Bancarotte esistenziali (Scampoli d’omelia nella XVIII domenica del tempo ordinario)
1 agosto 2010 ore 10:43 , scritto da Luigi Maria Epicoco
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Dopo i panorami di preghiera e i tepori dei cortili di Betania in casa di Marta e Maria, oggi il Vangelo ci riporta alla medicorità delle beghe familiari. La questione è molto semplice, è la questione sempre attuale della spartizione dell’eredità, degli averi, delle proprietà. Pare che a un certo punto della vita, i fratelli smettano di essere legati da sangue ed affetto e cominciano a regolare i loro rapporti attraverso notai. Gesù si rifiuta di fare il gioco di questi due fratelli che litigano per un fazzoletto di terra. E come sempre torna alla radice della questione: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». La vita non dipende da ciò che possiedi. Eppure fatichiamo ogni mattina dietro l’utopia della felicità legata al possesso di molte cose. Riempiamo la nostra vita di preoccupazioni e di ansie per cose che non solo non ci renderanno mai davvero felici ma sopratutto non dureranno che una manciata di tempo. Troppo poco per reggere il bisogno di infinito che ci portiamo nel cuore. Questo è il motivo per cui Gesù racconta la parabola del vangelo di oggi. Un parabola semplice ma allo stesso tempo paradossale. Il personaggio principale è un uomo ricco. Egli non è un ladro, uno che si è arricchito alle spalle degli altri. Il vangelo non dice nulla del come egli si sia arricchito, quindi è lecito pensare che quest’uomo ha lavorato, ha avuto fortuna, ha saputo giocare le sue carte e si è costruito una posizione privilegiata. Dov’è la cosa che non và? Dov’è la crepa in tutto il discorso? La risposta è semplice e allo stesso tempo drammatica: egli ha lavorato per anni per costruire un ipotetico futuro dove poter godere di tutta quella ricchezza e di quei privilegi, e quando è arrivato al punto di poterlo fare, muore. Il suo errore non era sulla strategia (sicuramente sarà stato un ottimo imprenditore) ma bensì sulla tempistica. Riempire il presente di preoccupazioni ed ansie a favore di un futuro ipotetico ti fa sprecare la vita dietro un pugno di mosche. Per amore di questo ”domani”, quell’uomo ha trascurato il volto della moglie, i sorrisi dei figli, i tramonti meravigliosi della Galilea, le domande di senso dentro il proprio cuore, la parola di Dio che si manifesta nel presente e non nei ragionamenti sul futuro. Quell’uomo ha creduto a un sogno di felicità “fai da te” ed è stato tradito dalle stesse cose per cui ha vissuto. Egli non si era mai accorto che quella felicità dormiva accanto a lui ogni notte, sedeva a tavola ad ogni pranzo, correva tra i cortili e le strade polverose del suo paese, si nascondeva dietro ogni circostanza del suo esistere. Quell’uomo aveva eletto i suoi averi e le sue speranze di possesso a dio, e aveva ridotto Dio a routine, cioè ad un presente da sopportare in attesa di qualcosa di meglio. Non si era mai accorto di quel presente, non si era mai accorto di Dio. Se se ne fosse accorto avrebbe usato della sua vita non tanto per arricchirsi da solo, ma per rendere felice anche la vita di chi gli era accanto. “Arricchirsi davanti a Dio”, così come si conclude il vangelo di oggi, significa vivere “per gli altri” e non solo per se stessi. Aprire un varco in quell’egoismo congenito che ci portiamo dentro e che abbiamo eletto a metodo di vita. Scardinare quei ragionamenti meschini e troppo matematici per contenere tutto l’imprevisto del vivere.



Carissimo don Gino, quant’è vero quanto scrivi!
Fin dai tempi del seminario minore all’età di 12 anni dentro di me sentivo che la vita è una e che vale la pena spenderla solo per qualcosa (o Qualcuno) che non potesse deludermi voltandomi indietro un giorno e non trovando il senso del tempo investito.. Così questo Vangelo torna prepotentemente a riportare in me la certezza di aver ben scelto di mettere ogni mio (che poi è sempre Suo!) risparmio nell’unica Banca che, pur con le spese di conto in “tribolazioni e persecuzioni”, ha interessi unici: il 100 per 1 qui sulla Terra e la Vita Eterna!!!
La Gioia che Dio dona a chi a Lui si ri-dona è incommensurabile!
Uniti nell’amare l’Amore!
Grazie Don Gino .
In passato avevo soldi, abiti,cose e oggetti.
Possedevo l’illusione di essere felice proprio perchè ” possedevo”.
Poi un giorno, quando pensavo di essere giunto al massimo di quello che potevo avere dalla vita effimera che conducevo Cristo mi ha consegnato la croce e all’orecchio mi ha sussurrato: “Figlio mio, è ora di fermarsi. Riposati e cambia la via perchè così ti sei allontanato da me, trasforma la tua vita e fallo per amor mio”.
Da allora lo ringrazio tutti i giorni per la sofferenza donatami. Non ho più ricordi del passato,dei vestiti,delle cose , oggetti e nella mia banca terrena una piccola voragine.
Ma in cambio ho avuto quello che desideravo e cercavo da troppo tempo: la gioia di sentirsi amati da qualcuno e che qualcuno … accipicchia! Cristo in persona al quale sino a quel momento non avevo aperto la porta del mio cuore. Un amore talmente grande che pazientemente sta modellando la mia vita. E il suo amore sta fruttando 100, 1000 gioie.
Cristo è l’unico vero investimento che mi aprirà le porte del paradiso! Gloria a Te!
Caro don LUIGI MARIA e caro STEFANO,
non ho mai costruito la mia vita sull’ avere di più,mi è sempre bastato avere poco più del necessario.
Ma quando si sta bene,è più facile essere equilibrati e anche un poco generosi.
In seguito alla separazione,ho dovuto far fronte a nuove necessità economiche ed ho conosciuto per la prima volta la paura di non arrivare alla fine del mese e l’umiliazione di chiedere prestiti ad amici e parenti,ricevendo dei no da chi non me lo aspettavo e dei sì da persone invece economicamente molto limitate.
Ora mia mamma è mancata e le mie due sorelle, che hanno gestito i suoi soldi, sostengono che non c’è più nulla e, in più,che devo pagare le spese del funerale.
La mia non è cupidigia,ma ribellione all’ingiustizia.Mi sono rivolta ad un avvocato che sconsiglia la causa dati i costi e i tempi lunghi.Mi date un vostro parere? Grazie.Con amicizia.Giovanna Immacolata.
Cara Giovanna Immacolata, credere in Cristo è volontà, ricerca di giustizia, e la giustizia è sete di verità.
Ci sono momenti nella vita nei quali sembra che tutto si rivolti contro di noi e il silenzio che vi è nel nostro cuore ci porta una sensazione di disagio, come se anche Gesù se ne fosse andato via.
Invece tutt’altro: è li, con sua madre, in un angolo, entrambe stanno soffrendo con te e non aspettano altro che tu li coinvolga, renda partecipi alla tua vita; ed essendo portatori di verità, quindi di giustizia, faranno di tutto per aiutarti.
Chiedi a Dio che ti invii il soffio leggero dello spirito santo e vedrai che prodigi!
Tutto il resto è materia e cose di uomini che bene o male giungono sempre a una soluzione.
Cara Giovanna affidati alla provvidenza e all’amore di Cristo. Vedrai che tutto si aggiusterà. un grande saluto
Caro Stefano,grazie della tua risposta perchè è arrivata subito, ma soprattutto perchè è frutto di chissà quante meditazioni precedenti.Spero che anche Don LUIGI MARIA mi risponda e altri commentatori del blog.Il mio è purtroppo un problema comunissimo,ma non di poco conto a livello spirituale. Un caro saluto.Giovanna Immacolata.
@giovanna immacolata, Cara Giovanna perchè non diventi anche tu cavaliere della luce? nel network vi sono molti fratelli e sorelle che ti potrebbero consigliare e aiutare nei momenti difficili…facci un pensierino.Siamo un esercito agli ordini di Cristo!
Un saluto ancora
Caro Stefano,a dir la verità mi ero già iscritta ai “Cavalieri della luce”,ma poi non avevo frequentato il sito.Anch’io sono una “convertita” come te,quando pensavo di avere raggiunto i miei obiettivi IL SIGNORE MI HA MESSO NEL CUORE TANTA INSODDISFAZIONE E TRISTEZZA.Spero di diventare una buona soldatessa in missione di pace.
Ciao,un caro saluto e un grazie.Giovanna Immacolata.