età e alle capacità);
-insegnare ad avere rispetto (in primis dei genitori);
-sgridare e dare punizioni quando servono (io sono favorevole pure a qualche scappaccione, di tanto in tanto), come pure premiare la buona volontà e l’impegno(soprattutto nel vivere i valori cristiani, come ad es. quando fanno buone azioni, condividono o regalano qualche gioco, ecc…)
Su questi punti, peraltro, deve stare attenta anche la mamma: non sono solo i papà ad essere diventati troppo “morbidi” nei tempi moderni.
Giuseppe, papà di 3 meravigliosi bimbetti
Riscrivo perchè non è stata visualizzata la prima parte, scusate.
Sono d’accordo solo in parte.
Sottoscrivo “Un padre ha come compito principale di allenare il proprio figlio alla vita, alle responsabilità, al coraggio, al gestire le sfide, a far conoscere Dio, a far capire che siamo qui su questa terra con un compito ben preciso.”
Piu’ che “compito principale” (ne ha anche tanti altri) lo definirei “compito educativo che compete più particolarmente ai papà”
Per il resto, differentemente da quanto scrivi, ritengo che sia ottimo e necessario che il padre aiuti ad accudire i bimbi (inclusi coccole e cambio pannolini) e giochi con i bimbi.
Ai tempi d’oggi, in cui capita più spesso che le mamme non abbiano grandi aiuti dagli altri famigliari o da terzi ad accudire i bimbi, può essere addirittura un aiuto prezioso x le mogli.
L’importante è non perdersi le proprie responsabilità specifiche, tra cui ci sono anche:
-saper dire i “NO” quando servono;
-non far crescere i figli nella bambagia, ossia lasciare che imparino a conquistarsi le cose e a saper reagire alle difficoltà e dolori della vita (ovviamente in misura proporzionata all’età e alle capacità);
-insegnare ad avere rispetto (in primis dei genitori);
-sgridare e dare punizioni quando servono (io sono favorevole pure a qualche scappaccione, di tanto in tanto), come pure premiare la buona volontà e l’impegno(soprattutto nel vivere i valori cristiani, come ad es. quando fanno buone azioni, condividono o regalano qualche gioco, ecc…)
Su questi punti, peraltro, deve stare attenta anche la mamma: non sono solo i papà ad essere diventati troppo “morbidi” nei tempi moderni.
Giuseppe, papà di 3 meravigliosi bimbetti