La speranza della redenzione



7 luglio 2010 ore 06:00 , scritto da Saverio Gaeta Gaeta

«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi situazione di vita è possibile conservare la speranza.

Nel buio dell’ergastolano rinchiuso in carcere o negli inferi della quotidianità di tante vite che vagano per le strade del mondo, una luce può giungere a rischiarare la strada. L’importante è trovarla, magari con l’aiuto di una guida sicura.

È interessante quanto ha detto il vicedirettore della Sala Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini: «Il Santo Padre non ha voluto conoscere le loro storie, storie di persone che forse hanno sbagliato, ma che sono pronte a intraprendere la strada della redenzione». Quel che papa Ratzinger ha voluto fare è stato guardare negli occhi questi uomini e donare proprio a loro, soltanto a loro, parole pronunciate a braccio, che sono rimaste nel segreto dei loro cuori, poiché l’incontro è stato considerato privato, senza giornalisti e telecamere.

Certamente però il Pontefice ha espresso la propria stima per le iniziative di lavoro che sono state avviate all’interno del carcere di Sulmona. Possibilità concreta di un riscatto sociale, ma soprattutto morale, di cui la Chiesa si fa testimone e garante.