Appropriazione



17 maggio 2010 ore 06:30 , scritto da don Davide Banzato

Da quando sono sacerdote o comunque Cristiano con responsabilita’ su altre persone ho sempre temuto di scandalizzare e sviare altri. Mi e’ sempre stato d’aiuto san Giuseppe: la sua figura silenziosa ma forte e solida, capace di credere ad un sogno e di salvare Gesu’ e Maria, ma soprattutto di esser padre generando il proprio figlio non putativo attraverso l’esempio e la quotidianita’, senza mai appropriarsene.
Credo tre siano i rischi che in ruoli di responsabilita’ corriamo.
Prima di tutto lo scandalo. Se siamo belli fuori ma vuoti dentro, se siamo scollati tra vita e ideali, se predichiamo in un modo e ci contraddiciamo negli atti, se siamo scissi interiormente vivendo un teatro esteriore passando dall’essere persona a personaggio, allora rischieremo di scandalizzare.

Non esiste cosa peggiore. Gesu’ usa tra le sue più dure parole per questo invocando come migliore via la morte o l’esser mai nati.

In secondo luogo nell’elenco, ma all’origine di tutto sta il portare solo se stessi mascherandolo di Dio. La finzione dura poco, come una borraccia con un foro, come un sacchetto bucato… Cammin facendo si rivela vuoto! Senza Dio prima o poi si lascia spazio a qualsiasi cosa. E’ solo questione di tempo. Basti pensare al sacerdote in Dio magari incapace di predicare, ma che comunque attrae a Dio molti e nella Messa si fa talmente canale da attirare sempre più persone. Al contrario un sacerdote senza Dio sara’ pietra non di edificazione ma di scandalo allontanando e perdendo quanti Dio gli aveva affidato.
In terzo grado resta il rischio della superbia che porta ad appropriarsi di Dio o dei suoi Doni o delle Sue Opere. Quando questo avviene li’ per li’ le cose funzionano perche’ lo Spirito opera comunque, ma passato il sacerdote o il responsabile carismatico morira’ tutto perche’ aveva attratto a se’ e non a Dio.
Qui in ausilio ci viene san Giuseppe custode del figlio non suo ma di Dio. In modo ancor più speciale vediamo Maria: lei e’ prima di tutto figlia di Dio come noi tutti, dunque anche figlia di Gesu’ Cristo, pur dovendo esser Madre di Dio essendone discepola… Quale umilta’ e quale mistero! L’unico Figlio di Dio per natura, e non come noi per adozione o elezione, e prende da lei la carne, i tratti somatici, eppure lei deve amarlo come figlio ma senza appropriarsene, anzi offrendolo da subito in quel taglio del prepuzio che preannuncia il Sangue sulla Croce. Lo riceve e lo deve subito donare pur tenedolo al suo seno.
Maria e Giuseppe aiutate tutti noi vuoti di Dio, in ricerca ansimosa di nitrire l’io, a saper accogliere e donare sempre e subito senza appropriarci di nulla, partorendo vita divina, gemendo nelle doglie del dono di se’ perche’ Dio nasca in noi e attraverso di noi.