“Non si aspetti nulla di buono. Abortisca.” – di Katia Fabbri



7 aprile 2017 ore 20:10 , scritto da don Davide Banzato

HPIM0215Katia Fabbri ha condiviso questa testimonianza ringraziando per il dono della vita nel giorno del suo compleanno. Riteniamo possa fare bene a molti e la pubblichiamo perché davanti a certi bivi saper scegliere può essere “vitale”!

Scritto da Katia Fabbri

“Era l’estate del 1977, una donna scopre di essere incinta. Annamaria, ma tutti la chiamano Anna, ha già 4 figli: il più piccolo 12 anni e la più grande 19, 2 femmine e 2 maschi. Anna ha 43 anni, Giuseppe suo marito 45. È passata l’era dei pannolini che poi neanche c’erano all’epoca, e da tempo ormai non ci si sveglia più la notte per allattarli al seno…

Erano tempi quelli in cui si dibatteva animatamente su certi diritti della donna e ci si interrogava su quando davvero iniziasse la vita di un bambino nel grembo della madre. Da poco il parlamento aveva approvato l’aborto terapeutico ma ancora non era in vigore l’attuale legislazione.

Erano anni, quelli, in cui si faceva presto a diventare “vecchi”: a 25 anni era inopportuno sposarsi con l’abito bianco, figurarsi partorire a più di 40.

Così alla prima visita, il medico è chiaro: “Signorina noi non possiamo garantirle nulla, non si aspetti niente di buono (alludendo a potenziali gravi malformazioni del feto data l’età della madre) e si ricordi che lei non partorisce da 12 anni (alludendo alla pericolosità spesso sottovalutata del parto)” non esistevano le ecografie in gravidanza, non c’erano esami prenatale,  solo 9 mesi di attesa…insomma il consiglio era chiaro: “abortisca, nessuno la biasimerà”.

Passa una frazione di secondo e in quella frazione di secondo c’è la vita di tutta una famiglia, c’è il pericolo di lasciare 4 adolescenti senza mamma e c’è la paura della malattia di un figlio. C’è anche la consapevolezza del dolore, della preoccupazione e del peso della speranza che c’è in una famiglia quando un figlio è malato perché da poco il suo secondogenito era uscito da una malattia neonatale che portava a morte certa, ma ora dopo anni di cure la malattia sembrava debellata, uno dei primi casi a potersi dire guariti.

In quella frazione di secondo, non una parola, solo un incrocio di sguardi che si fonde in un unico sguardo d’amore che si rivolge al medico così: “Noi non siamo per queste cose, quello che viene lo prendiamo”.

Sono passati quasi 40 anni da quei fatti, 39 per la precisione dal momento in cui sono nata. Grazie mamma e grazie babbo per avere coraggiosamente dett199248_368793973195228_1475385892_no sì alla mia vita, accogliendo tutti i rischi che sembrava portare con sé. E grazie a Dio per il lieto fine che ci ha concesso perché io non sono nata con gravi malformazioni, tu mamma non sei morta di parto, e ora che ho 39 anni voi siete ancora lì a vedere i miei figli crescere e a dare a tutti noi, tutto l’amore che potete.