Indagini geologiche. Alla ricerca di fondamenta buone (Scampoli d’omelia nella XXIII domenica del tempo ordinario)
4 settembre 2010 ore 11:58 , scritto da Luigi Maria Epicoco
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
La puntata del Vangelo di oggi comincia in levare. Gesù stretto da una folla numerosa che lo seguiva, si volto’ e disse…. Questa annotazione del Vangelo già cambia profondamente le carte in tavola. Il Gesù che seguiamo non é uno che vuole che lo seguiamo e basta, ma é uno che vuole che lo seguiamo avendo chiare le ragioni. Non di rado, allora, Egli pone delle domande spiazzanti a chi lo segue. Ancora oggi fa cosi’ con noi. Molto spesso usa la vita per porci delle domande profonde. E se noi non rispondiamo o siamo troppo distratti per ascoltare queste domande, allora rischiamo o di non seguirlo più o di non trarre più nessuna utilità dal credere in lui.
Ma il succo della questione di oggi è più serio del solito: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.In realtà la traduzione di questo brano é semplice: su cosa poggia la nostra vita? Su nostro padre? Su nostra madre? Sul nostro lavoro? Sulla nostra salute? Sulle nostre forze? Su i soldi? Su chi ci vuole bene? Molto spesso il terreno su cui costruiamo tutta la nostra vita ha a che fare con qualcuna di queste cose. Essere cristiani significa scendere più giù nel porre le fondamenta. Tutte le cose elencate prima non sono negative in assoluto, anzi, molte sono buone, ma non sono abbastanza stabili da poter reggere tutto il peso di una vita. C’è una cosa, pero’, che rende stabile la nostra vita sopra ogni cosa: Cristo! Costruire su di Lui, amare Lui sopra ogni cosa, fidarsi di Lui sempre, ascoltarLo, seguirLo, rischiare per causa Sua, significa essere suoi discepoli. Ed essere suoi discepoli significa avere una qualche opportunità reale di essere davvero felici, di quella felicità, pero’, che non finisce con un mal di testa, ma che regge anche “i terremoti” imprevisti che ci accadono.
Noi siamo, sempre troppo insicuri, arrabbiati, stanchi, depressi, tristi, precari, non perchè siamo più o meno sfortunati degli altri, ma perchè abbiamo posto le basi della nostra speranza e della nostra gioia su cose troppo precarie. Rivoluzionare le fondamenta significa cambiare tutta la stabilità esistenziale. Essere cristiani é una cosa che non puo’ avere a che fare con chi è distratto, irriflessivo, presuntuoso. Queste caratteristiche sono tipiche di chi ha posto in se stesso il proprio destino. Ma allo stesso tempo, il racconto delle torri e della guerra ci ricordano che dobbiamo avere sempre strategie umane molte pratiche. Cioé dobbiamo sempre fare i conti con cio’ che ci serve per arrivare al nostro obiettivo. Troppe volte noi facciamo dei propositi ma non facciamo nulla per pianificare una strategia per raggiungerli. E’ cosi’ anche per il cristianesimo: non si puo’ dire di credere in Lui senza riempire la nostra vita di tutti quei mattoni necessari per concludere la torre. Ecco perchè non è un optional pregare, o andare a messa, o confessarisi, o meditare la parola di Dio, o occuparsi di chi soffre. Tutte queste cose sono i materiali necessari per concludere qualcosa di buono per noi stessi, ma anche per tutti gli altri.
Purtroppo noi abbiamo ridotto la fede ad un hobby, e cio’ che ruota attorno ad essa a attrezzature per soli professionisti.
La fede non é un hobby del fine settimana. La fede é l’unica maniera che abbiamo per vivere una vita degna di questo nome. E Cristo ne è la Via…



Grazie Don Luigi per questa nuova occasione di riflessione.
Lasciare tutto per Cristo…bell’inpresa e grande responsabilità…ma poi iniziamo a pensare :Cosa Ci guadagnamo? quando iniziare? ma sopratutto:per quanto tempo?.
Se qualcuno ci promettesse la gioia e la felicità piena per tutta la vita e oltre, chiedendoci come scambio l’abbandono dell’uomo vecchio , cosa faremo?
Non è semplice dare una risposta Don Luigi, ma è vero che bisogna sedersi a tavolino per valutare e prendere delle decisioni.
Cosa perderei? e cosa guadagnerei?
Perderei tutto quello che sino a quel momento per me è sicurezza ovvero, i miei “Punti di riferimento”, la famiglia, il lavoro, una casa.
Come sostituire delle apparenti certezze (visto che di certo al mondo terreno non vi è nulla) senza subire lo shock della “vita nuova”?…facendo una sola cosa: iniziando ad imparare, esercitandosi nella vita di tutti i giorni, che lasciare tutto non significa “abbandonare” ma iniziare a ” Trasfigurare”.
Cristo non ci chiede la radicalità di un cambiamento rapido e fulminante, ci domanda solo di andare alla sua scuola; come libri useremo il vangelo, come esami, la vita di tutti i giorni.E’ come imparare una professione che ci darà grandi soddisfazioni, solo che in questo caso ,soddisfazioni dello spirito, riconpense dell’anima.
Quando ci sentiremo finalmente decisi allora potremo dire: “Eccomi Gesù, sono pronto per lavorare nella tua vigna. Ho lasciato l’uomo vecchio e mi presento come uomo nuovo, “.
Non possiamo trascorrere una vita basandoci solamente su noi stessi, convinti che l’essere cristiani sia solamente il credere in un “Dio”, mettendone anche in dubbio la sua reale esistenza , senza fare nulla per incontrarlo.Questo è l’uomo vecchio.
Per me lasciare tutto è principalmente aprire finalmente il cuore per fare entrare vita e farne uscire gioia; aprire il cuore per fare entrare Cristo e farne uscire il suo amore.
Questo è l’uomo nuovo.
Grazie Don.
Seguire Gesù significa avvolorare tutte le proprie cose, specialmente quelle alle quali ci teniamo di più perchè ci identificano come persona (i propri genitori, la propria famiglia, i propri figli)alla luce dell’Amore divino.
Significa lasciare che Gesù entri nella nostra vita e ci guidi con il suo amore. Significa essere capaci di non chiudersi in se e trincerarsi nelle cose affettive o materiali e difenderle, annullando tutto il resto. Questa è la politica dello struzzo che fa finta di non accorgersi del mondo che lo circonda, pur facendone parte ed essendovi immerso dentro.
Nel contesto odierno che spinge all’individualismo più estremo, alla relazione affettiva usa e getta, al contatto telematico sostitutivo di quello sociale ci vuole coraggio ed una fede sana e salda per sapersi aprire agli altri. Perchè significa rischiare anche sulle proprie cose, sulla propria pelle.
Non accade lo stesso per un’attività lavorativa che ci da il sostamento materiale per andare avanti ? Ma cosa accadrebbe se non avessimo la certezza di Dio, della sua compagnia, del suo Amore ? Come e dove troveremmo le forze di superare le immancabili prove che ciascuno affronta nella propria vita : decesso di un caro, malattia invalidante, perdita della casa, difficoltà relazionali e affettive ?
Come potremmo reagire e persevare con Fiducia senza l’amore di Dio e di Gesù in particolare. E’ proprio questa certezza che ci manda avanti e non ci fa cadere nel baratro della disperazione che porta solo alla morte dell’anima e del corpo.
Seguire Gesù è quindi affrontare il quotidiano col sorriso scaturito dalla certezza dell’amore di Gesù e del suo incondizionato sostegno.
Personalmente ho fatto più volte questa esperienza, specialmente nei momenti più difficili.
Con affetto a tutti.
Carissimo Don Luigi Maria, il VANGELO di oggi …unito alla lettura del tuo post mi provoca un turbamento interiore…
“Mi fido veramente di DIO?” …sarà il tempo a rispondere …per ora io so solo che mi trema la pancia…e non è un senso FIGURATO…:)
GRAZIE e buona DOMENICA…
PS. GRAZIE mille per i tuoi scritti: SONO mattoncini utilissimi. CONTINUA e grazie ancora, ciao ANTONELLO.
Grazie Don Luigi, per questa bella spiegazione del Vangelo di oggi.
Il mio Parroco alla Messa vespertina, aveva un po’ troppo puntato sul sedersi al tavolo e “valutare”.
Il sacerdote di stamattina già mi ha chiarito un po’ meglio le idee ed ora il suo commento a completare ancora un pochino di più il quadro di questi versetti assai inquietanti.
Io ho avuto il dono di una conversione e da quel momento, il Signore mi ha preso per mano e passo passo mi ha portata a capire sempre uno iota in più…come per esempio che non ci sono “conti” da fare col Signore: o si è con Lui o non lo si è!
Ma come abbandonare tutto?
Comprendendo nell’intimo di noi stessi, che in realtà noi siamo sempre soli, anche se diamo tutto per gli altri, e possiamo affidarci solo al Signore.
Pur nel volontariato, nel mio piccolo lavoro, con amiche e sorelle, io so che alla fine i conti li devo fare con la mia coscienza.
E questa, che per me è la Sua voce, mi “baccetta” ben bene quando cerco di allontanarmi dalla Via. Per fortuna!!!!
D’altronde io vivo sola, mio marito ha voluto il divorzio, ho commesso il grave peccato di aborto (per fortuna perdonato, grazie alla immensa Misericordia di Dio), la mia vita non è stata facile, come per molti, ma ho avuto e ho la gioia dell’incontro con Lui nella Messa, nell’Eucarestia, nel servizio: questo riempie le mie giornate, che altrimenti sarebbero vuote e buie e potrebbero portare al suicidio chi non ha il dono della fede.Anzi, quando ho bisogno di consolazione, mi manda qualcuno da consolare… o interviene con altri piccoli battiti che mi fanno capire che qui sono pur sempre un Strumento.
In tutta sincerità, aspetto quasi gioiosa il momento in cui Lui avrà la bontà di chiamarmi a Sè, poichè credo che solo allora avrò la gioia piena.
In quest’attesa, mi lascio “coccolare e prendere per mano” da Maria e da Suo Figlio.
Pecco se dico che non amo molto questa vita?
So che è il dono più grande che Dio possa farci, ma io ho sempre sentito il peso della Croce ed anche se con la preghiera e il Vangelo non la vorrei cambiare con quella di alcun altro, sono un po’ stanca.
Per fortuna ho un direttore spirituale meraviglioso che mi sostiene nei momenti peggiori, ma soprattutto io sento di amare il Signore e questo è la gioia più granche che ho trovato qui sulla terra.
Cara MIWICK,sono rimasta molto turbata dalla tua testimonianza,e non tanto per i dolori che hai avuto,ma per la tua sincera ammissione di desiderare che la tua vita non duri ancora molto.Mi ha fatto pena anche leggere le tue parole di scusa per questa ammissione.Credo che tu sia una donna molto buona e dolce e vorrei che potessi avere tutte le consolazioni che prima ti sono mancate, per poter dire a te stessa:”Che bello, sono ancora qui,fino a che il Signore non mi chiamerà!”Ti auguro tanta gioia spirituale e tante soddisfazioni personali.So anch’io cosa si prova quando i carichi sulle spalle diventano sempre più pesanti,specialmente quando le persone che dovrebbero condividere quei pesi con te
ti accusano e sono pronte ad aggiungerne altri ..finchè,come i muli troppo carichi,si cade a terra.Un abbraccio.Giovanna Immacolata.
Grazie, carissima Giovanna Immacolata.
In realtà ero in un momento un po’ no, anche se continuo a credere che la Vita di Là sarà sicuramente una gioia continua.
Comunque, anche la tua tenera e gradita risposta è uno di quei doni che il Signore mi da, come battiti d’ali, per farmi sentire che Lui mi è sempre vicino e ringrario ancora e ancora te e Lui.
Sì, la mi vita non è stata una “passeggiata”, ma vorse era così che doveva andare, per avere “sulle spalle” tante esperienze e poter essere di consolozione ad altri.
In questi giorni ho avuto la gioia di sapere che verrà pubblicata (gratuitamente)una mia raccolta di meditazioni, lettere e poesie che sono il racconto della mia conversione e spero che possa essere utile a qualcuno per ritrovare la Via.
Anche tu devi essere una persona “speciale” e molto sensibile per aver percepito il mio “tonfo”…ma a me capita spesso così: piano piano precipito fino a toccare il fondo e poi…ecco la risalita veloce.
Ti ringrazio ancora tanto e ti abbraccio con affetto, Patrizia