La semplicità di cuore
19 luglio 2010 ore 07:28 , scritto da don Davide Banzato
Nel Vangelo ci sono espressioni meravigliose di Gesù che ci insegna l’abbandono a Dio Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.
Il bimbo-piccolo è colui che ha fiducia, passa dalla testa al cuore, è spontaneo, è vero, ha capacità di stupirsi e meravigliarsi. Queste sono le chiavi iniziali per passare dal dolore alla gioia, proprio come il bambino che piange perché è caduto e subito dopo ride distratto dal papà che gli mostra un fiore per distrarlo… La semplicità di cuore (tapeinòs te kardia) non è l’immaturità, ma l’atteggiamento di chi si fida come il bimbo, che è consapevole che il padre ne sa più di lui e sta in braccio a lui. Serve anzitutto l’umiltà di cuore per prendere il giogo suo, sennò sbagliamo giogo e pesa. La nostra mente non può arrivare a comprendere tutto questo, il suo modo di operare, la nostra ragione non può arrivare a contenere Dio. Bisogna inevitabilmente abbandonarci con fiducia tra le sue braccia senza perderci in mille ragionamenti e crescere nell’autocoscienza di essere amati infinitamente da un Dio che è Padre e ci ama pazzamente!
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.
La sera ho preso l’abitudine di non addormentarmi più senza aver letto o ascoltato un pensiero o qualcosa che mi possa far gustare l’Amore di Dio e in qualche modo possa essere la dolce ninna nanna del mio cuore e del mio spirito. Questo potrebbe essere un primo buon esercizio da mettere in pratica… Ad esempio spesso leggo il passo di Isaia 43, che il mio padre e vescovo Salvatore Boccaccio mi disse di leggere come la “lettera d’amore” da parte di Dio per noi. Effettivamente prova a fermarti e leggila ora, in silenzio. Al posto del nome di Giacobbe, metti il tuo nome:
Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,
che ti ha plasmato, o Israele:
“Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché io sono il Signore tuo Dio,
il Santo di Israele, il tuo salvatore.
Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto,
l’Etiopia e Seba al tuo posto.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo,
do uomini al tuo posto
e nazioni in cambio della tua vita.
Non temere, perché io sono con te;
dall’oriente farò venire la tua stirpe,
dall’occidente io ti radunerò” (Is 43, 1-5).
Che meraviglia! Che amore… Due parole compaiono in modo particolare e costante nella Bibbia: “Non temere”, ben 365 volte, quasi a dire che Dio ogni giorno ti ripete quest’invito ad avere fiducia nella sua presenza accanto a te; “Proprietà”, o meglio segullà che significa possesso, proprietà, tesoro, figlio, sposa, porzione personale e che Dio esprime in numerosi passi dicendo in vari modi: “Sei mio e sei ciò che più ho come prezioso, ti tengo nel palmo della mia mano, perciò ti stringo a me e ti difendo, non lascerò mai che tu possa essere strappato da me!”
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio (Is 62,3).
In vari passi (cfr. Es 19, 3-8; Ml 3,17; Is 43; Sal 135; 1Cr 29,3; Os 11; Qo 2,8; Dt 7,6; 14,2; 26,18…) compare la parola segullà e in tutti il concetto è sempre lo stesso: “fidati di me, sei stato scelto, appartieni a me come tesoro e porzione personale, parte di me, figlio e sposa”. Perché? Semplicemente “perché sei prezioso e perché è la mia volontà”.
Un altro esercizio mi venuto obbligatorio per forza: alcune notte non riesco a prendere sonno, e allora che fare? A volte ho impiegato il tempo lavorando, ma poi ho visto che mi stancavo troppo e non dormivo proprio per nulla. Allora ho iniziato a meditare passi simili a quelli di Isaia 43, ce ne sono miriadi, bellissimi, passi che nel cuore della notte, come preghiera della notte divengono dialoghi profondi d’amore con Dio cambiando il tuo cuore. Non ti voglio dire di pregare tutta la notte, anche se non sarebbe un male, ma a volte se ti capiterà di svegliarti all’improvviso, anche quello non leggerlo come un evento banale, ma come un’occasione per ascoltare nel silenzio la voce di Dio, prega oppure medita qualche passo…



Don Davide, mi piace molto questo tuo scoprire ogni evento della vita, anche il non riuscire a prendere sonno, come un’occasione per accogliere la Parola. Quando ti ricordo nelle mie preghiere (tutti i giorni!), chiedo al Signore di conservarti sempre questo spirito di totale abbandono a Lui. Grazie per questa riflessione che mi ricorda, sulla scorta di Isaia, come Dio ha disegnato ognuno di noi sul palmo delle sue mani!
Quando ero nella vita normale le cose mi sembravano tutte uguali. I soldi, il lavoro e tutto quello che mi stava intorno mi portava alla noia e al vuoto assoluto,.
Quando sono entrato nella ” vita vera” invece le cose si sono trasformate in doni, regali conducendomi alla gioia e a una vita piena.
Quando da bambini ci regalavano una caramella eravamo felici. Quando andavamo al mare , la nostra piccola barchetta di carta costruita con pazienza e messa sull’acqua la facevamo diventare un enorme veliero e immaginavamo mille avventure.
Ecco, con coraggio ho ripreso in mano la mia vita e con l’amore di Cristo e cuore di bambino la sto trasformando in quel foglio di carta, per costruire nuove barchette e vivere mille avventure, senza paura.
Come aver paura se al timone vi è Dio mio padre?
Nessuna tempesta mi farà affondare e quando vorrò starmene tranquillo butterò l’ancora in qualche chiesa che mi porterà riparo e mi farà sentire come a casa.
ciao Don
Caro Don Davidino,con questo post continui il precedente e sviluppi il concetto di “semplicità del cuore”,che, secondo me, sembra qualcosa di molto difficile da ottenere. Il nostro cuore è come una casa strapiena di roba, accumulata a partire da quando siamo venuti al mondo, che dobbiamo sgombrare perchè facciamo fatica a ” starci dentro”.DA COSA COMINCIARE?
Io penso che dobbiamo cominciare a chiederci cosa è bello fare per DIO,per noi stessi e per il prossimo.Dopo questo dobbiamo fregarcene di tutto quello che facciamo per “compiacere” gli altri:la maschera che ci mettiamo,i beni materiali che vogliamo, per dimostrare che non siamo da meno degli altri, i regali inutili,le ipocrisie che sembrano intoccabili,le cose fatte per quieto vivere.Ciao. Giovanna Immacolata.
@giovanna immacolata, Cara Giovanna Immacolata scusa se intervengo ma è per darti un consiglio e spero ti sia utile.
Un bel giorno scopri che il tuo cuore è diventato come una soffitta piena di cose e pian piano hai la consapevolezza che la maggior parte di esse non ti appartengono o sono inutili.
Allora decidi di svuotarla per fare pulizia e gettare tutto quello che in un primo momento ti risulta estraneo e senza uno scopo. Certe cose saranno difficili da togliere da sola e altre un po meno, devi solamente fare il sacrificio di decidere cosa tenere e cosa gettare.
Chiedi a Cristo di darti una mano e vedrai che con amore ti consiglierà sul da farsi come un bravo padrone di casa.Prima di disfarti per sempre di una cosa chiedi a lui: tu che ne pensi? può esserci utile? o che dici? butto?.
Getta tutto quello che non ti piace di te e tieni solamente quello che ritieni buono e giusto. E non aver paura di cosa diranno gli altri su quello che stai facendo.Il tuo cuore ti appartiene e dentro di esso non ci può essere confusione o ingombro perchè deve viverci Gesù; fai di tutto perchè diventi accogliente per lui , per chi ti sta attorno e per chi busserà alla tua porta per la prima volta. ciao
Caro Stefano,non so come ringraziarti per il consiglio che hai dato a me e a tutti.Hai ragione,non basta buttare se non si ha un criterio per scegliere tra quello da tenere e quello da eliminare.Mi piace molto quella frase in cui chiedi:”Gesu’che ne dici? Ti piace o lo butto via?”
D’ ora in poi farò così,dato che ho sempre alternato periodi di “accumulo” ad altri di “fare spazio” e,nella foga di buttare o regalare cose,a volte ho fatto scelte avventate.
Un saluto semplice.Giovanna Immacolata.
@giovanna immacolata, Cara Giovanna non ringraziare me ma Gesù che ha permesso tutto questo. E dopo di lui Don Davide che ci da la possibilità di confrontarci e esprimerci nel suo bel blog. Buona serata
Colpisce molto la profondità emotiva e devozionale con la quale riesce, Caro Don Davide, a condividere la tua fede. E’ un dono straordinario e ringrazio davvero il Signore che ti abbia dato l’opportunità di trasmetterlo agli altri.
Credo che, molto semplicemente, questa tua testimonianza sia già una prova di “semplicità del cuore”. E’ vero che non dobbiamo avere paura di palesarla dovunque ed abbeverarci a quella fonte inestinguibile della parola e cercare Dio con tutto il cuore, ma ce lo chiede, con il cuore di un bambino.
Si tratta di ritrovare la radice stessa della nostra fede che troppo spesso dimentichiamo “distratti” da altre precedenze.
Grazie ancora per queste testimonianza autentiche
“… imparate da me, che sono mite e umile di cuore,…”
Grazie Carissimo Don Davide!
Tanti pensieri mi hai suscitato con questo tuo scritto …
Io, per esempio, sbaglio quando accredito eccessiva importanza a comportamenti altrui che minano la mia fiducia in Dio-Padre.
Ho riportato quel passo del Vangelo perche’ in effetti ABBIAMO il maestro/MODELLO da seguire…(anche se col comportamento …vabbe’)e perche’ ACCETTO le tue parole quando dici che l’unico GIOGO da accollarci e’ in relazione alla SEMPLICITA’ del CUORE.
GRAZIE per ogni tua parola che ho letto e riletto.
… concludo col primo pensiero che mi e’ venuto in mente quando ho visto questo post ( …a prrposito di semplicita’… ).
QUELLA FOTO e’ STUPENDA! Dapprima mi ha colpito la pelle sudaticcia e lo sguardo del ragazzino ma poi …quel rosso acceso dei FIORI (le rose) che giustamente si sono IMPOSTE alla mia ATTENZIONE… contrastando con quello scenario di precarieta’.
GRAZIE di tutto, carissimo Don Davide. BUONA MISSIONE. UNITI!
Buongiorno Don Davide,
grazie perchè questi passi hanno confortato il mio cuore!
Caro Don Davidino,a me piace molto un verso di un salmo che fa parte della liturgia delle ore:”Mi rifugio,o DIO,all’ombra delle tue ali”.
Mi fa sentire protetta, mi dà serenità e un senso di piacevole frescura,come quando dal caldo passi ad una panchina all’ ombra di un albero.Ciao.Giovanna Immacolata.