(s)provveduti agnelli in mezzo ai lupi (scampoli d’omelia nella XIV domenica del tempo ordinario)
3 luglio 2010 ore 18:18 , scritto da Luigi Maria Epicoco
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Il vangelo di Luca di oggi inizia con questa nuova nomination di Gesù: altri settantadue discepoli. E’ un maniera come un altra per dire che il messaggio che Gesù è venuto a portare non è proprietà dei soli apostoli, ma di tutti i cristiani, di tutti i discepoli. Troppo spesso deleghiamo “ai preti” il nocciolo del cristianesimo, e ci accontentiamo di vivere un pò da spettatori la nostra vita. Gesù non la pensava così, e per questo spreca continuamente il verbo “andare”. Egli sà che non è il mondo che deve andare dai discepoli, ma i discepoli devono andare nel mondo. Tutti i discepoli, non solo alcuni. Non possiamo aspettare che qualcuno si accorga della nostra fede, dobbiamo essere i primi a raccontarla, ad annunciarla, ad attuarla, a renderla credibile al mondo. Il vangelo deve tornare nel suo luogo teologico principale: la strada, il luogo dove la nostra vita scorre, avviene, si realizza. La prima mossa spetta a noi e non al mondo. E sopratutto c’è una grande sproporzione tra quanti siamo e ciò che ci aspetta: “la messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate perchè ne mandi altri”. Non solo c’è sproporzione di numero ma c’è anche urgenza di tempo (“per strada non salutate nessuno”, quasi a dire di non perdere tempo in discussioni inutili, bisogna andare alla sostanza, perchè il tempo è poco), e c’è una sproprozione di mezzi: “come agnelli in mezzo ai lupi”. Gesù sà bene che non è una lotta tra lupi e lupi, ma tra lupi e agnelli. Gli agnelli sono indifesi, deboli, incapaci di far del male, ma allo stesso tempo sono puri, docili, amabili, umili. Tutte qualità, però, che non fermano la forza e la violenza dei lupi. Ma Gesù ci ha insegnato a non temere i lupi, a non diventare come loro. La nostra fedeltà a Cristo passa attraverso la consapevolezza che Egli vuole che ci fidiamo di Lui e non dei lupi. E fidarsi di Lui significa non avere paura dei lupi, non avere paura di essere messi fuori dal coro, di essere emarginati, trattati male, perseguitati e a volte anche uccisi, “mangiati”. Una vita spesa con un senso grande, vale molto più di tanta sopravvivenza vigliacca, fatta di continui compromessi e sottomissioni alle logiche dei lupi. Il problema è che i lupi non sono solo gli altri, a volte questi lupi sono dentro di noi, sono le nostre cattive abitudini, la nostra pigrizia, le nostre frustrazioni, le nostre paure. Essere cristiani significa affrontare e vincere innanzitutto questo branco di lupi che molto spesso ci portiamo dentro, e solo dopo affrontare i lupi che sono fuori di noi. Rimane il fatto che però dobbiamo combattere con la mansuetudine degli agnelli e non con le armi dei lupi. Agnelli coraggiosi, che non scappano. Un cristianesimo violento, in tutte le forme (anche quelle verbali), non è contemplato nell’insegnamento di Gesù.
La conclusione del vangelo è grondante di esaltazione: “I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»”. Si, perchè una delle notizie più belle del cristianesimo è che ciò che tu pensavi essere non superabile, non sconfingibile, in realtà si sottomette a te quando cominci a vivere così e ad annunciare ciò che ti sforzi di vivere. Il male soccombe sempre sotto l’onda d’urto del binomio fede e nostra libertà. Il problema vero è che non basta vincere una volta, dobbiamo combattere sempre fino all’ultimo istante della nostra vita, quando da copione perderemo, ma acceteremo quella sconfitta sapendo che è stata vinta da Cristo anche per noi.
E oggi Cristo, fissando ciascun0 dei nostri occhi pronuncierà ancora una volta questa meravigliosa formula di coraggio che non potrà lasciarci indifferenti: “Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»”. Ricordiamocelo spesso, sopratutto quando la conta dei nsotri fallimenti tende ad oscurare la nostra speranza.
(La vignetta è di don Giovanni Berti
)




E’ verissimo caro Don Luigi Maria devo essere allegro perche’ il mio nome e’ scritto in cielo e tutto il resto viene da se’…GRAZIE ancora perche’ il tuo commento mi istruisce sempre.
PROPRIO ieri pensavo a quel PELO sullo STOMACO che non mi cresce ancora…e a come certe relazioni sociali mi fanno soffrire o, piu’ semplicemente pensare…
Concludo riportandoti una frase che mi ha colpito …la lascio in sospeso.
Hai detto, a proposito della vita spesa per quel SI che riempie tutto, a proposito della vita come COMBATTIMENTO perenne,…hai detto: “quando da copione perderemo”…
…e allora come servo inutile ti saluto, ringraziandoti di cuore e dicendoti che i tuoi post mi servono eccome.
GRAZIE, antonello ciao
Caro Don Gino, i tuoi post servono tanto anche a me e proprio oggi vorrei esprimere un desiderio: prega per me perché stasera mi sono accorta di aver fatto del male a qualcuno, una cosa assurda, che non riesco a perdonarmi e adesso non ci posso fare niente perché quel qualcuno non c’è più. Prega che io diventi più buona, perché malgrado i miei continui sforzi e tutte le mie lotte, proprio resto una capra. Solo il Signore me può sopporta’ nella sua immensa bontà. Grazie di esserci
Buon giorno a tutti e buona domenica!!!
Ieri sono andato a messa di sera e ascoltando la spiegazione del vangelo di oggi ne rimanevo entusiasto… le parole del sacerdote mi ricordavano voi… avrei voluto avere un registratore per trascrivervi tutto parola per parola… cercherò di fare una mega sintesi di ciò che ha detto.
La prima cosa che mi ha colpito e che è anche quella che dice don Luigi è che se i Dodici rappresentano i Vescovi ed i Sacerdoti di oggi i 72 rappresentano il popolo cristiano che va ad evangelizzare nel mondo (72 perchè all’epoca si riteneva che i popoli che abitavano il mondo fossero 72, quindi la Parola di Dio è per TUTTI, nessuno escluso, Dio vuole chiamare e chiama TUTTI a se poi dipende dalla nostra risposta); altro punto su cui si è fermato il Sacerdote è stato su come deve essere l’atteggiamento di chi va ad evangelizzare (ed il Vangelo anche qua ci dice come dev’essere): MITE (come agnelli in mezzo ai lupi), SOBRIO (non portate con voi nè sandali…) (la Divina Provvidenza pensa a tutto), URGENZA DELL’EVANGELIZZAZIONE (non fermatevi a salutare)… ha detto molto altro ancora ma non ricordo tutto… ultima cosa che ricordo è che: l’evangelizzatore dev’essere testimone credibile, il Vangelo va proposto a tutti ma mai imposto e poi ha ribadito l’importanza dell’esempio che non va nè nascosto nè sbattutto in prima pagina su di un giornale ma vissuto con semplicità (le parole precise che ha utilizzato il Sacerdote non me le ricordo, ma questo è il senso)
Buona giornata!
EGS!!!
bella combà!
Troppo bello il regno dei cieli e già iniziatio alleluia siamo missionari tutti in ogni modo nn portate nulla con voi io vi mando come Agnelli in mezzo ai Lupi un espressione detta da Gesu che ci capire che nn siamo in mezzo ai fuochi on mezzo ai lupi poco stai facendo per te e per il Regno Pace bene;-)
TUTTO VERO…MA ANCHE LE PECORE HANNO BISOGNO DEL LORO PASTORE ALTRIMENTI SEGUONO VIE SBAGLIATE….
BELLE LE ULTIME 5 RIGHE
Siamo come agnelli in mezzo a lupi,non come lupi contro lupi e questo,tante volte, ti scoraggia:ci vuole un salto di qualità e una conversione della mente per essere agnello che non ha paura del lupo,non perchè è incosciente o ingenuo, ma perchè sa che CHI LO HA MANDATO
LO AIUTA E LO PROTEGGE.Un caro saluto.Giovanna Immacolata.