L’Europa nel tempo delle galline?
19 maggio 2010 ore 06:30 , scritto da Saverio Gaeta Gaeta
Recentemente ho ascoltato una riflessione dello storico Andrea Riccardi e sono rimasto colpito da una domanda che ha lasciato cadere sull’uditorio, dopo aver citato una frase dello scrittore Ignazio Silone: «A udire questi due nomi, san Benedetto, san Francesco, uno sente piegarsi le ginocchia. I fondatori sono di solito delle aquile, i seguaci delle galline».
L’interrogativo del professor Riccardi era rivolto all’attualità : «Dopo i grandi cristiani del Novecento, siamo nel tempo delle galline? O in quello dei sonnambuli, gente che cammina nella vita senza visione?».
Di fronte alla realtà che ci circonda possiamo certamente concordare con la dura, ma realistica, analisi dello storico, che ha ancor più rincarato la dose affermando che il nostro continente non ha una visione del futuro e della propria missione: «La visione non può essere solo l’interesse di tanti individui, soli, intenti alla realizzazione di uno scopo economico. Le nostre sono società senza missione, perché non hanno una visione».
Un’Europa che ha dimenticato le proprie radici cristiane non può che sprofondare nel baratro della inconsistenza. Qualsiasi pianta, per quanto in apparenza rigogliosa, si rinsecchisce se non viene più alimentata dalla linfa che per secoli era riuscita a mantenerla in vita. Una linfa che – con un’immagine a me cara – vedo simboleggiata nelle dodici stelle che si stagliano sulla bandiera europea, il diadema di Maria che è stato ed è il nostro scudo.
Da Fatima a Medjugorje gli estremi del continente si abbracciano. Con un solo accento risuona il medesimo appello della Madonna alla conversione, alla preghiera, alla pace dei cuori. Potrà sembrare una pia illusione detta così, ma – senza una vera apertura a questo sguardo materno – di fronte a noi ci sarà soltanto l’assenza di ogni speranza.



galline o oche da cortile col pappone troppo pronto che ci da il fattore,fatto sta che la nostra coscienza sembra ovattata e tutto quello che succede intorno sembra non scalfiggerci minimamente.Non abbiamo più neanche voglia di volare….ma ricordare il volo degli antenati sembra già sufficentemente penoso….tutto di una tristezza mortale…chi ce lo fa fare di uscire dal nostro cortile?…..
E se poi alzandoci in volo ci sparassero addosso?
ora uso le parole di una canzone…Gesù,caro fratello mio,che t’hanno fatto…t’hanno attaccato addosso a una croce,e poi dimenticato….
Le aquile sono poche, ma segnano il passo alle galline : il rammarico, storicamente parlando, sta nel fatto che la situazione d’indifferenza e nichilismo per pervade tutti gli ambiti oggi, specialmente quelli educativi e familiari, sono il risultato della divisione del popolo cristiano.
La vera personalità “da aquile” non è solo vivere coerentemente le proprie convinzioni religiose, ma anche conoscere la propria identità storica e condividerla. Il problema appunto oggi è la tirannia che impone di dover sopravvivere al di fuori di qualsiasi contesto religioso, al costo dell’emarginazione totale, della tolleranza zero e della sopravvivenza negata.
Per tornare ad essere aquile non serve la faziosità , l’unica risposta è affidarsi a Dio e rovesciare nel mondo l’Amore abbondante che ci da, ma nell’unità e non certo nella divisione che genera appunto egoismi e indifferenza.
La sfida digitale è un esempio calzante : avete notato che TUTTE le testate giornalistiche NON HANNO uno spazio riservato alla religione ? Come trattano la cronaca, l’economia, la cultura dovrebbero sempre riservare uno spazio alla confessioni religiose : sarebbe già un’apertura intelligente.
Ma noi credenti, ci lamentiamo o assecondiamo questa mentalità ?
Raccogliere il guanto della sfida digitale è proprio l’occasione per fare sentire la nostra convinzione, anche al di fuori degli schemi “laici” e riproporre un NORMALE confronto etico-culturale costruttivo e reciproco. Come ha suggerito il Santo Padre parlando del “Corteo dei Gentili”. La sfida dovrebb’essere di richiedere con decisione a quelle testate “laiche” di riaprire uno spazio alla voce religiosa nelle loro colonne ed a coloro che vi lavorano la LIBERTA di poterne scrivere senza essere censurati, ma soprattutto senza sentirsi pollicino !
La dignità non ha colore o sapore, ma è quel valore intrinseco alla persona umana che Dio ci ha regalato.
Sono pienamente d’accordo che sulle testate laiche si possa esprimere il proprio credo religioso; oggi però a differenza anche di soli vent’anni fa, le fedi dei nostri fratelli e sorelle che possiamo incontrare anche al supermarcket, sul pianerottolo del nostro condominio, sul lavoro, ecc…non è detto che siano tutte come la nostra. Sarebbe quindi bello, almeno dal mio punto di vista, poter condividere il proprio credo con quello di coloro che come noi stanno sotto il cielo. E’anche vero che per molti, vivere la propria spiritualità significa attingere confusamente un pò di qua e un pò di là seguendo la moda del momento, ma ciò è un’altra cosa. Osservando come sono formate le classi dalle scuole dell’Infanzia in poi, possiamo capire che anche noi cristiani dobbiamo trovare nuovi equilibri in questa società in continua espansione, più che mutamento. Lo considero sotto tutti i punti di vista un arricchimento se viviamo ciò senza paure, non pensando che questi fenomeni possano smembrare le nostre radici cattoliche. La parole chiave dovrebber essere: RISPETTO, CONDIVISIONE e AMORE. Poi, tutto ciò evolve da sè per la nostra evoluzione.
Caro Saverio l’affermazione relativa alle aquile e alle galline PROPRIO non riesco a mandarla giù!
Forse perché vera …chissa!
Secondo me i fondatori sono dei pulcini ( anche spennacchiati), …perà appollaiati nelle calorose MANI di DIO, che li ama immensamente!
Secondo me dunque è un problema di punti di vista: cioé dalla PROSPETTIVA del seguace il fondatore appare come veramente come un’aquila…ma è davvero così? Non sarà infantile pensare così?…mi sembra quasi di comprendere la situazione europea attuale, in cui siamo tutti GALLINE!
METAFORA della FOTOGRAFIA: prima di scattare occorre scegliere cosa fotografare.
FISSARE l’obiettivo, zoommare eventualmente, TENERE il più possibile la mano FERMA e finalmente scattare.
Semplicemente per dire che AVERE una VISIONE chiara vuol dire necessariamente DISCRIMINARE, ESCLUDERE, dal proprio campo visivo altri possibili inquadrature…
FORSE, i fondatori, a differenza nostra, hanno CHIARA la VISIONE di DIO e quindi di tutto il resto.
I seguaci VERI dei FONDATORI condividono integralmente l’avventura del fondatore: penso agli apostoli e alle parole di Gesù per loro: FARETE MIRACOLI ANCORA PIU’GRANDI dei MIEI;…per non parlare della morte che hanno fatto.
Io non voglio essere/diventare una GALLINA!…:)
E so che la mia aquila mi porta con se, per VOLARE veramente in ALTO!… consapevole che la strada del paradiso è in basso
IL PROBLEMA infine delle INCONSISTENZE, per quanto DOLOROSO, non lo si può affrontare inculcando sentimenti di PAURA o con un approccio nostalgico!
Se mi dimentico di Dio o di Maria un problema ci sarà …all’origine! E bisogna affrontarlo nella VERITA’!
E la verità è uguale per tutti: DOBBIAMO PREGARE; DESIDERARE per ciascuno di noi, quello che ieri, già mezzo addormentato, mi ha colpito di GIovanni Paolo II ” le CALLOSITA’ alle GINOCCHIA!”…segno di un uomo che passa tanto del suo TEMPO a pregare.
…e ho detto tutto
BUONA PREGHIERA A TUTTI ALLORA. SHALOM, ANTONELLO.
GRAZIE per il tuo post; CIAO.
Condivido la frase “…intenti alla realizzazione di uno scopo economico”.Ed è così. Ormai ogni individuo è percepito solo come “consumatore” e non come soggetto in carne, mente e soprattutto Spirito. Statisticamente siamo “massa”, popolino, carne da elezione, da sondaggio “coloro che devono tirare la cinghia”, ma è in queste nostre storie che Gesù passa. La storia la facciamo noi, con la nostra testimonianza, non di un dio che punisce, ma un Dio di Misericordia, non di un dio che c’aspetta al varco e ci fa i conti in tasca, ma di un Dio di Amore. Così rinasce la speranza. La storia ci dice pure che Maria è apparsa ai semplici a coloro che per il mondo non contano nulla, gli ultimi, i dimenticati dai potenti: questa è la rassicurazione che non dobbiamo avere paura di camminare nel nostro tempo, lei cammina con noi; non lasciamoci cogliere dallo sconforto del dire comune: “Si stava meglio, quando si stava peggio”. Sta a noi incarnare il Vangelo e confidare..ALZATE IL VOSTRO SGUARDO E CONTEMPLATE LA VOSTRA LIBERAZIONE E’ VICINA
Posso fare una battuta: ma io che amo seguire Chiara Amirante e Don Davide sono una gallina? Scherzo un po’, ma mi sembra che, mancando un progetto di sviluppo umano etico unitario, anche laico, non si va da nessuna parte. La società , o le società , sono troppo frammentate e mi sembra che la stessa frammentazione stia avvenendo anche nella Chiesa. Ci sono molte proposte valide, persino all’avanguardia, ma poi ciascuno fa quello che gli pare (compreso sabotarsi a vicenda) e i progetti non si realizzano o si realizzano molto lentamente. La Madonna ci protegge perché Dio ama il mondo e le sue creature, ma noi dobbiamo cambiare assolutamente e per davvero
“La frammentazione viene anche dalla Chiesa”…l’uomo ha i suoi limiti che appartenga ad una “parrocchia” o ad un’altra (“parrocchia” in senso metaforico).
Purtroppo questo accade anche in ogni iniziativa laica di volontariato oppure, in diverse realtà strutturate attraverso Progetti per intevenire sul sociale, su specifici e seri problemi di salute, ecc…
Questo appunto perchè l’uomo come ho già affermato ha i suoi limiti e forse i primi due sono l’interesse economico e l’immagine pubblica (“IO mi occupo di questo o quest’altro, quindi, IO SONO!”).
Condivido l’idea di affidarci ad una spiritualità più intima e profonda, anche attraverso la preghiera.
P.S: non per uscire dall’argomento, ma queste frammentazioni incidono notevolmente sulla spesa pubblica, appunto perchè ognuno fa da sè, non mettendo quindi in sinergia il proprio operato con quello degli altri.