Assunta… a tempo indeterminato (scampoli d’omelia nella festa dell’assunzione della B.V. Maria in Cielo)



14 agosto 2010 ore 15:43 , scritto da Luigi Maria Epicoco

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Nel cuore dell’estate siamo abituati a festeggiare uno delle feste più solari dell’anno: l’assunzione di Maria al cielo. Forse sarà proprio quel riferimento alla “donna vestita di sole”, così come ce lo racconta l’apocalisse, il motivo per cui il 15 agosto, crocevia del sole più caldo dell’anno, noi ricordiamo questo dogma dell’ultima ora, proclamato appena pochi decenni fa da Pio XII. Ma non voglio perdermi dietro i rigagnoli delle congetture storiche e teologiche e voglio invece guardare il cuore di questa festa attraverso gli occhi del Vangelo di oggi. La scena è semplice. Questo è un Vangelo di movimento. Inizia esattamente con un passo affrettato di Maria, reduce da una delle esperienze più rivoluzionarie della storia: l’annuncio dell’angelo. Forse anche lei, come noi, quando era turbata o agitata, usciva fuori a sbollire facendo quattro passi, ma siccome questa volta il turbamento era qualcosa di più consistente di un pensiero fisso, decide di fare questa gita fuori porta, attraverso la montagna. Direzione casa di Zaccaria ed Elisabetta. Quanti pensieri ci saranno stati durante quel viaggio, ma già l’averlo intrapreso ci fa capire molte cose. Capita anche a noi di ingolfarci dietro i pensieri o le cose che ci accadono, dobbiamo avere anche noi come Maria il coraggio di staccare e di andare da qualcuno che sappiamo ci voglia bene. Solo il bene di chi ci ama veramente ci fa guarire da certe indigestioni esistenziali. Difatti, tutto ciò che segue nel Vangelo altro non è che una guarigione interiore di Maria. Fare la volontà di Dio a volte non ci fa sentire subito felici. Aderire alla realtà così come accade molto spesso crea delle spaccature interiori. Abbiamo bisogno di ricucire certi strappi, certe rotture che accadono perchè succedono delle cose che non ci aspettiamo, che non abbiamo calcolato, e che pure accadono. Il dialogo è semplice. C’è uno scontro tra due sussulti di gioia. Il risultato? il cantico più bello del nuovo testamento: il Magnificat. Dietro questo canto tutto d’un fiato di Maria c’è tutta la storia della salvezza, c’è la rivoluzione di Dio, c’è il capovolgimento delle circostanze, c’è il realismo del cristianesimo, e c’è la speranza della buona notizia del Vangelo.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ecco perchè aveva ragione Dante quando diceva, attraverso la bocca di San Bernardo, che Maria “è di speranza fontana vivace”. Tutta la sua vita, i suoi dolori, le sue gioie, i suoi giorni sono segno di un Dio che attraverso la debolezza della nostra storia opera prodigi. Non dobbiamo avere paura della nostra storia, ne delle contraddizioni che in essa accadono. Dio ci salva non da quelle contraddizioni ma attraverso di esse. La festa di oggi ne è l’apice. L’argomento più convincente di questa speranza non è più un racconto, è Lei stessa, in anima e in corpo che viene assunta in cielo,senza più il “precariato” delle cose che passano della terra. Maria è “assunta” a tempo indeterminato, in quel regno dove tutto è pienezza. E’ lì come pegno per ciascuno di noi, come promemoria del fatto che anche noi siamo chiamati allo stesso destino. Maria è il nostro destino. E oggi ne facciamo memoria. Ricordiamocelo sempre, specie quando tutto ci grida esattamente il contrario. La fede serve innanzitutto a questo, a fare memoria quando le circostanze della vita ci fanno dimenticare chi siamo e dove stiamo andando.

(La vignetta è di don Giovanni Berti :) )