Le chiavi di casa (Scampoli d’omelia nella XIX domenica del tempo ordinario)



7 agosto 2010 ore 21:03 , scritto da Luigi Maria Epicoco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Chissà quale faccia avevano fatto i discepoli per sentirsi rivolgere questo tenero incoraggiamento raccontato dal Vangelo di oggi. Forse loro, come noi, soffrivano dell’ansia dei numeri e dell’audience. Forse si erano accorti che non erano né molti, né organizzati, né sopratutto capaci. E avevano assunto la stessa aria depressa che assumiano noi quando in un istante di lucidità ci rendiamo conto che le cose che sono attorno a noi sono troppo sproporzionate per essere vissute bene da ciascuno di noi. E’ troppo faticoso amare intensamente per tutta la vita una persona. E’ troppo faticoso rimanere onesti in un mondo che va avanti solo a gomitate. E’ troppo faticoso lavorare sulla propria libertà quando il nostro corpo o magari le nostre emozioni  dicono esattamente il contrario. E così potrei proseguire all’infinito. Questa buona notizia del Regno di Dio che Gesù c’è venuto a raccontare è davvero bella, ma un pò pesante per ciò che realmente siamo. Così ai discepoli del Vangelo di oggi, e a noi in tanti momenti della nostra vita, ci assale il dubbio: non è che Dio si è sbagliato? Perchè a noi i conti non tornano proprio…E così Gesù li (ci) guarda, sorride paternamente e dice:  ”Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”. Che tradotto suonerebbe un pò così: “cercate di non avere paura, sò bene chi siete, e quanto siete scassati e inadeguati, ma il Padre non si è sbagliato, ha scelto proprio voi per darvi il Regno di Dio”. E così comincia a dare qualche dritta affinchè al posto dello scoraggiamento prenda posto un atteggiamento esistenziale diverso. Egli ragguaglia i discepoli su dove devono mettere il cuore. Non tutti i posti sono sicuri. Non tutti rendono felici. “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”. Ma se questo tesoro lo mettiamo nel sesso, nella ricerca spasmodica del successo, nell’egoismo che piega tutto a noi, nel denaro, nelle preoccupazioni di questo mondo, come potremmo salvarlo questo cuore? Saremo sempre sazi e disperati. Solo Cristo non tradisce. Solo Lui non solo ci sazia ma ci riempie di attesa, di speranza, di voglia di vivere. Poi Gesù fà un passo avanti e paragona la nostra vita all’atto di fiducia di un padrone, che si allontana da casa affidando tutto ai suoi servi. Quel padrone si fida di questi servi inaffidabili. Egli non ragiona ricordandosi che loro sono solo servi, e non hanno nè le capacità nè la cura che il padrone può avere per la sua casa. Egli si allontana da casa e  lascia loro le chiavi, li considera capaci di prendere il suo posto, capaci di comportarsi come il padrone. “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!”. Bellissima questa immagine. Il padrone si cinge le vesti e trasforma i propri servi in padroni, in figli del padrone, in proprietari. Si sono guadagnati un capovolgimento sociale, di identità perchè hanno vissuto bene durante quell’assenza. La nostra vita è come quella notte in cui il padrone è assente e lascia tutto in mano nostra. Sappiamo che tornerà, ma non sappiamo quando. E sappiamo pure che questo padrone si fida talmente tanto di noi da lasciarci tutto in mano. Non siamo i veri proprietari di ciò che ci sta intorno, della nostra salute, del nostro tempo, di quello che ci capita sotto mano. Pare che sia così perchè il padrone si è fidato di noi servi inaffidabili e si è allontanato, giusto il tempo di una vita. Ma questo padrone tornerà, presto, nell’ora che meno ce l’aspettiamo. E cosa troverà? Troverà noi svegli? O ci troverà addormentati, oppressi dal sonno delle nostre manie di protagonismo, dei nostri deliri di onnipotenza, delle nostre convinzioni senza repliche. Se ci troverà svegli, in quell’istante smetteremo di essere servi e diverremo padroni come Lui, con Lui. Se ci troverà addormentati nel peccato, nei compromessi fatti con il mondo e con il male, allora ci scaraventerà fuori di casa. E non ci avrà condannati Lui, ma noi stessi, che abbiamo tradito la sua fiducia e sprecato l’opportunità della vita, consumandola dietro speranze risultate vuote e senza vie d’uscita praticabili. Oggi possiamo fare tutto ciò che vogliamo, convincendoci anche che nessuno ci toglierà mai il timone di mano. Ma non c’è bisogno di essere cristiani per ricordarsi che la vita, questa vita, non è per sempre. Arriva il giorno in cui tutto cambia.  E cosa accadrà?   
“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. Siamo nati servi, perchè dipendiamo da molte cose, ma Cristo c’ha chiesto di vivere e comportarci con la dignità dei padroni. La vita eterna è esattamente questo: capolgere ciò che eravamo all’inizio, e renderlo stabile per sempre. Cristo è morto per questo, ed è risorto appunto per questo. Ora tocca noi scegliere cosa farne di queste chiavi di casa…