Via le mani dagli occhi !



20 agosto 2011 ore 12:08 , scritto da Fabio Salvatore

 

 

‘Voi che siete molto sensibili all’idea di condividere la vita con gli altri, non passate oltre davanti alla sofferenza umana, dove Dio vi attende affinché offriate il meglio di voi stessi: la vostra capacità di amare e di compatire. Le diverse forme di sofferenza che, lungo la Via Crucis, sono sfilate davanti ai nostri occhi sono chiamate del Signore per edificare la vita seguendo le sue orme e fare di noi i segni della sua consolazione e salvezza. Volgiamo lo sguardo perciò a Cristo appeso sul ruvido legno e chiediamogli che ci insegni questa sapienza misteriosa della croce, grazie alla quale l’uomo vive. La croce non fu l’esito di un insuccesso, bensì il modo di manifestare l’offerta di amore che giunge sino alla donazione più smisurata della propria vita. Il Padre volle amare gli uomini nell’abbraccio del suo Figlio crocifisso per amore. La croce nella sua forma e nel suo significato rappresenta questo amore del Padre e di Cristo per gli uomini. In essa riconosciamo l’icona dell’amore supremo, dove impariamo ad amare ciò che Dio ama e come Egli lo fa: questa è la Buona Novella che ridona la speranza al mondo”. (Benedetto XVI° – Via Crucis GMG)

Un turbinio di emozioni e di conferme. L’abbraccio della Croce e di quella Sua forza che ti segna in ogni dove. Un monito che colpisce tutti, ma anche e soprattutto chi incontra la sofferenza. Ascoltando e rileggendo queste parole, un brivido mi percuote in ogni dove e mi ha messo ancora una volta nella posizione di ascolto di chi soffre e di chi vive come me nel dolore.

Il dolore non ha colore, non è bello o brutto. Il dolore è l’amore, è il cuore che batte in ognuno di noi e non può essere ragione di autocommiserazione e di piegarsi su se stessi ! No, la sofferenza è una grande offerta che Noi facciamo umilmente guardando Cristo inchiodato sulla Sua Croce.

Ci sono voluti anni, lacrime, disperazione, panico, urla nascoste dentro me,  per arrivare a questo pensiero e solo discendendo “negli inferi” della solitudine e della paura ho potuto capire che questa era la strada maestra.

A noi, giovani, la capacità di invertire questa tendenza fatta di omertà e di silenzio che uccide chi soffre. A noi, giovani, l’occasione di cambiare questro strano pensiero che la sofferenza vuol dire dannazione e morte. A noi l’abbraccio fraterno del prossimo, l’ascolto e la voglia di condividere con gli altri il proprio dolore e il dolore altrui. Non chiudiamoci nel buio delle nostre stranze ma spalanchiamo il nostro cuore all’accoglienza e all’amore verso la vita.

Sì, la vita, fatta di dolore e sofferenza ma che non può continuare a tacere di fronte a chi urla con passione e noi scioccamente non ascoltiamo. Ci siamo tappati orecchie, chiusi gli occhi.

La Croce è il successo della nostra rinascita nell’amore, ed è questa l’esplosione di Gioia che deve coinvolgere Noi tutti alla ricerca vera della felicità che passa inevitabilmente attraverso lacrime, sangue e sudore, ma non può e non deve tacere.

Prendiamo le nostre braccia, spalanchiamole e spostiamo le mani via dai nostri occhi.

Guardiamo e viviamo il nostro presente e il nostro domani, senza paure e reticenze, sul palcoscenico vivo della Resurrezione che crede, che ama, che soffre, che asciuga lelacrime e torna a sognare !