Joy & Joy



25 aprile 2012 ore 19:57 , scritto da Rosy Sipoli

Popolo della luce, Cavalieri di ogni confine, eccomi … In diretta da una terra che il Signore pazzamente ama, per condivedere con voi una testimonianza speciale, un dono da accogliere con tutto il cuore. Grazie Joy …

” Il mio nome è Joylson, ho 22 anni, sono Brasiliano e oggi ho una storia da raccontarvi. La mia storia di morte e Resurrezione. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa significa, ma ascoltando quello che mi è accaduto, sicuramente, tutto sarà più chiaro. Io provengo da una famiglia di cinque persone, i miei genitori, un fratello e una sorella più grandi. A 13 anni ho incontrato per la prima volta la droga, attraverso amici che già ne facevano uso. Ho iniziato con la marjuana. Poco tempo dopo il crak e altre droghe chimiche con effetti pesanti. Ho cominciato a sperimentare quella morte che non è la fine materiale della vita, ma la progressiva e personale chiusura all’Amore, alle cose vere e semplici di ogni giorno, alle persone che ti sono intorno, alla gioia di esistere, alla volontà di cambiare. Ero schiavo di sostanze che mi tenevano prigioniero in un abisso di solitudine. Schiavo di uno stile di vita che mi lasciava pensare di essere io il Dio della mia vita, io e quell’arma che sempre portavo con me, ovunque andassi. Ero io il migliore e dovevo dimostrarlo. Ma più andavo avanti, drogandomi e praticando il male, e più il vuoto dentro di me cresceva. La droga, il denaro, la capacità che avevo acquisito di ingannare gli altri, di manipolare chiunque mi passasse intorno, l’orgoglio di cui ero rivestito, le complicità che sostenevano le mie azioni, quell’ apparente libertà che respiravo, i furti … niente di quello che inizialmente mi era servito per sentirmi qualcuno, era più in grado di soddisfare il mio bisogno di senso. Ero sempre più solo, depresso e intimorito da tutti, persino da me stesso, perché più era forte il mio no a quella vita e più mi si ritorceva contro, con forza e violenza, precipitandomi nel buio. Un giorno ho chiesto aiuto a mia madre e attraverso di lei sono entrato in comunità. Era il 2 Ottobre del 2009. Sono stati due anni e mezzo dolorosi e difficili. Quello che la Comunità mi proponeva era un cambiamento radicale, fatto di piccoli passi e di piccole regole, ma chi vive la strada ha le sue di regole e non è molto disposto a cambiarle! Ho sofferto tanto, pensando, in molte occasioni, di lasciar perdere e andare via, ma nel mio cuore avevo detto con sincerità il mio si a Dio e, nonostante le difficoltà, qualcosa di importante, dentro di me, cominciava a germogliare … il seme della vita. L’Amore che ho sperimentato mi ha aiutato a crescere, a cambiare, a migliorare e mi ha donato di vivere tante esperienze, nuove e bellissime, tanto da voler fare della mia vita un dono d’Amore all’Amore. Ho consacrato la mia vita al Signore nella Pentecoste del 2010 e ne sono felice. Con molto stupore e tanta gratitudine ho accolto l’invito della Comunità a fare un’esperienza di sei mesi nella Cittadella di Medjugorje. Un tempo di grazia e di tante nuove scoperte. Un periodo prezioso, che mi ha permesso di conoscermi ancora più in profondità, di scoprire aspetti di me poco piacevoli, che non hanno nulla a che vedere con la droga, ma che hanno lo stesso condizionato profondamente la mia vita. Mi sono reso conto di avere tante volte vissuto la mia sessualità superficialmente, di avere spesso cercato nel piacere dei sensi la felicità, di avere usato le ragazze che hanno attraversato la mia vita, lasciandomi allo stesso tempo usare. Ammettere la mia sesso-dipendenza mi è costato molto. Non è facile riconoscere le proprie debolezze e non è facile svelarle agli altri, ma il Signore ha bisogno della nostra disponibilità perché ci venga incontro. La cosa migliore che potesse accadermi a Medjugorje è stata proprio rendermi conto della mia superficialità nelle relazioni e avere il coraggio di chiedere aiuto. Il Signore ci vuole liberi da ogni schiavitù. Liberi e felici. E a Medjugorje, ancora una volta, ho fatto esperienza della paterna presenza di un Dio che ci prende per mano e ci accompagna, molto al di là delle nostre paure, dei nostri dubbi, dei nostri errori. Passi sofferti di una nuova vita, è questo che mi porto da Medjugorje. Un’esperienza umana e spirituale ricchissima, che ha confermato il mio desiderio di ripetere quel si all’Amore ogni giorno. Sì alla vita, sì alle sfide importanti con noi stessi. Sì al cambiamento. Sì alla volontà di un Dio che ci ama pazzamente. Sì a quest’Opera meravigliosa, attraverso la quale il Signore vuole rivelarsi a tanti suo figli brasiliani che vivono nelle tenebre e nella disperazione come io ho vissuto. L’esperienza nella Cittadella di Medjugorje continua adesso nella Cittadella Ceu di Fortaleza, dove vivo da qualche settimana e che mi offre l’opportunità ogni giorno di scendere negli inferi di tanti fratelli di questa città, per testimoniare e annunciare la gioia di Cristo Risorto. La nostra vita è fatta di scelte e il nostro futuro dipende da quello che scegliamo nel presente. Sono libero di  accogliere oppure no Dio nella mia vita, ma le differenze sono enormi. Niente e nessuno, in questo mondo, può donarci quella pienezza di vita che il nostro cuore tanto desidera.  Niente e nessuno può farci sentire amati, perdonati e incoraggiati tanto quanto il Signore ogni giorno ci ama, ci perdona e ci incoraggia. Niente e nessuno può regalarci il sogno, concreto e realizzabile, di una vita ogni giorno rinnovata, sorprendente, amabile. Tutto quello che viene da Dio non si corrode e non si consuma. Grazie. Joylson