L’intimità materna: il segreto della Resurrezione
4 aprile 2010 ore 07:34 , scritto da cristina magnaschi
Da quando sono diventata mamma per me la Pasqua ha assunto un significato ancora più importante.
È come se, ad un tratto, appena ripresa dalle fatiche del parto, la mia fede avesse trovato un senso più profondo, più vero. Le doglie, il lungo travaglio, che ho temuto fin dal primo istante in cui ho saputo di essere incinta, mi avevano portato nel più profondo di me stessa, in un abisso di dolore-amore che non sapevo neanche esistesse.
Del resto, dopo il parto, il dolore si era improvvisamente trasformato in gioia: tra le mie braccia infatti c’era la mia bambina. Ed il primo pensiero che ho fatto quando l’ho avuta con me in stanza è stato proprio di gioia perché fosse femmina: ricordo che l’ho presa dalla culla e le ho detto, mentre lei per la prima volta riconosceva la mia voce: «Tesoro mio, sono felice che tu sia una bimba: sarò al tuo fianco per aiutarti a capire che potenza il Signore ha messo dentro di noi, sarò al tuo fianco quando potrai anche tu vivere l’esperienza magnifica del parto, della gravidanza».
E questo non ho mai smesso di dirglielo anno dopo anno, anche se non capiva all’inizio.
Gleil’ho ripetuto così tante volte che Bea, ora, che è alle soglie dei dieci anni, quando inizio con questa storia, ormai sbuffa con un classico: «Lo so mamma, lo so». Ma ogni volta a Pasqua non posso non pensare e non raccontarle che sono state le donne a dare il primo annuncio della Risurrezione.
Sono state le donne ad andare dai discepoli a dare la notizia. Sono state le donne a credere, anche se invase dal terrore e dalla paura, che Gesù fosse risorto. Sono state le donne ancora una volta ad essere informate da un angelo (o da angeli a seconda di quale Vangelo leggiamo) della Risurrezione.
A questo punto di solito racconto a Bea: «Hai presente le donne che svengono con facilità per un’emozione forte quando sono prese dai sentimenti? Ecco, le stesse donne davanti a un avvenimento grande diventano improvvisamente forti, presenti e lucide, stanno lì, comprendono con il cuore e con la pancia, non con la testa».
Sarà un caso se nei Vangeli gli annunci agli uomini da parte degli angeli avvengono in sogno mentre alle donne gli angeli si presentano mentre sono ben sveglie? Io credo che sia perché le donne hanno la capacità di essere nelle cose che succedono, nel presente, di stare nel dolore, con coraggio e silenzio. Credo di aver “elaborato” la mia teoria sulle donne, senza rendermene conto, proprio in sala travaglio: lì, sono convinta, è stata instillata in me quella scintilla che mi porta a sentire come dovere il far prendere coscienza alle donne che hanno il compito di non perdere mai il contatto interiore con loro stesse mentre tutto, in realtà, in questa nostra società malata, ci porta lontano da noi.
Se sappiamo sentirci, sappiamo qual è il nostro compito, sappiamo dove andare, sappiamo cosa fare. È semplice, ma per capirlo dobbiamo tornare a stare in ascolto, nel silenzio di noi stesse. Solo così la nostra potenza, che ci è stata regalata con uno scopo ben preciso, può tornare utile al mondo intero. In sala travaglio, ne ho preso coscienza proprio durante la prima Pasqua insieme a mia figlia, ho scoperto tante cose. La prima è che tutte, in quei momenti, come davanti al Signore, non possiamo barare: non si può essere altro che come si è. E chi accetta la sofferenza, ci si abbandona, con la consapevolezza e la fiducia che è un passaggio verso la gioia, verso una rinascita, dopo il parto acquista potenza, una forza interiore che non l’abbandonerà più.
Purtroppo la maggior parte delle donne, e non per colpa loro, arriva a quel momento impreparata, in balia dell’insicurezza, della medicalizzazione dei parti, di medici che pretendono sapere cosa è giusto per te solo perché magari devono correre a casa e allora una flebo di ossitocina per partorire alla svelta non te la toglie nessuno, di operazioni inutili (in Italia siamo il primo paese al mondo per numero di parti cesarei…), di epidurali che promettono scorciatoie di dolore ma non portano da nessuna parte.
Ma non solo: c’è anche chi si perde nella paura urla come una pazza, chi si dimentica cosa sta a fare lì e litiga con tutti… Chissà perché, mi sono sempre chiesta, nella valanga di corsi pre parto non c’è mai nessuno che ti spieghi il valore spirituale di quel dolore, l’importanza di connettersi con Dio dentro di sé, nel modo più facile e più diretto.
Un uomo, questa opportunità, non ce l’avrà mai. E noi donne questo dono non lo possiamo sprecare. Eppure siamo ancora lontanissime dal saperlo. Eppure, quando racconto queste cose di solito mi trovo davanti a una sollevazione di scudi: il parto vissuto come la possibilità di capire dentro di sé, nel profondo, il messaggio cristiano è qualcosa che disturba moltissimo. Eppure, a tutti noi che crediamo non è familiare il dire che la prossimità con il dolore non è necessariamente causa di buio ma genera invece uno sguardo di speranza che dona la vita? Non ci è familiare credere che riuscire a stare nella sofferenza è una grande risposta d’amore a Cristo? Io ho sempre amato Maria perché ha partorito Gesù e credo che Lui, sulla croce, nell’ultimo sguardo tra loro, quando le affida ogni uomo, insieme con Giovanni, mentre la Maddalena è testimone di questo evento immenso, volesse sì fare a noi tutti il dono più grande, regalarci la madre del creatore, ma volesse anche ricordare a noi donne che Lui ha con noi una speciale intimità, una vicinanza corporea e spirituale.
E questo ce lo ricorda quando sceglie noi donne per dare la notizia della sua Risurrezione, quando Maria Maddalena, sola nella tentazione di cedere al vuoto, riparte e si reca alla tomba. È ancora buio, non vede, ma l’amore la porta a dare la sua risposta. Ha trascorso il sabato con gli apostoli pieni di paura e che hanno il sapore della sconfitta addosso. Ma non si è fatta influenzare. È stata di sicuro insieme alla Madre e con lei si è fatta forza, ha preparato gli unguenti profumati ed è partita sfidando il pericolo di chi vuole eliminare gli amici di Gesù. Come a dire, nella notte più buia, quando la disperazione vorrebbe farsi largo in un secondo, le donne che sanno farsi forza tra loro e restare connesse con il loro abisso interiore, sanno che c’è sempre una via d’uscita. E si buttano. Quella via è Lui che ce la mostra, prima che agli uomini, per far sì che possano, attraverso di noi e con noi, trovarlo anche loro.
Buona Pasqua a tutte e a tutti!



GRAZIE! Buona e SANTA Pasqua di Resurrezione.
Mi ha colpito, tra le tante cose che hai scritto, il discorso sul NON BARARE…un’altra volta potremo confrontarci perché il mio banco di prova è sicuramente meno DEGNO ma, t’assicuro, che per me è importante e fa tutt’uno con la mia identità e forse anche VOCAZIONE: QUINDI grazie!…
TRASCORRI una SANTA giornata. CIAO: Antonello.
@antonello, Antonello, siccome sei uno dei pochi, a volte l’unico uomo che viene a trovarci, iniziamo a essere curiose: attendiamo che tu prenda il coraggio a quattro mani e che inizi a raccontarti. Dai, dai, dai…
@cristina,
GRAZIE DAVVERO!!!!!
Cominciamo da una differenza …di genere per l’appunto, se fossi io ad usare il PLURALE maiestatis, da SOLO mi autodefinirei, IRONICAMENTE(…per quello che la mia condizione MASCHILE mi consente), come il DEGNO successore del mago OTELMA…:)…mentre invece QUANDO lo utilizzate voi…siete semplicemente ADORABILI!
PER IL 4 mani…dico solo questo: SONO un PIANISTA! Dai, dai, dai…
QUASI autistico però e…MOLTO S O L O …quindi GRAZIE! DAVVERO!
ALLA PROX. CIAO
@antonello, Antonello, ma cosa ti può aver fatto venire in mente che parlassi al plurale? È proprio vero che voi uomini il potere ce l’avete in testa e non solo lì… Ti parlavo al plurale perché alcune donne del blog mi avevano privatamente chiesto perché non rispondo alle tue provocazioni e volevano alla prima occasione farlo loro. Io invece volevo disinnescare la miccia perché credo che tu faccia come i bimbi che fanno guai quando si sentono non accolti, capiti, ascoltati. Mi sarebbe piaciuto che tu ti esponessi umanamente per farti capire e aiutare. Tutto qui. E davo per scontato che capissi che eravamo più d’una… Ti aspettiamo ancora, dai! E senza provocazioni
@antonello,
CIAO Cristina GRAZIE, prima di tutto, per aver risposto ai miei POST.
Ieri avrei voluto risponderti subito e…SENZA PROVOCAZIONI.
Mi hai FATTO sinceramente SORRIDERE e anche un pò ridere: QUINDI GRAZIE ANCORA!
TUTTO è partito dal mio POST sul “NON BARARE” di cui parli tu, in relazione alla CAPACITA’ di “ASCOLTARSI” delle DONNE!
DI fronte all’esperienza di DARE la vita, la mia ESPERIENZA è, per FORZA di COSE, meno DEGNA per cui mi VERGOGNO a raccontarla ma condivido lo STESSSO il tuo DISCORSO.
RIPORTO un’altro passo del tuo post che mi piace e che MOTIVA il mio CONTINUARE a scrivervi: “…nella notte più buia, quando la disperazione vorrebbe farsi largo in un secondo, le donne che sanno farsi forza tra loro e restare connesse con il loro abisso interiore, sanno che c’è sempre una via d’uscita. E si buttano. Quella via è Lui che ce la mostra, prima che agli uomini, per far sì che possano, attraverso di noi e con noi, trovarlo anche loro”
QUINDI GRAZIE, IL TEMPO e un VALORE!
CI conosceremo SICURAMENTE meglio.
ALLA PROX: ANTONELLO TONTI, CIAO
Ieri sera sono andata in Chiesa: prima attesa, poi attenzione per il rito che sta per iniziare, commozione e finalmente gioia quando si sono accese tutte le luci in Chiesa,una luce più forte ha illuminato la statua di Nostro Signore,il coro ha cantato l’Alleluja e il silenzio è sceso tra noi fedeli.Silenzio uguale rispetto.Rispetto immenso per Lui, morto per noi.Ecco questi giorni chiedono solo una cosa: rispetto per Dio fatto uomo.Auguri di cuore a tutti voi che la gioia di questo giorno possa accompagnarci sempre.
Grazie Cristina, questo tuo articolo è bellissimo! Buona Santa Pasqua a tutti voi,+ e un grande GRAZIE!
Grazie Cristina,riesci a rispondere ad interrogativi importanti della mia vita. Ti auguro una Santa Pasqua.
Buona Pasqua a te Cristina, alla tua famiglia e a tutti i visitatori del Blog. Come sempre hai dei pensieri profondi che invitano alla riflessione
Carissima Cristina,
Anzitutto scusa il ritardo per gli auguri di una Serena Pasqua di pace. Tante volte mi sento una bambina che sta crescendo, impara a scrivere e a leggere, come la frase in cui affermi che la donna è forte quando affronta certi accadimenti, e non ragiona con la testa, ma col cuore e con la pancia. Anch’io ho una figlia, 28enne, è ne sono orgogliosa.
Cercherò, in seguito, di scriverti di più, grazie con un abbraccio.
Cara Cristina sono bellissime le tue parole e mi trovo a credere che diventare nonna di mia figlia sia stato meraviglioso perchè come dici tu vedi la vita rinascere.dono immenso che solo noi donne abbiamo e sentire mia figlia che ama sua figlia FRANCESCA come il sole della sua vita l amore veramente è grazia di Dio. La prossima domenica è la festa della MISERICORDIA che ci ricorda la bontà di DIO. Un abbraccio Letizia
Bellissimae le tue parole Cristina,soprattutto quando affermi che noi donne ragioniamo col cuore.Da 3 anni però vivo in una situazione di grande dolore causato dall’abbandono da parte di mio marito dopo 18 anni di matrimonio.Ho tentato in tutti i modi di salvare questo matrimonio,ho ragionato con la testa e col cuore,ma il risultato è stato lo stesso.Il dolore lacerante mi ha avvicinata molto di più a Dio al quale mi sono rivolta incessantemente,ma il mio sposo non è comunque tornato anzi la ns storia ha imboccato,penso,la strada del non ritorno.Nonostante gli amici e i familiari che mi sono amorevolmente vicini, non riesco a gioire nemmeno per gli eventi per i quali varrebbe la pena gioire.A 46 anni la vocazione di diventare madre e tornare ad essere moglie è fortissima,ma sinceramente dopo tanta sofferenza interiore che sono costretta a mascherare,per evitare di far soffrire chi mi è accanto,non riesco a pensare nemmeno lontanamente ad un futuro migliore.Tanti sono i momenti di silenzio,i momenti in cui cerco di ascoltarmi,ma sempre il mio unico pensiero e desiderio,va a colui che nessuno potrà mai strapparmi dal cuore,a colui per il quale continuo a pregare e per il quale ormai non vale più la pena continuare a sperare.E’ vero noi donne siamo più forti degli uomini,ma quando la sofferenza è lunga e non riesci ad intravedere uno spiraglio di luce,anche le forze cominciano a venir meno per cedere il posto alla rassegnazione che forse questo rientra nel disegno che Dio ha pensato per me.
@maria grazia, Cara Maria Grazia, c’è una cosa che consiglio a tutte quelle che stanno male come stai tu, oltre a pregare, ed è di dedicarsi a chi sta peggio. Perché non provi, per esempio, nel tuo tempo libero a dedicarti al volontariato? Ci sono tante associazioni (che cercano persone sempre) che danno una mano negli ospedali, nei reparti oncologici, tra i bimbi morenti, donne malate… Sembra incredibile, ma staccarsi dal proprio dolore e porre l’attenzione e il cuore su chi soffre fa davvero miracoli. Io credo che solo donando tutto l’amore che hai chiuso nel cuore tu possa ricominciare a sorridere, smettere di rimpiangere e magari, avendo a quel punto preso le distanze dalla tua vicenda personale, a comprendere realmente cosa non ha funzionato con tuo marito. Senza contare che gli uomini, di solito, quando ci vedono di nuovo forti, sorridenti, positive, tornano…
Cara Cristina,è vero che Gesù si fidava delle donne,e che esse, nella sua predicazione, hanno sempre avuto un ruolo importante.E’ certo un mistero grande riuscire a a capire perchè si sia fidato talmente di noi da darci il compito di trasmettere la vita.
SONO D’ ACCORDO CON TUTTO QUELLO CHE DICI NEL POST.Ma c’è un grosso problema.Noi, che siamo in fondo le più forti, possiamo “esagerare” nella sopportazione e quindi trasformare un punto di forza in una debolezza, di cui le conseguenze si pagano ad un prezzo altissimo.
Nella mia vita ho capito che la forza, le energie non vanno sprecate,soprattutto nei rapporti affettivi, in cui molte donne (anch’io)
trascinano situazioni di cancrena in cui un uomo
avrebbe amputato chissà da quanto tempo.DISCERNERE tra il momento della sofferenza creativa (il parto) e quello della sofferenza distruttiva (sperare in un rapporto a due in cui l’ altro non c’è più) è la nostra vera sfida.Baci
fortissimi.Giovanna Immacolata.
Cara Cristina e cari amici del blog,siete liberi domenica 18 aprile? Se volete venire a Milano,presso il Palasharp (una struttura per congressi e spettacoli,più o meno vicina allo stadio di S.Siro)C’E UNA GIORNATA DI PREGHIERA CON DUE VEGGENTI ED UN SACERDOTE DI MEDJUGORIE.
Io ci andrò.L’orario è dalle 9.00 alle 21.00.IL Palasharp si trova vicino alla fermata della metropolitana 1 di Lampugnano,in direzione Molino Dorino.In auto si esce dall’ autostrada a Milano Certosa e poi si vede la scritta sulla struttura.Cara Cristina,se vieni mi piacerebbe che ci incontrassimo:ti manderò il mio numero di cellulare.Baci .Giovanna Immacolata.
Cara Cristina,
ho 35 anni e non sono ancora mamma, ma passando attraverso altri momenti di gioia e di dolore nella mia vita sono giunta alle tue stesse riflessioni. Grazie per il tuo bellissimo messaggio, è meraviglioso sapere che i pensieri più profondi che custodisco nel mio cuore sono esattamente uguali nel cuore di altre donne. Significa che costituiscono l’essenza della nostra vita e che ce li ha scritti dentro il Creatore!
Auguro a tutti una Buona Domenica della Divina Misericordia, Maria Teresa
Cara Cristina e caro Antonello,
ieri ho dovuto guidare sulla tangenziale di MILANO ,di cui ho sempre avuto paura perchè se non si sa bene la strada rischi di finire in autostrada:E così è stato:sono finita nell’ autostrada Milano -Napoli da cui sono uscita per tornare indietro.
Perchè vi racconto questo? Perchè la paura di andare a finire chissà dove è la metafora della vita.Invece ho imparato che anche se si sbaglia si può tornare indietro.Ciao.Giovanna Immacolata
@giovanna immacolata,
NON lo so se hai CAPITO tanto dalla VITA …dato che sei tornata indietro e non HAI avuto il coraggio di ANDARE fino all’OMBELICO del mondo cioé NAPOLI (SCHERZO ovviamente):)
GRAZIE per le PAROLE: DAVVERO! ALLORA, dato che mi dici CHE SE SI SBAGLIA SI PUO’ TORNARE INDIETRO io ti DICO: NON TIRARTI INDIETRO…in questo VIAGGIO di AMICIZIA-CONDIVISIONE-PAROLE dette E PREGHIERE del CUORE!
PORTIAMOCI a DIO: GRAZIE ANCORA. CIAO ANTONELLO
@antonello, Cari Giovanna e Antonello, mi sento tonto: non ho capito niente di quello che dite. Antonello, la risposta a te, è sopra, nell’altro tuo intervento
Ciao a tutti,
poco fa sono tornata con le mie amiche dalla Messa…nella Chiesa vicino casa nostra c’è l’esposizione della reliquia del sangue di San Francesco, un Santo a cui sono molto affezionata. Inoltre oggi è anche il Giorno del Malato, ecco vorrei rivolgere un pensiero a tutti coloro che vivono nella malattia e nella disperazione…non siete soli, Dio è con voi, con noi, e questa certezza ci deve dare la forza per affrontare al meglio ciò che ci fa soffrire.
Cara Cristina e caro Antonello,non sempre è facile capire Antonello,in quanto più che dei messaggi manda dei flash.Una volta tanto sono stata poco comprensibile anch’io,ma solo perchè avevo una collega alle spalle del computer e ho cercato di chiudere il commento in fretta.Ora mi spiego.Quello che ho colto nel commento di Antonello è : la solitudine – la sensibilità -la paura di svelarsi.Allora ho fatto l’ esempio di una mia paura ,concreta,che ho cercato di superare e ,pur non essendo arrivata a destinazione perchè ormai l’orario era passato,sono stata felice di aver saputo vincere il panico di ” e adesso dove vado?” e sono tornata indietro.Intanto però la strada l’ho fatta,non sono rimasta a casa pensando:non sono capace di fare la tangenziale,di notte,devo lasciare mia figlia da un’ amica..poi domani non si alza ecc.)
Una domanda ad Antonello: fai il pianista di professione? Ciao,alla prossima.Giovannna Inmmacolata.
@giovanna immacolata,
CIAO GIOVANNA IMMACOLATA, PURTROPPO no, non faccio il pianista di PROFESSIONE, anzi nella mia esperieza passata mi sono SEMPRE DEFINITO come un STUDENTE di pianoforte e poi come un DIPLOMATO in pianoforte!
QUINDI il mio definirmi PIANISTA, anche se non faccio CONCERTI, è già, dal mio punto di VISTA, un BELL’ATTO di CORAGGIO! Un segno che le COSE stanno CAMBIANDO…e non è un CASO se ACCACONO tra voi, in questo BLOG!
FORSE nei miei commenti PREVALE la “SFRONTATEZZA” ma avevo COMPRESO il senso del tuo OSARE!
NAPOLI è la città a cui devo la MIA FORMAZIONE pianistica e UMANA!
DEVO TUTTO a NAPOLI! Per questo ti dicevo che se avessi continuato a percorrerla quella AUTOSTRADA ci avresti SOLO che GUADAGNATO! ma stavo SCHERZANDO, ovviamente!
ANCHE se non FACCIO concerti, quello che so suonare, CREDO di saperlo suonare BENE, quindi, se mai avremo modo di CONOSCERCI potrei SUONARE per te e per altri/e qualcosa MAGARI d CHOPIN. CIAO, GRAZIE di tutto e alla prox: ANTONELLO TONTI. CIAO
penso che Antonello abbia problemi di comunicazione e scrittura.
Caro Antonello, sei dislessico? non c’è nulla da vergognarsi ad avere dei problemi ed effettivamente i tuoi messaggi sono sempre incomprensibili e facili al fraintendimento, fatto salvo che è chiaro che ci sono dei disturbi.
Ti auguro di poter fare qualcosa
laura
@laura,
CAIO, ops CIAO CARA LAURA!
NON CADRO’ nella tua provocazione.
A dire la verità, PENSO di essere dislessico, ma non FACCIO autodiagnosi e per edulcorarmi la pillola mi son detto che tutte le PERSONE intelligenti dovrevvero essere dislessiche
Non ho problemi di COMUNICAZIONE! Sta trnaquilla( ^_^ )
“QUANDO PERCEPISCO l’ACREDINE, e mi sento aggredito, anche solo verbalmente, faccio ancora più fatica ad espormi e allora corro, VERAMENTE, il rischio dell’INCOMUNICABILITA’” CIAO
ANTONELLO TONTI, cioa!
Cari Cristina e ANOTELLO,
ma quale dislessia, quella relativa alla lettura e scrittura è poco importante, essenziale è invece saper dialogare e in questo blog,com’è naturale, a volte ci sono dei “corti circuiti” di incomprensione.Grazie Antonello per l’invito ad ascoltare la tua musica,chissa’ che non si riesca a combinare un incontro con Cristina (sarebbe bello!) e altre amiche del blog: da cosa nasce cosa.
Non sono mai stata a Napoli perchè le notizie del telegiornale non fanno che parlarne male,ma conosco alcuni napoletani che sono delle persone
fantastiche oltre chesimpaticissime.CIAO .Giovanna Immacolata.
P.S: sai che cosa non mi piace dei tuoi commenti?L’uso eccessivo delle maiuscole!