Questa povertà che genera tutte le altre



27 dicembre 2011 ore 09:00 , scritto da Barbara Benedettelli

Una volta ci si faceva questa domanda: Essere o avere? Oggi la domanda è diversa: Avere e dare o avere e tenere? Vince il “tenere”, perché per dare occorre sentire. E per sentire bisogna prima combattere la povertà interiore, molto frequente nel nostro tempo.

Dobbiamo trovare un modo di essere solidali con i fatti. E i fatti, per quanto riguarda la povertà, sono rappresentati dal dare una possibilità concreta di uscire dallo stato di disagio economico nel quale le persone si trovano. Oggi si parla di solidarietà, di necessità di trovare vie anche nuove e di rinforzare strade già consolidate. Vorrei aggiungere qualcosa che ritengo fondamentale per poter realizzare tutto questo. La prima povertà da sconfiggere è quella morale. Concentrati come siamo su un quotidiano ricco si, ma di cose da fare, nel quale rimane ben poco spazio per sentire noi perdiamo la sola ricchezza che produce tutte le altre. Se non comprendiamo che il diamante più prezioso e raro, pur appartenendo a tutti, è la vita, noi non potremmo mai risolvere i problemi che in tutta l’umanità la vita la negano: come la povertà, che impedisce di nutrirsi, di curarsi, di amarsi a volte fino a uccidersi. La povertà interiore genera povertà relazionale, culturale, economica. Genera squilibrio, ingiustizia. Violenza.

Credo che nessuna povertà materiale si possa sconfiggere se noi non cominciamo a mettere al centro della politica, della legge, dello Stato, della quotidianità di ognuno – dal più piccolo al più grande degli uomini e delle donne – la vita. Credo che tutti quanti, a partire dalla famiglia e dalla scuola, dobbiamo cominciare a cambiare la cultura imperante della superficialità. La vuotitudine , come la chiamo io, piena solo di un sé troppo grande per contenere chiunque altro. Nella quale non c’è spazio né per gli altri, né per Dio. Dunque per un mondo almeno più giusto. Ecco, qui, in questo social non credo ci siano persone povere nel senso descritto, ma al di fuori sì, ed è lì che dobbiamo agire, con pazienza, con costanza e con infinito amore.