…bisogna pensare in grande e agire in piccolo!
12 maggio 2011 ore 19:35 , scritto da don Davide Banzato
Siamo oramai vicini alle prossime elezioni amministrative ed il clima di tensione politica e di annebbiamento delle coscienze è tale da esser difficile orientarsi nelle scelte proposte. La maggior parte delle persone si trovano a decidersi per il “meno peggio” oppure si trovano in uno stato di totale disprezzo generale e indifferenza. La “politica” dovrebbe riguardare la vita della polis e come tale avrebbe come fine il bene comune da costruire tutti insieme. Ognuno di noi fa’ politica col proprio modo di vivere, scegliendo o meno di gettare una carta per terra o preferendo scorciatoie nella vita ad esempio, pertanto nelle piccole o grandi scelte quotidiane, consapevolmente o in modo superficiale, si consolida una mentalità, un sistema, si alimenta un consenso. Purtoppo la realtà è che la politica odierna è molto distante dalla vita della polis greca capace di discutere e dialogare nell’agorà del proprio ambiente vitale ed è nato un senso generale di sfiducia, del “così fan tutti”, del “tira a campare”… con una conseguente e grave deresponsabilizzazione, pensando che in fondo non possiamo fare più di tanto. Dal mio punto di vista il primo grande errore è proprio il gettare la spugna pensando che solo chi ha un certo ruolo può incidere davvero, anche se sicuramente c’è una grande differenza di responsabilità tra l’elettore e colui che diviene amministratore della cosa pubblica… Il secondo sbaglio consiste nella coscienza delegata, ovvero nella presunzione di essere informati e di essere autonomi nei propri giudizi, delegando al leader di turno e a fonti di informazione riduttive e manipolatorie, che hanno piano piano creato in tutti noi una certa confusione tra ciò che davvero è bene e ciò che è male, rendendo così difficile comprendere quale sia il vero bene comune.
Capisco chi dice oggi “non mi intaressa”, ma la fatica dell’assumersi la propria responsabilità è fondamentale! Come qualcuno dice bisogna pensare in grande e agire in piccolo! Per cui anche le elezioni amministrative in un piccolo comune possono contribuire al pensare in grande. Ignazio di Antiochia suggeriva di pregare come se tutto nella vita dipendesse solo da Dio e contemporaneamente di fare come se tutto dipendesse solo da noi stessi.
Il mio pensiero l’ho espresso a grandi linee nell’ultima trasmissione di Radio Maria (che vi invito ad ascoltare se non l’aveste ancora fatto) In merito alle prossime elezioni e in vista di giugno per l’importantissimo referendum in cui spero tutti partecipiate, divulgo questo interessante articolo che ho letto nella rivista Italia Oggi di giovedì 12 maggio 2011 a pagina 7.
Riflessioni e indicazioni pastorali sulle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio 2011
Un momento importante
Le elezioni, siano esse politiche che amministrative, sono sempre un momento importante per una comunità. Sono infatti l’occasione per pensare a se
stessa e al proprio futuro e per indicare programmi e nomi che possano interpretare questa idea di se stessa e del proprio futuro. E’ vero che nella nostra società i momenti decisionali della politica si sono moltiplicati e, si potrebbe dire, sono usciti dai tradizionali palazzi. C’è oggi una politica “diffusa” nella società e nel territorio. Ciononostante, il momento elettorale conserva una sua indubbia importanza perché in esso il cittadino riflette non solo sui propri bisogni e interessi, ma sul “nostro” bene, il bene di tutti, il bene della comunità percepita come un tutto. E’ così anche per le prossime elezioni amministrative.
Il compito del Vescovo
Il mio compito, come vescovo, è di confermare che la comunità cristiana e la fede cristiana non sono estranee a questi momenti importanti della vita della comunità, anzi, dato che esse hanno a cuore l’uomo “via della Chiesa”, come scriveva nella sua prima enciclica, la Redemptor hominis, il Beato Giovanni Paolo II, non possono ritenersi estranee ai momenti in cui l’uomo decide di se stesso e del proprio futuro. Non perché la fede cristiana fornisca ricette politiche o amministrative, ma perché ritiene di aver qualcosa da dire – e di fondamentale importanza – sul senso comunitario della vita umana e sul nostro destino. E’ propriamente qui, sul tema
dell’uomo e del suo destino – il suo “cos’è” e il suo “cosa deve essere” – che la fede cristiana scende nella pubblica piazza e fa la sua proposta a tutti gli uomini che cercano la verità.
L’uomo ha una sola vocazione
Credo che non sia corretto interpretare la frase evangelica “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” come se la politica avesse da provvedere ai bisogni “materiali” della persona e la fede a quelli “spirituali”. Sia la politica, sia la fede cristiana guardano alla persona tutta intera. La persona non ha due chiamate diverse: una materiale e una spirituale; non persegue due destini diversi: uno terreno e l’altro eterno; non risponde a due bisogni diversi: il benessere qui e la salvezza di là. La persona è un tutt’uno e cerca semplicemente di essere, di crescere, di maturare in tutte le sue dimensioni; sente che qualsiasi singola dimensione le sta stretta e cerca di respirare al massimo, con i polmoni e con l’anima. La politica, compresa quella amministrativa, non riguarda solo un aspetto della persona, perché nella persona nessun aspetto è pienamente comprensibile se viene staccato dagli altri. La politica riguarda, quindi, tutta la persona, come pure la fede riguarda tutta la persona: la vedono da angolature diverse ma non contrapposte.
Le elezioni amministrative non sono mai solo amministrative
Può risultare strana questa mia affermazione. La politica nelle amministrazioni locali – si dice talvolta – riguarda l’organizzazione pratica della vita della comunità: il lavoro, il traffico, l’occupazione, il tempo libero … ; la fede, invece, riguarda altre cose: la preghiera, i sacramenti, lo spirito … Certamente questa visione ha molti aspetti di verità, però se nella persona si vede – come insegna la fede cristiana – la creatura del Padre, l’immagine di Dio, un fratello in Gesù Cristo, una realtà unica ed eminente che non ha eguali nel creato, anche l’organizzazione del lavoro, del traffico, dell’occupazione, del tempo libero … troverà altre e superiori motivazioni e indicazioni operative. Non pensiamo che ci siano da un lato le questioni operative e materiali e dall’altro quello morali e spirituali. L’uomo è un tutt’uno e la vita è sempre una sintesi. Quando noi compiamo una qualsiasi azione ci mettiamo tutta la nostra realtà di persone umane.
I grandi valori umani
E’ per questo che le elezioni amministrative non devono essere considerate come estranee ai grandi valori umani, che la fede cristiana ci ha insegnato e continua ad insegnarci. L’amministrazione di una città è senz’altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione, ma non lo è dall’etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità e che la fede cristiana ha contribuito a far scoprire e contribuisce oggi a conservare, a difendere e a far respirare.. I grandi valori umani della persona sono per esempio il diritto alla vita, l’integrità della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, la libertà per le famiglie di educare i propri figli secondo la propria responsabilità, l’aiuto solidale ai poveri condotto in modo sussidiario, ossia evitando sprechi ed assistenzialismo e favorendo, invece, la creatività e l’assunzione di responsabilità di persone e corpi intermedi.
Davanti alla scheda elettorale
Davanti alla scheda elettorale, l’elettore sa bene che dovrà decidere non solo del piano urbanistico o della viabilità, ma anche di questi grandi valori. Ed è per questo che la Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che «su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa» (Nota della Congregazione della Dottrina della Fede del 2002). Questo sia per un dovere di coerenza, sia perché, facendo diversamente, si farebbe un danno alla persona e alla società. Ci sono, infatti, questioni che possono essere affrontate e risolte in molti modi, ed altre che, invece, sono sicuramente sbagliate e contrarie al bene umano.
La crescente importanza degli enti territoriali
Oggi gli enti territoriali hanno sempre maggiori competenze anche su queste questioni di fondamentale importanza. Essi possono danneggiare o aiutare la famiglia, possono o meno aprire il riconoscimento pubblico a “nuove forme di famiglia”, possono o meno mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto, possono o meno promuovere forme di pubblicità offensive del diritto alla vita, possono soffocare la libertà di educazione delle famiglie oppure fare passi concreti per permettere il suo esercizio, possono sistematicamente combattere la presenza pubblica del cristianesimo o aprirsi ad una collaborazione nel reciproco rispetto. E tutto questo si amplierà ulteriormente in futuro, perché le autonomie si stanno diffondendo e le stesse competenze legislative degli enti locali aumentano.
Il dovere della coerenza
Anche in occasione di elezioni amministrative, il cristiano che voglia essere fedele agli insegnamenti della Chiesa distinguerà nei programmi le questioni su cui sono lecite molte opinioni da quelle che invece obbligano la sua coscienza. E non darà il suo appoggio a partiti che le prevedano. Cercherà l’onestà personale dei candidati, ma non solo. Cercherà anche l’accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali che ho elencato sopra e valuterà la storia e il retroterra culturale dei partiti dentro cui i candidati operano.
S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi
Arcivescovo-vescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa
Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân
http://www.vanthuanobservatory.org



Ricordare cosa sia il voto è un atto dovuto, una non semplice responsabilità che si dissocia drasticamente dalla consueta abitudine di vendere la propria scelta elettorale come mercanzia senza valore alcuno nei mercatini d’antiquariato organizzati sotto i ponti. “Il voto è un diritto del quale non dobbiamo mai dimenticarne il valore”, ma ormai tutto questo è merce rara, soprattutto nel nostro territorio, terra devastata e costretta a subire le più abbiette umiliazioni su tutti i fronti, terra dimenticata e ricordata soltanto il giorno dopo eventi eclatanti che per forza di cose smuovono i potenti dalle loro sedie e li catapultano in quello che quarant’anni addietro, fu meta di carri armati inviati per sedare la ribellione ad un sopruso. Il giorno dopo i fatti che hanno caratterizzato paradossali scelte politiche, decisioni ritirate per tempo, poi riproposte ed infine annullate, c’è una gran voglia di gridare basta, tornatevene a casa, tornatevene ai vostri lavori, la politica si fa con la gente e per la gente, la politica è lo specchio della gente, proprio per questo è fondamentale ricordare l’importanza di un “Valore Sacro”, il voto. Alla promessa di un posto di lavoro, troppi genitori hanno educato i loro figli a svendere il proprio voto, qualcuno il posto lo ha ottenuto, anche pagando, troppi ancora aspettano che i soldi gli vengano restituiti perché le chiacchiere in campagna elettorale si lanciano con i secchi, senza considerare i malati, vittime dei loro “salvatori”. La storia scorre e ripercorre il suo cammino, la gente muore e nasce, ma la collusione è sempre radicata nelle menti, nei favoritismi e nei comparati limpidi o oscuri che siano, è la mentalità che trasporta l’evoluzione civica e sociale di un popolo, nient’altro.
Come piacciono le poltrone e gli incarichi, assessore, delegato, responsabile, ma lo abbiamo benissimo constatato negli ultimi tempi di un caldo che ha azzerato troppe facoltà mentali, e poi? Tutto sereno, come se non fosse successo nulla, ma il cittadino? “Non c’è problema, il cittadino ci voterà ugualmente, tanto, non capisce nulla delle nostre beghe preistoriche”. Ma non è così.Peronate il mio sfogo irruento ,ma a parlare è proprio una persona che non ama compromessi e che non accetta certo raccomandazioni per poter avere successo nella propria vita(infatti disoccupa ma fiera di potersi guardare allo specchio)
Non bisogna solo valutare l’ onestà dei candidati, ma anche le scelte che sono contenute nei loro programmi.Sono d’ accordo, ma vorrei precisare un punto per me fondamentale: i programmi dei vari partiti politici non vanno letti solo sulla carta,ma verificati nella realtà.Ci sono partiti in cui la prassi quotidiana è contraria alle dichiarazioni di servizio ai cittadini, difesa della famiglia, aiuto ai deboli..Nonostante la evidenza della loro pratica di corruzione e di sistematico aggravamento dei problemi quotidiani della gente, i loro rappresentanti compaiono sui manifesti in atteggiamenti amorevoli con i bambini e con gli anziani o presenziano a cerimonie religiose tutti compunti.
Molti pensano: tanto,quando ottengono il loro “posto”,rubano tutti! Bè, la perfezione non è di questo mondo, ma c’è chi ci si avvicina di più e chi invece ne è lontanissimo!
Un caro saluto.Giovanna Immacolata.
@giovanna immacolata, SONO D’accordissimo con TE!
per dirla in termini scolastici: oltre il PROGRAMMA c’é la PROGRAMMAZIONE! …per non parlare del MONITORAGGIO, della VERIFICA e VALUTAZIONE! …vabbé
…é vero, pensando alle parole del vescovo, può apparire SPAVENTOSO considerare alcuni programmi politici CONTRARI all’etica cattolica ma, a mio modesto parere, è INFERNALE la CONTROTESTIMONIANZA a cui assistiamo! …e a cui purtroppo ci stanno ABITUANDO…
PER RISPETTO, appena lessi il post di Don Davide, decisi di non intervenire, perché penso che il SILENZIO sia la cosa più saggia e che OGNI intervento, alla fine RISULTA di PARTE!
Ma tu, cara GIOVANNA IMMACOLATA mi hai esortato…e grazie per aver CONDIVISO! Ciao, col mio semplice SORRISO!
PS che fai vieni a ROMA per PENTECOSTE?
Non posso credere che colui che crede di difendere i valori della persona, fin dal concepimento alla morte naturale della persona, possa trovarsi solo nelle formazioni di partito attualmente di governo. Infatti, se da una parte questi signori sono paladini nelle scelte antiabortive, antieutanasiche,si riconoscono solo nella famiglia naturale formata da uomo e donna e non dello stesso sesso,sopprimono l’uomo, una volta nato, attraverso la promulgazione di leggi che non rispettano la vita dell’uomo stesso. Proviamo ad esempio a vedere cosa succede, dopo aver conseguito una laurea a non trovare un posto dignitoso che rispetti le scelte di studio e a doversi accontentare di un lavoro a tempo determinato e quasi sempre di basso livello dove non è richiesta la laurea e nemmeno un diploma di maturità. E nel caso che si perda il lavoro non riuscire a trovarne un altro tanto che non si possa più vivere. Nel primo caso non si potrà mai mettere su famiglia e trvare una casa dignitosa e nel secondo non si potrà più mantenere una famiglia già formata. Senza voler parlare di esempi immorali di vita di Palazzo che degradano la dignità dell’uomo e della donna attraverso festini e sprechi di denaro, alla faccia di tutti coloro i quali non arrivano neanche a fine mese…….Tralascio per evitare ulteriori polemiche in chi vorrebbe spezzare il popolo italiano in tanti piccoli “statarelli” contrapposti sia fiscalmente che per identità culturale, oltre a instaurare odio contro le istituzioni giudiziarie e contro il massimo organo quale il Presidente della Repubblica. Come cristiano, come colui che ha fatto la scelta fondamentale della propria vita nella sequela di Gesù Cristo, devo avere paura a trovare chi mi rappresenti, in altri ambiti partitici che attualmente non sono governativi ? Gradirei una risposta chiara senza sottintesi e paure di fare delle scelte contrarie alla morale cristiana ma che poi, come ripeto, sopprimono l’uomo già nato.
@franco, Non mi è chiaro cosa chiedi. Se è uno schierarsi a favore della vita, l’ho sempre fatto come vedrai dai post in Archivio o cercando in alto a destra le parole vita, aborto, ru 486…
Per il parere politico, come feci in un articolo su Ruby e il caso a lei connesso, ho sempre espresso con chiarezza il mio parere e in sostanza per quel che qui scrivi mi trovo concorde sulle linee portanti della tua riflessione.
@Don Davide Banzato,
Don Davide, scusa per non essermi espresso bene nei contenuti e soprattutto non avevo intenzione di essere critico con te di cui ho grande stima.Il motivo per cui ho scritto le considerazioni precedenti é solo per avere maggiore chiarezza circa l’orientamento politico che ogni cristiano dovrebbe avere per non essere in contrasto con gli insegnamenti di Gesù.
Ho dato per scontato alcune direttive “pastorali” che a volte danno per certo che i valori cristiani sono meglio rappresentati dai partiti attualmente al governo, essendo in teoria schierati dalla parte della vita perché, non propongono e non approvano leggi a favore dell’aborto, a favore dell’eutanasia, a favore di unioni gay e così via, tutte leggi che in vigore sarebbero in aperto contrasto con il Vangelo.
Ma se apparentemente questi signori della politica abbracciano tali contenuti, diversamente il loro modo di vita ci presenta comportamenti immorali e chiaramente in contrasto con la giustizia sociale evidenziata nel Vangelo ed in tutti i documenti della Chiesa.
La mia domanda è quindi se io possa favorire persone che, schierate in movimenti politici storicamente contrapposti agli ideali cristiani, ma individualmente sono aperti ad una realtà sociale giusta avendo una predilezione verso le fasce più deboli. Cosa deve prevalere in sostanza il programma politico o la condotta individuale di ogni singolo componente di partito ?
Il Santo Padre più volte ha richiamato i cattolici a prendere parte attiva negli schieramenti politici, ma non ne vedo nessuno e allora dobbiamo accontentarci di questa realtà. Senza contare che un cristiano che vivesse integralmente il Vangelo, volesse prendere parte attiva in politica, difficilmente avrebbe spazio dal momento che un esame primario viene fatto dai vertici di partito ed i nomi da votare sono già predisposti nelle varie liste.
Sono convinto che occorre cambiare e spero che questo accada prima possibile, ma attualmente non vedo scelta.
Franco
@franco,
Caro Franco, quando ho letto il tuo commento mi è venuto in mente l’articolo che ti ho copiato qui sotto che un’amica mi ha inviato ieri via mail. Ti suggerisco inoltre di andare a vedere due blog, uno è diversamente occupate (sono loro che hanno organizzato la manifestazione dei precari in piazza) e un’altro è Centro di gravità. C’è sicuramente tanto da fare per ricostruire questo mondo, ma c’è anche chi già fa, dice, ci mette la faccia. Credo sia importante farlo, per cambiare, per non sentirsi soli e per trovare una via d’uscita. Che c’è sempre. E insieme è più facile trovarla
La primavera italiana
Martedí 17.05.2011 10:48
di Angelo Maria Perrino
Chiusi anche loro nel Palazzo, contigui e succubi di quei partiti e leader che fingono di criticare e di cui scrutano (e descrivono) ogni più piccolo sospiro, limitati nei loro orizzonti epistemologici ed esplorativi, analisti e commentatori ignorano il vero vento nuovo di questa primavera italiana: i giovani e il loro ritorno alla politica e all’impegno.
Schiacciate nelle loro vite precarie da mille euro e dai contratti di collaborazione a termine, privati di ogni sogno e progetto da una classe dirigente orba e sorda, fatta di vecchi mestieranti dell’emendamento chiusi in se stessi e nei loro privilegi di casta, le nuove generazioni mostrano con sempre maggior decisione di volersi riappropriare del loro futuro e di voler concorrere a determinarlo, togliendo la delega e uscendo dalle riserve indiane. Ed ecco che riempiono le piazze, vanno a votare in massa, castigano i professionisti della scheda che campano di politica e di aumma aumma e optano per tutto ciò che sa di discontinuità e freschezza, rottura col passato e svolta palingenetica.
Si spiega anche così a Milano, con il valore aggiunto portato da giovani finora astensionisti, il successo di Giuliano Pisapia (e le piazze piene ai grandi concerti e ai mille eventi di quartiere della campagna elettorale), a Napoli quello di Luigi De Magistris (e l’insuccesso del candidato prefettizio e di palazzo del Pd) e soprattutto l’affermazione, dovunque si siano presentate, delle liste del movimento Cinquestelle fondato da Beppe Grillo (ma ormai cresciuto e articolato sul territorio). E’ da lì, da quel fiume di energie e di speranze, ma anche di delusioni e disillusioni, che non si sente né di destra né di sinistra (categorie ormai logore, che a loro avviso servono solo a tutelare rendite di posizione e contrapposizioni di facciata) ma semplicemente avanti, che arriva la ventata nuova che sta scuotendo dalle fondamenta i palazzi della politica.
In prospettiva vincerà chi riuscirà ad ascoltare, comprendere e dare risposte concrete e rappresentanza ai bisogni e ai desideri dei milioni di giovani dimenticati dalla politica professionale e per i quali non c’è la benchè minima attenzione nei governi di centro e di periferia. Uscite dai palazzi, cari politici, andate per le strade. C’è molto fermento on the road, idee nuove, voglia di cambiare. Nei contenuti e nelle forme della politica. I giovani si battono per un mondo più pulito, più equo, più solidale.Ma anche più attento al talento e al merito. Per una società con meno furbizie e ingiustizie e più trasparenza e responsabilità. Per meno marketing e parole e più valori e realizzazioni. E’ la nuova politica. Per capirla basta leggere i loro forum e i loro manifesti. Accanto alle visioni,hanno anche delle proposte molto concrete: acqua pubblica, politici a casa dopo due legislature, basta con i soldi pubblici devoluti alla casta. E non è che un debutto….la battaglia continuerà.E mieterà nuove vittime.