Aria fresca (Scampoli d’omelia nella Festa di Pentecoste)
22 maggio 2010 ore 10:59 , scritto da Luigi Maria Epicoco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Finalmente la Pentecoste. Finalmente la Festa dove le finestre si spalancano e si cambia aria. Si rinnova l’aria rarefatta delle nostre chiusure, dei nostri cenacoli troppo sigillati al mondo, troppo ermetici affinchè qualcuno o qualcosa ci possa entrare veramente. La bellezza del cristianesimo sta nel fatto che Dio porta dentro la nostra vita non innanzitutto sistemi e regole, ma aria nuova. In questi cinquanta giorni che hanno seguito la Pasqua abbiamo letto e riletto i racconti delle apparizzioni del Risorto, le incredulità dei discepoli, le cene a base di pesce e di pane. Ma ora finalmente l’onda d’urto della Resurrezione si spinge fuori dai confini dell’intimità, della semplice interiorità dei discepoli e raggiunge gli estremi confini della terra. Si, perchè la Pentecoste è il giorno in cui il cristianesimo trova il coraggio (dall’alto) di venire allo scoperto. Ancora oggi c’è troppo cristianesimo latente, troppo seppellito sotto le paure, il pudore di essere giudicati, il dubbio che non sia proprio tutto vero. Lo Spirito Santo spalanca porte e finestre e scaraventa fuori. Perchè solo fuori ha senso la buona novella del Vangelo. Solo fuori, lì dove lavoriamo, condividiamo, viviamo, consumiamo la maggior parte delle nostre giornate, lo Spirito Santo ha qualcosa da dire. La Pentecoste ci scaraventa fuori dai recinti del tempio, ci costringe ad una cittadinanza della storia senza precedenti, e non a rifugiarci dentro gli anfratti delle chiese, pensando che credere sia avere asilo politico dai problemi e dalle sfide che viviamo nella storia. Il Paraclito, di cui parla Gesù nel Vangelo di oggi, è uno che sta accanto a te, inchiodato con te, confitto con te nella storia. Continuamente pronto a farti fare memoria e a condurti, a consolarti e a rafforzarti, a rialzarti e a riprenderti. Senza lo Spirito Santo, la nostra fede sarebbe solo un proposito. Con Lui diventa invece un fatto, un’azione, un’opera, diventa “carne”. Un cristianesimo senza carne è solo una bella storiella che serve solo a intrattenere. Un cristianesimo con un “corpo” è la possibilità che Dio ci dà per salvarci.
Ma tutto ha inizio nel chiuso di un cenacolo. Tutto ha inizio a partire dall’umana paura. Però la carta vincente dei discepoli di Gesù, non risiede in loro, ma nell’intelligenza di aver portato dentro quelle paure, dentro quella chiusura Maria, la Madre. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che ad abitare lì non c’erano solo loro, ma anche Maria la Madre di Gesù. Mi piace pensare che la falla, attraverso cui lo Spirito Santo trova il modo di entrare dentro quel cenacolo murato è Maria. Anche noi non dobbiamo scoraggiarci quando constatiamo che la paura di vivere e la paura delle cose della vita è più forte di noi, dobbiamo solo rubare l’idea dei discepoli, dobbiamo portar dentro Maria. E così, dal profondo delle nostre cadute, e dal buio di dove ci siamo cacciati, susurriamo piano e ripetutamente quell’invocazione vertiginosa che la tradizione ci ha trasmesso: “Vieni Spirito Santo, vieni per Maria”.
(la vignetta è di don Giovanni Berti
)


Uscire dal tempio, non vergognarsi del Vangelo e di essere credenti, essere coerenti con quanto insegnato da Gesù è la grande, titanica impresa che deve compiere ciascuno di noi. Lo Spirito Santo è la forza che ci fa entrare da protagonisti nella storia della vita e del mondo; non possiamo tirarci indietro perché senno’ vanifichiamo il sacrificio di Gesù e smentiamo l’opera della salvezza e amiamo Gesù solo a parole. Grazie Don Gino buona Pentecoste
Hh,ah,ah….tremenda la vignetta.
Complimenti per l’autore.
grazie perchè con Maria posso uscire dalla paura delle mie paure