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	<title>... e Gioia Sia! &#187; Pasqua Resurrezione</title>
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	<description>blog del progetto di nuova evangelizzazione dei Cavalieri della Luce sull&#039;attualità alla Luce del Vangelo</description>
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		<title>Nessun esempio di virtù è assente dalla croce (s.Tommaso d&#8217;Aquino)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si ricorda san Tommaso d&#8217;Aquino, un sacerdote capace di comunicare in modo unico l&#8217;Amore di Dio come cammino per ogni uomo, approfondendo da innamorato ogni aspetto possibile e raggiungibile dal suo cuore e dalla sua ragione per poter evangelizzare e conoscere Colui che é l&#8217;Amore. Vi proponiamo una sua conferenza che merita di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_x52ilCCIrYM/SXmC49clJJI/AAAAAAAAAxM/F7qDE7sCjgE/s1600/crocefisso.bmp" class="alignleft" width="324" height="226" />Oggi si ricorda san Tommaso d&#8217;Aquino, un sacerdote capace di comunicare in modo unico l&#8217;Amore di Dio come cammino per ogni uomo, approfondendo da innamorato ogni aspetto possibile e raggiungibile dal suo cuore e dalla sua ragione per poter evangelizzare e conoscere Colui che é l&#8217;Amore.<br />
Vi proponiamo una sua conferenza che merita di essere meditata, si tratta del passo proposto oggi nell&#8217;Ufficio: Conf. 6 sopra il «Credo in Deum».<span id="more-5928"></span></p>
<p><strong>Ogni virtù é presente sulla Croce</strong><br />
Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell&#8217;agire.<br />
Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.<br />
Ma non minore è l&#8217;utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita.<br />
Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.<br />
Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).<br />
Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.<br />
Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.<br />
Ora Cristo ci ha dato sulla croce l&#8217;esempio dell&#8217;una e dell&#8217;altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2, 23) e come un agnello fu condotto alla morte e non apri la sua bocca (cfr. At 8, 32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l&#8217;ignominia» (Eb 12, 2).<br />
Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.<br />
Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l&#8217;obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19).<br />
Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.<br />
Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si sono divise tra loro le mie vesti» (Gv 19, 24); non agli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53, 4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15, 17); non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68, 22).</p>
<p><strong>Qualche nota:</strong><br />
<em>San Tommaso d&#8217;Aquino é un domenicano (1244), formatosi nel monastero di Montecassino e nelle grandi scuole del tempo, e divenuto maestro negli studi di Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo e Napoli, impresse al suo insegnamento un orientamento originale e sapientemente innovatore. Affidò a molti scritti impegnati e specialmente alla celebre ‘Summa’ la sistemazione geniale della dottrina filosofica e teologica raccolta dalla tradizione. Ha esercitato un influsso determinante sull’indirizzo del pensiero filosofico e della ricerca teologica nelle scuole dei secoli seguenti.</em></p>
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		<title>Cos&#8217;è la gioia?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La gioia del cristiano &#8211; dice Chiara Lubich &#8211; è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, come rosa fiorita da una chiazza di sangue, essenza d&#8217;amore distillata dal dolore, ed ha una potenza apostolica come uno squarcio di Paradiso&#8221;. I primi cristiani convertivano solo a guardarsi grazie l&#8217;aver fatto proprio il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cavalieridellaluce.net/egioiasia/files/2011/12/SLIDE-EGIOIASIA2.jpg"><img src="http://www.cavalieridellaluce.net/egioiasia/files/2011/12/SLIDE-EGIOIASIA2-300x121.jpg" alt="" title="SLIDE EGIOIASIA2" width="300" height="121" class="alignleft size-medium wp-image-5751" /></a>&#8220;La gioia del cristiano &#8211; dice Chiara Lubich &#8211; è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, come rosa fiorita da una chiazza di sangue, essenza d&#8217;amore distillata dal dolore, ed ha una potenza apostolica come uno squarcio di Paradiso&#8221;.<br />
I primi cristiani convertivano solo a guardarsi grazie l&#8217;aver fatto proprio il comandamento nuovo di Gesù, amandosi gli uni gli altri pronti a dare la vita! Ma un altro grande segno distintivo li caratterizzava: la gioia della Resurrezione. <span id="more-5912"></span>Chiara Amirante spesso ci ripete che &#8220;ogni nostro sì a Dio apre un pezzetto di Cielo sulla Terra, come ogni nostro no lo chiude&#8221;, spronandoci a &#8220;non aver paura della Croce&#8221;. Se una persona sta bene e tutto gli va bene ed é felice, non c&#8217;è nulla di straordinario. Ma se, a partire dalle croci quotidiane e dalle fatiche offerte a Dio con amore, testimonia con il suo volto e la sua presenza una Pace celeste, una Gioia sgorgata da quel dolore accolto, abbracciati e offerto, allora sì che é un fatto straordinario e che rimanda a Colui che é all&#8217;origine di tale miracolo.<br />
Mi auguro che possiamo noi tutti diventare testimoni della Gioia del Cielo ogni giorno! Una gioia che squarcia il Cielo sulla Terra rendendolo palpabile e percepibile a chiunque ci incontri. La massima gioia sulla Terra é possibile, ma é solo pallida ombra della Gloria che ci attende in Cielo&#8230;<br />
Come afferma Chiara Lubich: &#8220;Il Paradiso é una casa che si edifica sulla Terra, ma che si abiterà solo in Cielo&#8221;!</p>
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		<title>Il Signore ha guidato i miei passi&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 06:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistagogia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni partirà il nuovo social network dei &#8220;Cavalieri della Luce&#8221; e come &#8220;autore&#8221; mi trasferirò in una nuova pagina blog a scrivere salutando voi amici di &#8220;&#8230;e Gioia Sia!&#8221; dove sarò però sempre presente per commentare e condividere. Così, per chiudere in bellezza, vi regalo ciò che ho di più intimo raccontandovi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/don-Sergio-Reali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4234" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/don-Sergio-Reali-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tra pochi giorni partirà il nuovo social network dei<a href="http://www.egioiasia.com/cavalieri-della-luce/"> &#8220;Cavalieri della Luce&#8221; </a>e come &#8220;autore&#8221; mi trasferirò in una nuova pagina blog a scrivere salutando voi amici di &#8220;&#8230;e Gioia Sia!&#8221; dove sarò però sempre presente per commentare e condividere. Così, per chiudere in bellezza, <strong>vi regalo ciò che ho di più intimo raccontandovi di me</strong>. Vi è una sorta di pudore non facile da vincere ogni volta che si apre lo scrigno della propria anima. Incoraggiato però da alcuni del cui affetto non dubito oggi vorrei condividere timidamente con voi alcuni sentimenti.</p>
<p><strong>“La mente dell&#8217;uomo pensa molto alla sua via, ma il Signore dirige i suoi passi.” (Pr 16,9)</strong></p>
<p>Quanto è vera questa Santa Parola per chi scrive!</p>
<p>Si ! Il Signore ha guidato i miei passi attraverso esperienze, incontri, progetti, solo apparentemente casuali fino ad<strong> oggi, 17 giugno, anniversario della mia Ordinazione sacerdotale </strong>e, guardandomi indietro, il cuore si riempie di stupore e di riconoscenza.</p>
<p>Stupore perché ho visto il declinarsi della mia vita, al di là dei miei sogni e dei miei progetti umani, in una sintassi che ha trasformato in poesia quanto la mia mente aveva pensato come prosa.<br />
Da ragazzo sognavo di essere medico; da adolescente progettavo di avere una famiglia con tanti bambini, generati con la ragazza che aveva acceso dentro il mio cuore un sentimento che, a 16 anni, io chiamavo amore… poi il Signore mi ha “sedotto” (Cfr Ger. 20,7) e mi fatto dono di un Amore più grande… di una chiamata sublime. Oggi, da 22 anni, sono senza merito “medico” di anime, sposo dell’umanità e padre di anime!<br />
<strong>Spesso guardandomi le mani provo un timore reverenziale per quanto mi è stato dato: consacrare, assolvere, benedire… e sento l’orgoglio e la paura di quello che significano le parole del salmo 109 “Il Signore ha giurato e non si pente: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek»” .</strong></p>
<p>Mi stupisce poi, come il Signore abbia arricchito il mio Presbiterato, dandomi la grazia di viverlo in ambiti diversi aprendomi orizzonti sempre nuovi che lo hanno reso sempre dinamico e affascinante. Si, sono innamorato del mio essere prete!<br />
E’ in questo dinamismo che leggo anche la chiamata al carisma bello di cui Chiara Amirante è stata la prima discepola, la prima custode… la prima apostola. L’incontro con Nuovi Orizzonti ha stravolto (in positivo) il mio modo di essere prete ed è avvenuto in un momento particolare della mia vita quando, fidandomi del mio vescovo, avevo accettato di “perdere” quanto, non senza fatica, mi ero conquistato: una bella parrocchia pastoralmente attiva, la responsabilità della pastorale giovanile diocesana, l’insegnamento e il ruolo di Vicepreside in un importante Liceo…<br />
Ricordo benissimo quando, alla fine dell’estate del 2000, il mai dimenticato <strong>vescovo don Salvatore Boccaccio </strong>(con cui in quel periodo, per tante contingenze, i rapporti erano freddo-gelidi) mi convocò in episcopio:</p>
<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/ordinazione_roberto_e_tonino_113.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4235" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/ordinazione_roberto_e_tonino_113-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>“ Tu conosci la realtà di Nuovi Orizzonti?&#8230; quelli di Chiara Amirante?”<br />
“… Amirante? Ah siii!… ho letto un suo libro… E poi mi sono incontrato con Vostra Eccellenza la prima volta proprio a Piglio!”<br />
“ Beh … devi conoscerla un po’ meglio perché ho due ragazzi della comunità che pare abbiano la vocazione… vorrei che tu li seguissi un po’!”</p>
<p>Da quella disponibilità, scaturì la mia conoscenza con Davidino Banzato e Francesco Quintavalle e, dopo qualche settimana con Chiara e con tanti altri membri della comunità.<br />
Poi .. l’ esempio, l’ affetto, la stima di Chiara, la bellezza interiore di tanti giovani incontrati …la paternità dolcissima e la guida forte di don Salvatore, mi hanno portato a condividere sempre di più e sempre meglio il carisma di Nuovi Orizzonti e nella Pentecoste del 2002 a Piglio ho fatto per la prima volta le promesse.</p>
<p><strong>Stupore</strong>: perché il Signore mi ha concesso, non solo di assistere ma di cooperare in un ruolo delicatissimo (formatore dei sacerdoti), allo specificarsi del carisma e all’ampliarsi delle sue prospettive pastorali. …Mi ha concesso spesso di offrire il mio povero apporto e le poche competenze acquisite ad un “opera Sua” che, in tempi rapidissimi e in maniera sorprendente, la Chiesa ha riconosciuto come una ricchezza e un dono.<br />
In questi anni ho sentito sempre più Nuovi Orizzonti come una realtà che mi appartiene e a cui appartengo… ho sentito i ragazzi e le ragazze accolti come “fratelli” e – mi sia permesso- i “miei preti” come e più di figli.<br />
Riconoscenza: si, sento di essere debitore al Signore di tanta riconoscenza! Egli ha davvero reso “i miei piedi come quelli delle cerve” e “ sulle alture” mi ha fatto camminare (Cfr Abacuc 3,19). Mi ha messo accanto figure meravigliose (primi fra tutti i miei genitori!), mi ha regalato l’incrocio di tanti sguardi d’amore che mi hanno dato coraggio …il sostegno di tante mani forti che mi hanno sorretto.<br />
Il Signore mi ha dato poi di incontrare e sperimentare il volto bello di una Chiesa che è, si peccatrice, ma costituzionalmente Santa.<br />
Grazie al Signore per il tratto di vita condiviso con il mio pastore, padre, amico e modello don Salvatore Boccaccio, che mi ha mostrato concretamente come vivono e come muoiono i Santi; grazie per lo sguardo dolce di Maria, una mia umile parrocchiana di Torrice, madre di famiglia vissuta santamente rendendo straordinaria un’esistenza normale fatta di preghiera e sudore, …Grazie per aver incontrato Saretta, bimba di 10 anni, felice di morire di tumore alla testa “perché così vuole il mio amico Gesù”…<br />
Non ultimo il grazie per essere stato coinvolto nell’avventura di Nuovi Orizzonti: per aver incontrato Chiara, Daniela, Mietta, Silvia, Marcolone…, per aver avuto il dono e la responsabilità dei nostri “preti” … per la dolcissima (“Suor”) Giulia e le sue sorelline… per Crescenzo: “capolavoro di Dio”… per i tantissimi miracoli che ho visto compiersi alla luce del sole e per quelli nascosti, che ho sperimentato e sperimento ancora in Comunità, nel segreto del confessionale e nella direzione spirituale.</p>
<p><strong>Frutto di questa esperienza nel carisma è stata la decisione di corrispondere in maniera definitiva a questa “chiamata nella chiamata”. </strong>E la scorsa domenica di Pentecoste, insieme a altri 18 “piccoli della gioia” (tra cui il mio fratello e figlio don Davide Girardi) ho assunto gli impegni definitivi.</p>
<p><strong><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/iphone1109-046.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4236" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/06/iphone1109-046-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non sono stato io a scegliere “Nuovi Orizzonti”, ma è il Signore che mi ha scelto</strong>, (Cfr. Gv 15,16). Al sempre attuale grido di Dio che attraversa la storia intera: «Chi manderò e chi andrà per noi?» e davanti agli inferi che allargano sempre più i loro confini, sento di dover ripetere ancora il mio: «Eccomi, manda me!» (Cfr Is. 6,8) e questo nella luce del carisma di Nuovi Orizzonti che, ne sono certo, il Signore ha voluto affidare anche a me. Non ho molto da offrire alla Chiesa e alla nostra Associazione se non quello che il Signore mi ha dato di essere e i talenti che mi ha gratuitamente consegnato perché fruttifichino. E’ per questo che, nel ricordare il giorno bello della mia Ordinazione, con gioia piena ripeto al Signore il mio “in manus tuas” … confermo a Lui il dono totale della mia vita e gli impegni santi di povertà, castità e obbedienza.</p>
<p>… Signore Tu sai tutto, Tu sai che ti amo! Dammi di amarti e di farti amare! Dammi di rendere ogni giorno amabile il mio essere prete!</p>
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		<title>Un Cenacolo di dubbi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 09:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei vangeli pasquali che mi ha sempre affascinato è un passaggio che si trova al capitolo 24 di Luca; i due discepoli di Emmaus sono appena rientrati a Gerusalemme. Il cuore in gola per la corsa fatta, gli occhi pieni di luce, l&#8217;entusiasmo a mille, il miracolo dell&#8217;incontro con il Risorto ancora stampato nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/porta-chiusa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4081" style="margin: 10px" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/porta-chiusa-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Uno dei vangeli pasquali che mi ha sempre affascinato è un passaggio che si trova al capitolo 24 di Luca; <strong>i due discepoli di Emmaus sono appena rientrati a Gerusalemme</strong>. Il cuore in gola per la corsa fatta, gli occhi pieni di luce, l&#8217;entusiasmo a mille, il miracolo dell&#8217;incontro con il Risorto ancora stampato nella mente come un ricordo quasi palpabile&#8230; spalancano le porte del Cenacolo e subito dopo qualcuno degli Undici corre a richiudere a doppia mandata il portone d&#8217;ingresso. La paura regna ancora sovrana: il rischio di fare la stessa fine di Gesù è ancora altissimo. <strong>Le domande viaggiano a ritmo iperbolico e le risposte scarseggiano</strong>. <span id="more-4080"></span>Certo, quel Gesù li aveva abituati a tante stranezze; non era certo un conservatore, un consolidatore delle tradizioni dei padri, però, se veramente era risorto, perché affidarne la testimonianza alle donne, il cui valore in sede legale era equivalente a zero? E ora, anche questi due, Cleopa e il suo amico, perché apparire a costoro, che erano i più delusi e arrabbiati tra tutti, tanto che avevano abbandonato Gerusalemme e la prima Comunità cristiana con la promessa di mai più rimetterci piede? Perché Gesù non segue le logiche umane? Perché ci complica e si complica la vita? Se apparisse risorto a Caifa, non sarebbe tutto più semplice?</p>
<p>Ed ecco che in mezzo al turbinio di domande, di proteste, di prove generali per essere veramente discepoli, appare Lui. Davanti alla selva di discorsi e considerazioni, <strong>una semplice parola: “Pace!”</strong></p>
<p>Finitela con le parole! Lasciate le opere al secondo tempo di questo film che è la vita da risorti: il primo tempo è tutto dedicato alla contemplazione e alla comunione con me, il Risorto!!!</p>
<p>Sia pace nelle vostre menti, nei vostri cuori, non lasciatevi sviare!</p>
<p>La frase più sconvolgente di Gesù arriva però in seconda battuta: <strong>“Perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”</strong></p>
<p>Ma i dubbi non trovano forse domicilio nella mente? Come può il cuore dettare legge alla mente? Figuriamoci se oggi Gesù apparisse nelle stesse condizioni in cui apparve nel Cenacolo il mattino di Pasqua! Prima del prete, verrebbe chiamato il RIS, oppure sicuramente qualche scienziato di fama internazionale per cercare di sfatare il presunto raggiro!</p>
<p>Eppure, a ben pensarci, quante sono le occasioni della nostra vita in cui ci siamo trovati incastrati in una bolgia di pensieri che ha tolto il fiato al cuore? È stata purtroppo esperienza di tutti chiudere amicizie, storie d&#8217;amore, esperienze professionali perché schiacciati da dubbi, sensi di colpa, sentimenti di abbandono o tradimento, pensieri di gelosia, ipotesi fantascientifiche di persecuzioni e simili&#8230; esperienze fatte a volte in prima persona, altre come parte lesa, a volte a ragione, altre a torto.</p>
<p>Gesù invita a fare un salto di qualità, ricordando che <strong>il cuore intuisce ben prima della mente</strong>. La ragione calcola, progetta, considera, ma non è in grado di buttarsi. Anzi, se la si lascia correre, rischia di tagliare le gambe. <strong>Dostoevskij parlava di uno stretto legame esistente tra l&#8217;annebbiamento dell&#8217;intelligenza e l&#8217;indurimento del cuore</strong>. Alcune cose non possono essere spiegate. Tuttavia, l&#8217;assenza di spiegazioni legate all&#8217;intelligenza non precludono l&#8217;utilizzo della spontaneità del cuore. Quando la mente viaggia, arriva a togliere sangue al cuore.</p>
<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/sanTommaso.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4082" style="margin: 10px" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/sanTommaso-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>Fortunatamente il buon Dio non ci ha creati con solo il cuore o solo la mente, ma con entrambi, aiutandoci cosi a cogliere che se si lascia campo libero alle emozioni e ai sentimenti si rischiano le cantonate, evitabili grazie al raziocinio. Viceversa, se sono i pensieri a dettare legge, senza le intuizioni del cuore si rischia di impantanarsi in quelle situazioni in cui non tutto può essere spiegato. Mi chiedo allora quale sia il campo di gioco per viversi quest&#8217;avventura.</p>
<p>Credo che possa essere solo l&#8217;esperienza quotidiana: non le aule di teologia, non i convegni, nemmeno le prediche o le meditazioni più illuminate. <strong>Toccate, mettete la mano, fate esperienza!</strong> Senza un&#8217;esperienza globale ed equilibrata di Gesù, tutta la nostra realtà di uomini e di cristiani ne esce parzializzata: o troppo sentimentalismo, o troppo freddo razionalismo. <strong>Cuore e mente non possono essere separati.</strong></p>
<p>Allora, riprendendo Dostoevskij, mi viene da chiedermi quanta nebbia ci sia nella mia testa, frutto del polverone alzato da troppi pensieri. Ugualmente, mi viene da pormi un&#8217;altra grande questione: quanta durezza c&#8217;è nel mio cuore? Sono capace ancora di emozionarmi? Di vivere la commozione davanti a Gesù? L&#8217;entusiasmo? Perché se è vero che i troppi pensieri bloccano la sana istintività del cuore, è vero anche il contrario, come l&#8217;esperienza del Faraone in Egitto ha dimostrato: <strong>un cuore impietrito brucia l&#8217;evidenza, allontanando la percezione reale da parte della mente.</strong></p>
<p><strong>Gesù non ha bisogno di cristiani a pezzettini, o tutta mente o tutto cuore, ma di uomini e donne globali, interi, integri.</strong> A noi un bell&#8217;esame di coscienza.</p>
<p>Dacci il coraggio, Gesù, di vedere la verità di quello che siamo e il coraggio di farti entrare in quelle parti di noi oggi lontane dalla tua Risurrezione.</p>
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		<title>il dito nella piaga (Scampoli d&#8217;omelia nella Domenica della Divina Misericordia)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 12:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pasqua Resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/papa-beato-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4026" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/05/papa-beato-colored.jpg" alt="" width="413" height="294" /></a></p>
<p><em>La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. </em><br />
<em>Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».</em><br />
<em>Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».</em><br />
<em>Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».</em><br />
<em>Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. </em></p>
<p>Il vangelo di oggi è a porte chiuse. Ma oggi la cronaca ci racconta della beatificazione di un grande papa che iniziò il suo pontificato scandendo l&#8217;invito chiaro di &#8220;aprire, anzi spalancare le porte a Cristo&#8221;. <span id="more-4025"></span>Ma il vangelo ci precisa che quelle porte erano chiuse per &#8220;timore dei giudei&#8221;, per &#8220;paura&#8221;. La paura ci barrica al chiuso, ci rinchiude dentro recinti di sicurezza. La paura non ci fa vivere, tiene fuori la vita con l&#8217;alibi del rischio. Il cristianesimo è un grande &#8220;non abbiate paura&#8221; che riempie tutta la storia. Giovanni Paolo II ha vissuto nell&#8217;eco di questo invito.</p>
<p>Ma il cristianesimo è anche l&#8217;esperienza del dubbio, come quello di Tommaso. L&#8217;incredulità di non aver visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani. Gesù stesso si presenta otto giorni dopo per far recuperare a questo discepolo assente l&#8217;esperienza del risorto. Ma lo rimprovera benevolmente:«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Ma Tommaso non aveva solo veduto, ma anche toccato. Ed è come se il vangelo di oggi ci dice che la fede non è innanzitutto &#8220;visione&#8221;. Cioè non si mostra a noi come qualcosa di evidente, di chiaro. A volte la fede non toglie nulla all&#8217;esperienza drammatica della confusione e del dolore, ma fa qualcosa che è molto più sostanziale, ci fa toccare la sostanza di ciò che non vediamo. Tommaso può fare a meno di vedere ma non può fare a meno di toccare. Quelle piaghe di Cristo sono la modalità attraverso cui noi tocchiamo il Risorto. Ogni volta che allunghiamo le nostre mani a toccare quelle piaghe nelle piaghe dei nostri fratelli e anche nelle nostre, noi non tocchiamo solo una ferita, ma una feritoia attraverso cui si scorge la rivoluzione della resurrezione. La potenza del Risorto passa attraverso la debolezza di ciò che ci fa soffrire. Ecco perchè non dobbiamo indietreggiare davanti a queste piaghe, ma affondare con tutta la nostra forza (la nostra fede) la mano in essa. In pratica il Risorto ci invita a non avere paura di vivere, anche se vivere a volte è sperimentare quelle piaghe. Ma la nostra fede ci ricorda che quelle piaghe sono la carta d&#8217;identità del Risorto, l&#8217;unico segno di riconoscimento che convince il mondo.</p>
<p>Giovanni Paolo II ha vissuto il vangelo di oggi con la Sua vita. Ha mostrato che persino nel dolore, e nella malattia la potenza di Dio non solo non smette di agire ma aumenta. Lui, crocifisso con il parkinson, e reso inabile anche nella parola, ha parlato al mondo di una Misericordia Onnipotente che si rende vivibile attraverso la nostra debolezza. Il discorso più convincente che ci ha lasciato questo grande papa non sta in una formula, ma in una intera vita vissuta senza paura, con le porte spalancate a un Cristo che vuole entrare per riempire di resurrezione i recinti dove la paura ci consuma e ci toglie il respiro.</p>
<p>Allora smettiamo le nostre apnee, apriamo gli occhi e con coraggio veniamo fuori dai cenacoli della nostra vita, come il beato Giovanni Paolo II ci ha insegnato, come il vangelo di oggi ci ha ricordato.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.cavalieridellaluce.net/egioiasia/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />   )</p>
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		<title>Emmaus è qui!</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 16:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evangelizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua Resurrezione]]></category>
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		<description><![CDATA[Meditando Luca 24,13-35 ho sentito nel cuore questa frase: &#8220;Emmaus è qui!&#8221; In effetti&#8230; Emmaus è qui! Emmaus è a portata di tutti noi oggi! Il brano che ci narra la dipartita da Gerusalemme verso Emmaus di due discepoli che non appartengono alla cerchia dei dodici ci presenta molti elementi particolari e misteriosi. Innanzitutto vediamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laprimaparola.splinder.com/post/16483344/emmaus"><img class="alignright size-medium wp-image-3952" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/1Emmaus-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Meditando Luca 24,13-35 ho sentito nel cuore questa frase: &#8220;Emmaus è qui!&#8221; In effetti&#8230; Emmaus è qui! Emmaus è a portata di tutti noi oggi!</p>
<p>Il brano che ci narra la dipartita da Gerusalemme verso Emmaus di due discepoli che non appartengono alla cerchia dei dodici ci presenta molti elementi particolari e misteriosi. Innanzitutto vediamo <strong>Cleopa</strong>, forse il <em>futuro successore di Pietro a Gerusalemme</em> e <strong>un altro discepolo</strong> di cui non si sa il nome.</p>
<p><strong>Luca</strong> è un medico, ha scritto con &#8220;fonti documentate&#8221; e dopo &#8220;un enorme lavoro&#8221; come lui stesso annota, possibile abbia commesso un così grossolano errore? Oppure appositamente non ne svela il nome perchè ognuno di noi ci si possa identificare!?</p>
<p><span id="more-2169"></span> Questi due discepoli se ne vanno dal Cenacolo il giorno dopo che Gesù è apparso alle donne e che Pietro e Giovanni si sono precipitati alla tomba vuota; i due discepoli sono ormai già a 11 chilometri dalla <em>Città Santa</em> e non sono neppure andati a verificare se questi fatti siano veri, non sono andati alla tomba, se ne stanno andando chiusi nel loro sconforto e divisi tra loro mentre “conversano e discutono” a tal punto da avere “gli occhi impediti” a riconoscere Gesù che si pone sul loro cammino. Sono davvero convinti che tutto sia finito. E&#8217; pazzesco pensare che due delle persone che hanno seguito Gesù per un periodo siano così chiuse e incapaci di fede. Nella narrazione ogni verbo utilizzato è al passato, in greco sono declinati all&#8217;auristo, cioè in un passato chiuso e senza possibilità di riapertura. <strong>Solo un verbo è declinato al presente</strong>: “<strong>Egli è vivo!</strong>” La loro speranza era politica e si capisce da come hanno spiegato a Gesù stesso gli eventi della passione: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; […] alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il corpo, sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che Egli è vivo.” Il centro è qui: egli è vivo! Loro non ne sono consapevoli, ma questa realtà li trascende!</p>
<p>Ho riflettuto su questo e mi è venuto in mente quest&#8217;<strong>esempio</strong>: in questo istante, ovunque noi siamo, siamo oltrapassati da tantissime onde radio; ci sono al di là che noi le percepiamo, sono una realtà; le potremo ascoltare, verificarne la presenza solo se avessimo un apparecchio idoneo e una antenna capace di canalizzarle, di captarle. Così accade per il mondo spirituale e in modo speciale per la presenza del Risorto! Il nostro cuore ha l&#8217;antenna e la capacità di decodificare la Sua presenza se alcune cose si mettono insieme. Questi due discepoli avevano tutto meno che la <strong>competenza del cuore</strong>. Sapevano che Gesù era “un profeta potente in opere e parole”, ma non erano capaci di riconoscerlo. Così accade anche nella nostra vita presente che mentre siamo con Lui ci parliamo, lo tocchiamo, è presente in una situazione in cui viviamo quotidianamente, in un dolore, in un povero o in un prossimo da accogliere o in un&#8217;unità con dei fratelli, ma non lo riconosciamo; e per assurdo nel momento in cui ci rendiamo conto che “Egli è vivo!” ed è proprio Lui, allora “scompare alla nostra presenza” e si fa presente nell&#8217;assenza, in una nuova forma nascosta.</p>
<p>“Stolti e tardi di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!” è il rimprovero di Gesù che spiega loro le Scritture dell&#8217;Antico Testamento in riferimento a Se Stesso, le stesse che poi gli Apostoli hanno messo nei Vangeli e nelle Lettere che oggi meditiamo.</p>
<p>“Furono aperti loro gli occhi e lo riconobbero”, il loro cuore “ardeva” e riesce a <em>captare</em> e a <em>decodificare</em> la sua presenza solo <strong>in tre momenti </strong>che per noi sono la via di come e quando lo possiamo riconoscere:</p>
<p>-<strong>nello spezzare il pane</strong>, per cui nell&#8217;Eucarestia come sacramento, e dunque nell&#8217;adorazione dove è presente Cristo Risorto, nell&#8217;essere assemblea celebrante nella Messa, nel realizzare ciò che riceviamo divenendo  pane spezzato e sangue versato nel dono di noi stessi;<br />
-<strong>mentre spiegava le Scritture</strong>, per cui nel meditare la Parola di Dio, nel cercare di viverla alla lettera e nel pregare con essa investendoci del tempo finchè il cuore non ci arde in petto;<br />
-<strong>mentre conversava con loro</strong>, per cui nell&#8217;intimo dialogo col Maestro vivendo la preghiera incessante del cuore.</p>
<p>Capite allora che Emmaus è qui!? <strong>L&#8217;Apparizione di Emmaus inaugura la possibilità di incontrare il Risorto per tutti, compresi coloro che non fanno parte della cerchia dei dodici</strong>, e rispetto alle altre apparizioni <strong>si connota come sempre ripetibile</strong> nello spezzare il pane, nelle Scritture e nel conversare con Lui!</p>
<p><strong>Con la Resurrezione Dio non dice delle parole per confortarci, Lui che è la Parola incarnata, ma compie un fatto: risorge ed è presente in una apparente assenza! </strong>Là dove c&#8217;era un punto e definitivo: “Chinato il capo spirò.” ha aggiunto una virgola! Là dove c&#8217;era un muro alla fine della strada, ha aperto un sentiero invisibile che solo il cuore può percepire e percorrere! Ha riaperto ogni discorso, non risolveldo i nostri interrogativi, ma il vero unico e grande problema da cui tutto sembrava sepolto: dopo la morte c&#8217;è la vita e già ora questa vita può essere il Paradiso sulla Terra!</p>
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		<title>la fatica della gioia (Pasqua 2011)</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 17:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Maria</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/Pasqua-radioattiva-2011colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3993" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/Pasqua-radioattiva-2011colored.jpg" alt="" width="413" height="313" /></a></p>
<p>Siamo così abituati al finale del Vangelo che forse ne abbiamo perso tutta la portata rivoluzionaria. E&#8217; come se a noi cristiani la resurrezione non cambi effettivamente le carte in tavola. Ci pare che sia più convincente la croce, il venerdì santo. E così viviamo costantemente come cristiani del venerdì santo, smemorati della domenica della Pasqua. Il dolore pare avere più argomenti della gioia. Anzi pare che esso sia totalizzante, concreto, reale, mentre la gioia è solo una pia illusione che scompare subito davanti alla crudezza della realtà.</p>
<p>Non ho conosciuto molta gente disposta a scommettere sulla gioia, mentre ne ho conosciuta tanta che non aveva bisogno di molte argomenti per assumere la smorfia del dolore. Gesù viene a portare nella storia un finale diverso. Non è la promessa di qualcosa che dovrà accadere, ma esattamente l&#8217;evidenza di una cosa che è accaduta già e che si espande come un onda d&#8217;urto fino alla fine del mondo e della storia, cioè la Sua Resurrezione.</p>
<p>E oggi dov&#8217;è quest&#8217;onda d&#8217;urto? Dove si nasconde? Come fa il mondo a vederla e ad aggrapparsi ad essa? Siamo noi quest&#8217;onda d&#8217;urto, siamo noi quel moto perpetuo di gioia e senso che Cristo ha innescato. Solo attraverso la nostra vita la resurrezione può toccare la storia. Cristo nascosto dentro la nostra umanità.</p>
<p>Ma ci sorge una domanda: come convivono i nostri venerdì santo con l&#8217;imperativo della pasqua? Che fine fanno i nostri problemi, le nostre ansie, le nostre paure, le nostre fatiche, i nostri dolori davanti al mattino di pasqua? Essi sono tutti lì, ma non come una sentenza definitiva ma come un &#8220;passaggio&#8221; che ci conduce altrove. Cristo non ci salva dai problemi, dalle ansie, dalla paura, dal dolore. Cristo ci salva attraverso i problemi che viviamo, le ansie, le paure che proviamo, i dolore che soffriamo. <em><strong>Cristo non ci salva dalla croce ma attraverso la croce.</strong></em></p>
<p>Qui risiede la nostra gioia, sapere che tutto ciò che ci mortifica, che ci tormenta, che mette a dura prova la nostra pace, è solo un tempo che passa e che ci conduce su terra sicura.</p>
<p>La gioia dei cristiani non è la gioia ingenua dei cretini, ma la gioia sudata dei credenti, cioè di coloro che hanno il coraggio di vivere la settimana santa fino alla domenica senza fermarsi o arenarsi rassegnati alle pendici di qualche oscuro venerdì santo. E per questo vivono la gioia come una direzione da prendere ogni mattina, rischiando tutto.</p>
<p>Buona Pasqua a tutti.</p>
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		<title>&#8220;Scelse&#8221; di essere morto e discese agli inferi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 11:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistagogia]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua Resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi è un giorno che nella sua densa simbolicità ci mette in grande imbarazzo! Il “verbo-parola del Padre, che rompendo l’eterno silenzio del nulla ha tratto all’esistenza “tutto ciò che esiste” tace. “La morte e la vita che “si sono affrontate in una grande battaglia” e il Signore della vita, appare oggi inesorabilmente sconfitto. Eppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è un giorno che nella sua  densa simbolicità  ci mette in grande imbarazzo!</p>
<p>Il “verbo-parola del Padre, che rompendo l’eterno silenzio del nulla ha tratto all’esistenza “tutto ciò che esiste” tace. “La morte e la vita che “si sono affrontate in una grande battaglia” e il Signore della vita, appare oggi inesorabilmente sconfitto.</p>
<p>Eppure questo  abisso di silenzio, e di  nascondimento è più eloquente di tante parole. Questo giorno di apparente eclissi di Dio  esprime la fondamentale verità, enunciata nel simbolo della fede, che cioè Cristo è disceso negli inferi per colorarli di cielo, è penetrato nel mistero della morte per sconfiggerla  definitivamente. Questa verità teologica sta alla base della spiritualità e dell’azione pastorale di Nuovi Orizzonti e, pertanto,  è stata più volte approfondita  e meditata in ritiri ed incontri. Senza la pretesa di aggiungere nulla vorrei qui condividere fraternamente  con voi solo  alcune riflessione di carattere teologico e spirituale.</p>
<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/20110426-000804.jpg"><img src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/20110426-000804.jpg" alt="20110426-000804.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p>Il fatto che sia  disceso nello shêol, significa anzitutto che il Verbo incarnato  ha condiviso in tutto l’abisso del nostro destino umano fino a fare esperienza della  morte. Il Sabato santo è pertanto la concretizzazione ultima e più alta dell’incarnazione  (cfr Gv 1,14; Fil 2, 6-8), è il momento dell’estrema “debolezza  di Dio” ma anche la premessa della sua definitiva vittoria. In altre parole – come più volte Chiara ci ha ricordato nelle sue meditazioni – nel momento stesso in cui la morte fagocita il Cristo e appare vittoriosa, essa assume il suo veleno e “muore”. Dopo il venerdì santo, dopo la croce, la morte  stessa  viene trasformata: essa non è più l’antitesi dell’esistere o il luogo della non relazione (cfr ad esempio Is 38,11.18) ma il luogo di un abbraccio definitivo, la condizione  che immette nell’eternità. Oltrepassando la soglia della morte, l’uomo incontra sempre e nuovamente colui che è la vita, e che è voluto divenire il compagno della nostra solitudine ultima. E questo è vero non solo per coloro che  vengono cronologicamente  dopo l’evento Cristo ma anche per coloro che lo hanno preceduto. La discesa agli inferi compie infatti una rivoluzione cosmica, rompe  limiti temporali e inserisce nell’eternità beata le anime dei giusti che attendevano di essere liberate. E’ in questo senso che va intesa l’espressione  “Cristo è il primogenito dei morti” (cfr Ap 1,5).</p>
<p>Gridando sulla croce la sua solitudine e, allo stesso tempo, il suo abbandono al progetto del Padre, Gesù si è fatto partecipe delle nostre angosce  ma  “scendendo agli inferi” ci ha garantito che neanche la morte ci può separare da lui: “<em>Chi ci separerà dunque dall&#8217;amore di Cristo? Forse la tribolazione, l&#8217;angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun&#8217;altra creatura potrà mai separarci dall&#8217;amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore</em>” (cfr Rm 8, 35.38-39)  e che nella morte “la vita non è tolta ma trasformata”.</p>
<p>Lungi dall’essere un giorno vuoto, il sabato santo è la sintesi dialettica di quanto lo precede nel declinarsi del Misero di Cristo; è il silenzio che fa da sfondo al grido vittorioso dell’alleluia pasquale.</p>
<p>Non dobbiamo però dimenticare che l’evento salvifico che si realizza in Cristo  è un evento che rientra  nell’economia trinitaria.  In altre parole tutto ciò  che Gesù compie rientra in un progetto della Unitrinità Santissima e che pertanto Egli agisce come persona divina. Il sabato santo è pertanto (per analogia molto impropria ) il giorno in cui  Dio “si fa” morto  come espressione della sua radicale solidarietà con noi uomini. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. Questo “farsi morto”, questo “mettersi in silenzio” di Dio è, a mio giudizio, un’altra manifestazione altissima di solidarietà. In questo modo infatti Egli si fa solidale con quanti, atei, agnostici, indifferenti vivono in concreto la sua assenza. L’apparente silenzio di Dio è forse il suo modo particolarissimo di comunicare con l&#8217;uomo,.</p>
<p>Mi vengono qui in mente le terribili parole  che F. Nietzsche mette sulla bocca dell’uomo folle: <em>…Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! (…). Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?” </em>(Cfr F. Nietzsche, <em>La gaia scienza</em>, aforisma 125)<em>.</em><em>.</em> Dio non è morto ma “ha voluto essere morto”, ma soprattutto non “resta morto”. Le nostre chiese, le nostre assemblee liturgiche non sono “i sepolcri di Dio” ma sono (o almeno dovrebbero essere) la proclamazione della sua eterna ed irreversibile vittoria.  Ecco il mistero di questo giorno!</p>
<p>Contempliamo oggi colui che, facendosi solidale con ogni figlio di Adamo, “<em>morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha (ri)dato a noi la vita</em>” (cfr. prefazio della veglia pasquale)   e con la vita la pienezza della gioia. Oggi non è il giorno del lutto ma dell’attesa: “<em> …il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi</em>” (Cfr. P.G. 43,439 – seconda lettura dell’Ufficio del sabato santo).</p>
<p>Il meraviglioso carisma che Dio ci ha affidato e che la Chiesa ha recentemente riconosciuto e fatto proprio, trova in questo giorno “imbarazzante” il suo fondamento. A noi è richiesto fare il mestiere del nostro Dio: chiamare “quanti giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”  alla gioia della liberazione, scendere con Cristo nell’abisso di dolore –amore di cui il sabato santo è icona e luogo.</p>
<p>Come le donne del vangelo, anche noi oggi  vegliamo accanto al sepolcro dove il Signore apparentemente dorme… la Resurrezione è certa , la liberazione pure!</p>
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		<title>E, chinato il capo, spirò</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>don Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pasqua Resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Gesù, nostro Fratello e Signore, quanti pensieri nel contemplare quel tuo chinare il capo sulla croce. Una certa filosofia di vita spinge a considerare dovuto il camminare sempre e comunque a testa alta: è imperante il modello dell’uomo o della donna che non devono chiedere mai. Se non sei forte, non vali. Se nel cuore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/the-passion_650x435.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3980" style="margin: 10px" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/the-passion_650x435-150x150.jpg" alt="" width="230" height="230" /></a>Gesù, nostro Fratello e Signore, quanti pensieri nel contemplare quel tuo chinare il capo sulla croce.</p>
<p>Una certa filosofia di vita spinge a considerare dovuto il <strong>camminare sempre e comunque a testa alta</strong>: è imperante il modello dell’uomo o della donna che non devono chiedere mai. Se non sei forte, non vali. Se nel cuore ha preso casa il dolore, il non senso o sorella morte, <strong>fa’ finta che non esista niente di tutto ciò</strong>. Buttati a capofitto nel lavoro, così dimenticherai in fretta. Fa’ buon viso a cattivo gioco. Cerca di sopravvivere. Convinciti che non è nulla. Imprimi a fuoco nella tua mente il comando <strong>“stringi i denti e nega a te stesso che stai male”</strong>. Inutile menzogna: il destino di una ferita non è l’oblio della cancellazione dalla memoria, ma il suo rimarginarsi. <span id="more-3979"></span>Continua pure a negare che stai male e che, giorno dopo giorno, stai spegnendoti alla vita. <strong>La negazione della verità non fa miracoli</strong>: al massimo impedisce di vedere le metastasi psicologiche e spirituali che guadagnano terreno.</p>
<p>Ti ho contemplato, Gesù, in quel tuo ultimo reclinare il capo. Ho gustato <strong>l’amaro gusto della sconfitta</strong>. Ho respirato la parola FINE. Ho provato <strong>la paralisi della fuga di ogni speranza</strong>.</p>
<p>Dietro i tuoi occhi ormai chiusi a questo mondo ho visto la vita che fugge dagli occhi dei morenti in un letto di ospedale. Ho pianto lacrime amare rivivendo tutti gli addii della mia vita.</p>
<p>Ho rivisto il capo reclinato di tante <strong>donne discriminate e picchiate</strong> dai loro mariti, quegli stessi uomini che avevano promesso amore eterno. Come Pietro, come quel Pietro che è dentro ciascuno di noi, pronto a promettere di conquistare il mondo per te e cinque minuti dopo altrettanto pronto a bestemmiare nel voler insegnarti il mestiere di Dio.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato di <strong>tanti bambini</strong> che, nascondendo lo sguardo, cercano di fuggire dalla violenza cieca e cruda del carnefice che hanno davanti. Lo stesso capo reclinato dei milioni di bambini usati in mille modi (e non solo sessualmente), un viso in ombra, per nascondere le lacrime di morte che nessuno vuole raccogliere, lacrime che bruciano urlando giustizia che nessuno mai concederà.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato dei <strong>tanti adolescenti</strong> sconfitti dalla vita a 15 anni, che si buttano via, convinti che per loro non c’è futuro, seduti al tavolo del ristorante della vita, il cui unico menu è incertezza, disoccupazione e instabilità, immobili davanti alla società che avanza e li ingloba, quella stessa società preparata loro da un mondo adulto che li considera coetanei di età inferiore alla propria e non il futuro del mondo.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato di <strong>tanti bimbi che dormono beati nel ventre delle loro madri</strong>, ignari che a pochi metri da loro si stanno preparando i ferri chirurgici che spegneranno un’alba al suo sorgere, affondandola per sempre nelle viscere della terra, annullando il viaggio della vita, senza possibilità di ritorno.</p>
<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/solitudine1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3981 alignright" style="margin: 10px" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/solitudine1-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a>Ho visto il capo reclinato dei <strong>tanti traditi e abbandonati</strong> della storia umana, vittime impotenti dell’egoismo altrui, scacciati via come zanzare moleste.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato di <strong>tanti padri di famiglia</strong>, con le mani nei capelli, davanti agli occhi solo i fogli scarabocchiati dei conti dell’economia familiare, con il segno meno imperante.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato degli <strong>anziani abbandonati</strong> nelle case di riposo, in attesa di una morte che non arriva, ospite più gradito di parenti parcheggiatori, perenni assenti, lo sguardo di chi vive un’inutilità nauseante.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato di <strong>chi fissa una flebo di chemioterapici</strong> che entra nelle vene; sullo sfondo, un comodino bianco di ospedale, macchiato da un peluche colorato, testimone di una giovane vita che si avvicina al tramonto invernale, giunto appena poche ore dopo l’alba.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato di <strong>chi, immobile davanti alle macerie provocate dagli eventi naturali</strong>, saluta casa, lavoro, familiari, svaghi, il tutto di una vita che lascia lo spazio al niente di un futuro incerto.</p>
<p>Ho visto il capo reclinato…</p>
<p>Gesù, <strong>in quel tuo piegare il capo ci sono le sconfitte dell’intera umanità</strong>, incapace di scendere dal trono della propria presunta onnipotenza, per mettersi invece ai piedi del trono della croce, accogliendo il tuo amore che ha preso su di sé ogni nostra umana debolezza. In quel tuo piegare il capo c’è tutta l’agonia di un’umanità incapace di aprire, anzi, di spalancare il cuore a Te, che niente togli, e tutto dai.</p>
<p><strong>Quel tuo capo reclinato è un macigno nel nostro cuore</strong>; è un abisso di dolore e di amore; è una pietra che pesa. Solo il tuo amore è capace di scalzarla per sempre dall’ingresso dei sepolcri in cui ci siamo infilati.</p>
<p>Alza il capo. La tua liberazione è vicina.</p>
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		<title>ApPASSIOnato (Scampoli d&#8217;omelia nella domenica delle palme)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 14:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pasqua Resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica delle Palme]]></category>
		<category><![CDATA[scampoli]]></category>
		<category><![CDATA[vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai siamo interiormente alle porte di Gerusalemme, stanchi di quaranta giorni in cui abbiamo cercato di mantenere la direzione giusta. E a queste porte qualcuno mette nelle nostre mani ramoscelli d&#8217;ulivo per acclamare a Gesù che entra come un re vittorioso nella città di Gerusalemme. Questa è la domenica delle palme: è far entrare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/Ges___a_Gerusalemme_450.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3972" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2011/04/Ges___a_Gerusalemme_450.jpg" alt="" width="450" height="401" /></a></p>
<p>Ormai siamo interiormente alle porte di Gerusalemme, stanchi di quaranta giorni in cui abbiamo cercato di mantenere la direzione giusta. E a queste porte qualcuno mette nelle nostre mani ramoscelli d&#8217;ulivo per acclamare a Gesù che entra come un re vittorioso nella città di Gerusalemme. Questa è la domenica delle palme: è far entrare per la porta un Cristo con tutto l&#8217;entusiasmo del mondo, per poi farlo uscire poco dopo, picchiato, insultato, condannato perchè reputato troppo esigente per rimanerci dentro.</p>
<p>Siamo noi la Gerusalemme su cui Cristo piange scorgendola da lontano. Siamo noi quelli che dicono di credere quando credere è conveniente. Siamo noi quelli che trovano mille scuse e attenuanti per metterlo fuori dalla nostra vita, crocifiggendolo nell&#8217;indifferenza, nello sprezzo totale fuori dalle porte di Gerusalemme.</p>
<p>Persino gli amici scappano, persino chi gli è affezionato ha paura. Ma il cristianesimo inizia quando abbiamo il coraggio di far entrare Cristo dentro la nostra vita non a galoppo dell&#8217;entusiasmo ma consapevolmente, sapendo quanto a volte è alto il prezzo della Sua permanenza dentro i nostri giorni. Perchè Cristo non si accontenta. Cristo vuole che voliamo alto e non che ruspiamo a terra fingendo di essere dei polli quando invece siamo nati aquile (scriveva Antony de Mello).</p>
<p>Oggi Gesù entra in Gerusalemme acclamato da quella stessa folla che qualche giorno dopo urlerà: &#8220;Crocifiggilo&#8221;.</p>
<p>La vera conversione è uscire da quella folla sia quando grida <em>Osanna</em> che quando urla <em>Crocifiggilo</em>. La vera conversione è non seguire la massa  ma decidere da se stessi, come Giovanni, come Maria, con Maria di Magdala, come Pietro che piange, e come tante altre singole persone che nonostante la paura e gli errori fanno la differenza perchè decidono da se stessi.</p>
<p>Pasqua è smettere di essere &#8220;pecore&#8221; per diventare &#8220;persone&#8221;.</p>
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