Il significato della Pasqua



5 aprile 2010 ore 06:32 , scritto da don Davide Banzato

La Pasqua cristiana è in stretta relazione con quella ebraica, chiamata Pesach e celebra essenzialmente la liberazione degli Ebrei dall’Egitto ad opera di Mosè. La parola ebraica Pesach significa passare oltre, tralasciare; deriva dal racconto della Decima Piaga, quando l’Angelo sterminatore o angelo della Morte vide il sangue dell’agnello del Pesach sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, senza uccidere il primogenito maschio. La Pasqua con il Cristianesimo ha perduto il suo significato originario, venendo semplicemente a connotare un passaggio, ovvero: il passaggio dalla morte alla vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani!

Nella cena pasquale celebrata da Gesù l’elemento radicale di novità e di rottura è la sostituzione dell’agnello con la sua stessa persona! L’assurdità tocca l’apice quando vede i giudei presi dalla preoccupazione durante la condanna di Gesù di non contaminarsi entrando nel pretorio e di sbrigarsi a far morire l’uomo-Dio per poter andare a sacrificare gli agnelli, mentre il vero Agnello è dinanzi a loro.

Il velo del tempio si squarcia perché non ha più senso: ecco l’Agnello che nell’Apocalisse d’ora in poi sarà “il nostro pastore”, un Agnello sgozzato che “resta in piedi”, che ha per primo passato la soglia della morte e da essa è l’unico ad essere tornato per farci da guida mantenendo i segni sul proprio corpo trasfigurato. Il suo corpo è reale, in At 10,34-43 Pietro afferma “noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti”, dimostrandoci che Egli è vivo nel suo corpo, lo stesso corpo che fu appeso alla croce. Ma “ha – anche – ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è giudice dei vivi e dei morti”. Abbiamo l’occasione ora di fare “Pasqua” ovvero di “passare dalla morte alla vita” invertendo tutti i nostri “no” all’Amore, a Dio in un “sì” eterno se la nostra vita lo ripeterà a forza di atti di volontà concreti. L’esame già c’è stato svelato, saremo giudicati sull’Amore: “avevo fame e mi avete dato da magiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e mi avete visitato…”. Il peccato è ciò che ci separa da Dio e ci porta alla morte dell’anima, ad uno stato di inferi dell’anima, ecco perché dice “Via lontano da me!” a quanti non hanno compiuto questo. Siamo noi stessi ad “auto-condannarci” con le nostre scelte. L’obiettivo a cui siamo chiamati è la santità! E’ ciò per cui siamo fatti: il Cielo! Non importa se ci sentiamo dei peccatori fino ad ora o delle nullità, Gesù stesso è passato per questo stadio pur non avendo colpe, come nel Sal 117 ci dice: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”. Noi tutti, pietre scartate dalla società dei contro-valori eretti a valori, dicendo “sì” al meglio di noi in noi stessi, la Sua divina presenza, realizziamo un pezzetto di Cielo già su questa terra divenendo testate d’angolo per altre pietre che devono compiere ancora questo “passaggio”. San Paolo nella Col 3,1-4 ci dice: “cercate le cose di lassù, dove è Cristo! […] Rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”. Questa è una via privilegiata per vivere in modo autentico: tenere lo sguardo fisso all’eternità, alla vera meta, alla vera vita! Come un bimbo nel grembo d’una madre, che se si rifiutasse di nascere perché non crede a qualcosa al di là del cordone ombelicale e della sua esperienza di nove mesi di vita, diverrebbe un aborto. Lo so che è difficile fidarsi, ma solo lo sguardo oltre, ci permette di vivere davvero. Restare sulla terra coi piedi immersi e fermi, ma con lo sguardo proteso al Cielo. Questa vita ci appare lunga, ma davvero è un niente in confronto all’eternità e vale la pena viverla solo per qualcosa di grande e autentico.

Questo passaggio inesorabilmente avviene attraverso un parto. Non c’è Pasqua senza Getzemani. Non c’è Pasqua senza Croce… e se questa verità ci stride è comunque innegabile che qualsiasi vita, anche quella di una ateo, è segnata dalla sofferenza e dalla morte. Ma se queste le viviamo con lo sguardo verso il Cielo, si colorano di esso perché in esso trovano l’unico senso possibile. Anche il mistero della discesa agli inferi è incluso nella Pasqua, dove siamo chiamati a scendere nei nostri inferi e in quelli dei fratelli continuamente interpellati dalla scelta: o con Lui o contro di Lui.

Cristo è realmente risorto!

Certi di questo la Gioia diventa il nostro imperativo. Cerchiamo di svegliarci alla Gioia come Gesù ha svegliato la Maddalena e tutti i discepoli!
risponde a Maria Maddalena. Non perdiamo più un attimo di tempo. A tutti è capitata l’esperienza di sentire l’Amore di Dio: fanne tesoro, conservala, custodiscila e vai da i tuoi fratelli! Quando sono stato a Gerusalemme e sono entrato nel sepolcro in lacrime ho sentito sussultare il mio cuore e riecheggiavano le parole “e vide e credette”. Basta perdere tempo: credi e ama! Cosa aspetti ancora? Dio ci ha affidato una grande responsabilità, proporzionata alla grandezza delle Sue Grazie: tanto ci è stato donato dal Padre, ma tanto ci sarà chiesto. Abbiamo un modo unico per “consolare” il cuore di Dio: amarLo nei fratelli. Abbiamo un solo modo per rispondere a quel presente nel suo grido silenzioso: vivendo per il Suo Regno, gridando a tutti la Verità, che il Suo Regno è vicino, portando il Vangelo fino agli ultimi confini della terra. Lo Spirito Santo ci rivestirà dall’alto, saremo suoi testimoni. Dobbiamo annunciare opportunamente ed inopportunamente che Lui solo è la Via. La povertà vera oggi è la “morte dell’anima”. Dobbiamo essere disposti a “scendere negli inferi” delle anime dei nostri fratelli più piccoli, per permettere a Lui di liberare i prigionieri, di fasciare le ferite dei cuori spezzati (cfr. Is 61). , e la misura di quel “come” è proprio la discesa agli inferi. Dobbiamo fare nostri gli inferi di tanti fratelli morti nell’anima. Solo nella misura in cui ci immergeremo nel baratro del cuore dei nostri fratelli, ameremo Gesù Crocifisso e Vivo. Allora molti Suoi Figli troveranno la Vita perchè Lui ha vinto gli inferi. Lui ha vinto il mondo. Vivere, incarnare, cantare, gridare con la vita il Suo Amore e la Sua Gioia, questa è la nostra vocazione ad essere testimoni della Gloria della Resurrezione, avendo una passione grande per la salvezza delle anime, vivendo la discesa agli inferi in Cristo, con Cristo, per Cristo!

Dobbiamo rimanere nel Suo Amore, vigilare nel Suo Amore, restare uniti a Lui., cercando sempre l’intimità con Lui stando in ascolto dei battiti del Suo Cuore, accogliendo il Sangue del Suo cuore trafitto perché non vada persa neanche una goccia. Bisogna testimoniare con grande zelo le Meraviglie che il Suo Amore ha compiuto per ciascuno di noi: dobbiamo essere gli Apostoli dell’Amore e della Resurrezione, i Profeti della Gioia! La Gioia di Cristo Risorto deve risplendere sempre sui nostri volti e nei nostri cuori. Non deve passare giorno senza che la Gioia di Cristo Risorto abbia illuminato i nostri cuori. Non deve passare giorno senza che abbiamo donato a qualcuno la Gioia di Cristo Risorto! Dobbiamo essere Amore, niente altro che Amore e la Sua Gioia risplenderà, la Sua Luce illuminerà. E’ Lui che ci ha scelti, che ci ha chiamati e ci dà la Grazia necessaria per assolvere il servizio per il quale ci invia. E’ Lui stesso che ci manda. E’ urgente che si risvegli nella Chiesa il Fuoco missionario, troppi figli di Dio stanno morendo e bisogna annunziare con forza il Vangelo, vivendo con grande radicalità ogni Parola del Vangelo, vivendo nella Verità, proclamando la Verità, essendo Apostoli della Verità. Lui è con noi e ci riveste di Potenza dall’alto, vuole che siamo in Lui e con Lui Rifugio dei peccatori, Consolazione per tutti coloro che sono afflitti, Porta del Cielo per tanti Suoi figli imprigionati negli inferi. Bisogna che nasca un grande esercito di generosi Cavalieri della Luce che sappiano lavare le loro vesti nel Sangue dell’Agnello e annunzino con forza la Verità. Là dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la Sua Grazia. Il Padre esulta per il ritorno a casa di tanti Suoi figli e ci dice con forza:

Così risponde ai pellegrini di Emmaus scuotendoli dalla tristezza: siate dono di voi stessi come Io lo sono stato con voi, nella Parola e nella frazione del Pane.

Allora esplodiamo insieme nella Gioia! Allelu-ia! Allelu-ia! Allelu-ia!
Cristo è – Risorto! La morte è stata – sconfitta! E noi siamo – risorti!