Sono forse io, Signore?



1 aprile 2010 ore 06:00 , scritto da Francesco Candian

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». (Matteo 26, 20-22)

“Sono forse io, Signore?”…una domanda inquietante che lascia un’eco molto dolorosa che il più delle volte non vogliamo nemmeno ascoltare. Già perché quante volte questa domanda ha rimbalzato tra pancia, cuore e mente scuotendo nell’intimo la nostra anima? Quante volte ha risuonato come una grancassa e abbiamo fatto di tutto per metterla a tacere? O quante volte è rimasta appesa al nulla perché non riusciva – o non voleva – trovare risposta?

Sì perché come i discepoli siamo tutti così capaci di porci domande e interrogativi, di fonderci e di con-fonderci, di ingarbugliarci e poi districarci nei nostri sensi di colpa, di auto-accusarci e contemporaneamente auto-assolverci. Facciamo tutto da soli! Ma poi subito siamo pronti a dare la colpa a Dio…

Mentre accade tutto questo Gesù rimane lì a contemplare questa scena, in cui i suoi discepoli – come noi – si rattristano e si agitano a causa di una Verità scomoda che li smaschera, li interroga, li fa venire allo scoperto. Tutti preoccupati della figura che possono fare davanti agli altri e davanti a sé stessi- ecco la causa della tristezza – e delle conseguenze che possono subire qualora si scoprano loro i traditori. Tutti che parlano e si parlano addosso, mentre nessuno si interessa di Lui e del fatto che di lì a breve non sarebbe più stato con loro.

E in tutta questa baraonda e con-fusione mi piace pensare che Gesù rimane davvero lì, probabilmente con uno sguardo colmo di dolore-amore, e continua ad amarli – sino alla fine -  mentre in cuor Suo si ripete “ma io volevo solo dirvi che mi mancherete”.

E a noi, Lui ci mancherà?