Porte ad un’anta sola (Scampoli d’omelia nella XXI domenica del tempo ordinario)
22 agosto 2010 ore 11:39 , scritto da Luigi Maria Epicoco
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Uno dei lavori più delicati di Gesù è raddrizzare le domande. Proprio nel Vangelo di oggi ne abbiamo un esempio. Un tale lo ferma in mezzo alla strada e a brucia pelo gli domanda “quanti” sono quelli che si salvano. Gesù, più veloce di lui, rettifica la domanda in “come” ci si salva, ricordando a quel tale e anche a ciascuno di noi che nel Vangelo non contano le statistiche di quantità ma di qualità. Eppure la nostra vita, molto spesso la mettiamo a paragone nelle quantità e quasi mai nella qualità: “quante” esperienza ho fatto; “quante” persone ho conosciuto; “quanti” soldi ho; “quanta” gente mi stima…..Secondo noi, il numero fa la differenza. Gesù invece vuole che puntiamo lo sguardo sulla qualità. E’ come se Egli volesse dirci: “Non avere paura se nella tua vita non ci sono tante cose. Se la tua vita è un fazzoletto di cose semplici che il mondo definisce “banali”, “scontate”. Non avere paura se nessuno ti citerà mai nei libri di storia, o se non conosci di persona i grandi della terra o i VIP che popolano i giornali. Spendi il tuo tempo e le tue energie a migliorare la qualità di ciò che c’è dentro la tua vita, non a invidiare la vita degli altri. Migliora la qualità dei rapporti, della cura di te stesso, dell’ordine della tua casa, della tua alimentazione, della salute del tuo corpo, di ciò che leggi, di ciò che ascolti, di ciò che vedi. Non tutto vale la pena. D’un tratto ti accorgerai che è molto faticoso puntare ad un’alta qualità delle cose. E’ come sforzarsi di entrare attraverso una porta stretta che appare più come una feritoia che come un passaggio vero e proprio. Eppure solo attraverso di essa si esce dal recinto blindato delle paure, della depressione, del non senso, della rassegnazione, della disperazione, della solitudine, del caos. La santità è sempre organizzata, non è mai improvvisazione. E allo stesso tempo la santità è compresa ed è legata alla qualità delle cose non alla loro quantità”. Il proseguio del discorso è molto duro, e devo confessarvi che ogni sera prima di addormentarmi mi rammento di queste parole di Gesù: Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Mi ricordo che non è scontato essere cristiani solo perchè abbiamo le mani in pasta nelle “cose di Dio”. Questo è valido per me che sono prete ma anche per ciascuna persona che si definisce cristiana. Possiamo frequentare la messa tutte le domeniche, e pregare tre volte al giorno e incorrere nello stesso disconoscimento raccontato da Gesù. E questo accade perchè molto spesso ciò che celebriamo, ciò che preghiamo, ciò che crediamo non tocca veramente la nostra vita, non ne cambia la qualità. Il sacro rimane rinchiuso nelle chiese o in minuti stabiliti della giornata, ma non irriga le nostre scelte, le nostre cose, i nostri rapporti. Non basta l’esteriorità a salvarci, dobbiamo sforzarci di cambiare il cuore, cioè la direzione di fondo. Siamo riconosciuti da Cristo solo in virtù di questo sforzo di cambiare qualitativamente dal di dentro, diversamente siamo sconosciuti che abbiamo vissuto solo davanti a noi stessi e a ciò che noi ritenevamo vero…
(La vignetta è di don Giovanni Berti
)



Eccomi, Don Luigi e ti ringrazio di questa nuova omelia che come sempre mi offre spunti di riflessione..
Parto dal fatto che da un gran portale vogliono entrare in molti, in pochi invece all’idea di mettersi in fila decidono di passare da quello piccolo .
Nessuno ha più l’umiltà e la pazienza di attendere, è tutta una corsa nel mostrare e dimostrare : io sono ma diventerò , io ho e possiederò “Anche vendendomi il cuore se necessario”.
Un galoppo schizzofrenico nel diventare sempre più veloci ad entrare per primi dalla grande porta, un portone colorato, pieno di luci, che racchiude un mondo apparentemente felice che chiameremo il teatro dell’ illusione.
Ci si spintona, si vuol arrivar in prima fila, si prodigano insulti a quelli che ostacolano.
Ma tanti di questi scalmanati non sanno che varcata la soglia troveranno la vita come “ritratta sopra un gran fondale dipinto”, una stucchevole scenografia, bella si, ma finta, senz’anima; e si fermano ad ammirarla, imbambolati, convinti di essere attori , finalmente protagonisti della rappresentazione teatrale dal titolo ” Questa è Vita vera!”.
Molti di loro però, dopo aver recitato male sino all’ultimo respiro , un giorno, comparendo davanti a nostro Signore, verranno a sapere che quel catafalco, quella struttura ben decorata davanti alla quale stramazzarono al suolo fra applausi ipocriti non era il vero palcoscenico della vita ma solo un sipario di scena non ancora alzato e che dietro c’era la reale rappresentazione , un’opera che racchiudeva qualcosa di più prezioso, significati profondi da scovare, gioie nascoste, colpi di scena che solo avendo la giusta preparazione si potevano scorgere.
Se invece iniziamo ad avere l’umiltà di entrare da quella piccola e stretta porticina, tutto sarà diverso.
La vera Rappresentazione è destinata a chi è in fila, in attesa del suo turno e sa già che dopo aver atteso non poco verrà condotto in un mondo che va oltre a quei fondali colorati, a quelle quinte di scena. Giungerà direttamente alla vita vera, con scenari autentici fatti di uomini e donne, fratelli e sorelle che non recitano ma “vivono” atti di passioni e emozioni, circondati da castelli costruiti d’amore e montagne modellate dallo spirito, fontane che irrigano gioia e prati ricolmi di fiori sbocciati con la preghiera.
Come rinunciare a tutto ciò?
Se è questa la promessa mettiamoci in fila ,attendiamo il nostro turno, prepariamo con amore la nostra parte e quando sarà il momento, col cuore in gola, entriamo in scena.
…Che lo spettacolo di Dio abbia inizio.
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Cari Don Luigi e Stefano,ma che belle parole avete trovato! Le condivido pienamente,ora, mentre prima (trent’ anni fa) volevo lasciare un segno nel mondo,cercavo le grandi imprese,eppure tentennavo perchè sapevo bene che le mia intelligenza non era in accordo con “l’intelligenza del cuore”,quella che ti permette di fare cose semplici in un modo straordinario..di testimoniare..di non essere come il dietologo sovrappeso e lo psicologo pieno di problemi,cioè come quelle persone che non sono credibili.In altri post si parlava di liberarsi della zavorra, di far SPAZIO A GESU’ NEL PROPRIO CUORE:quando sei in ordine nella persona, la tua casa è semplice,i toi rapporti cogli altri sono il più possibile lineari,allora
si può aspettare con pazienza il proprio turno per entrare dalla porta stretta.Come dice il cantante Ligabue,bisogna viaggiare leggeri.
Caro Stefano,sono ammirata dal tuo modo di scrivere,te lo dico perchè ho insenato italiano per 25 anni.Lo sfondo al posto della vita vera..io penso che la vita diventa spesso come un viaggio in un autobus affollato:sgomiti per salire perchè temi di restare a piedi,poi cerchi di sistemarti più comodo che puoi e magari di sederti.Quando finalmente sei seduto,dopo poco arriva la tua fermata e devi scendere.
Un caro saluto.Giovanna Immacolata.
Cara Giovanna ti ringrazio dei complimenti. Pensa che il dono della scrittura è uno dei tanti donatomi dallo spirito santo.
Tutti noi abbiamo dei doni ,son sicuro che anche tu ne sei ricolma.
Ringraziamo Gesù che ci è accanto e ci spinge a donare agli altri quello che lui ci ha donato, portandogli più anime possibili attraverso noi stessi .
Che meraviglia essere al suo servizio!
Un abbraccio. Stefano