Le priorità di famiglia e lavoro



26 maggio 2010 ore 06:30 , scritto da Saverio Gaeta Gaeta

È stato un discorso articolato, quello che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha pronunciato in apertura del consueto incontro annuale dei vescovi. Ma quasi tutti i giornali si sono soffermati unicamente sulle questioni relative alla pedofilia, ignorando le altre tematiche di forte impatto socio-ecclesiale. Vale dunque la pena di spendere qualche riga per non farne cadere almeno qualcuna nel dimenticatoio.

Innanzitutto la forte sottolineatura del senso della famiglia oggi, in un momento nel quale «l’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico» a causa della scarsa natalità. Perciò Bagnasco chiede ai responsabili della cosa pubblica «una politica che sia orientata ai figli». In particolare la richiesta è in favore del «quoziente familiare», cioè della tassazione che tiene conto di tutti i componenti della famiglia: «L’innovazione che si attende e che può liberare l’avvenire della nostra società».

L’altro perno essenziale indicato dal cardinale è il lavoro, la cui mancanza sta «creando situazioni di disagio pesante nell’ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d’Italia». Quello che appare necessario è un «supplemento di sforzo e di cura» da parte dell’intera classe dirigente del Paese, «puntando come metodo a un responsabile coinvolgimento di tutti nell’opera che si presenta sempre più ardua».

Nei momenti difficili, la Chiesa cerca sempre di essere presente come fattore di stimolo, nell’attenzione soprattutto ai più deboli. Per questo anche le prossime celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia non sono rimaste estranee alle riflessioni del presidente Cei, che ha rimarcato come i cattolici siano stati «tra i soci fondatori di questo Paese» e desiderino oggi contribuire a «un nuovo innamoramento dell’essere italiani».