Pensieri e RiflessioniVolontariato

…dalla nostra piccola Africa!

Il racconto di una missione MICORS a Giugliano e Villaricca

Ricordo bene le prime volte in cui ho preso parte alle mie prime MISSIONI MICORS insieme al mio gruppo Nuovi Orizzonti Villaricca-Napoli Nord. La paura in me era talmente grande che al ritorno, mentre guidavo, le gambe mi tremavano, il cuore batteva veloce. Pensavo seriamente che era da matti andare lì in quelle baracche e che ogni volta ci andava bene, ma che avevamo corso seri rischi… 

Viviamo nella società dell’abbondanza e della sfrenata ricerca del benessere, sempre più tendente agli sprechi ed al superfluo; sempre di corsa e sempre più indifferente, tanto da saper nascondere così bene i poveri, al punto di non accorgersi più della loro presenza.

A pochi passi da casa mia, tra Villaricca e Giugliano, c’è una “Piccola Africa” ed io non ne sapevo nulla, nulla! Uomini, donne e bambini che vivono nel degrado più estremo, nelle campagne solitarie della nostra « Campania Felix », in baracche putride e fatiscenti, un puzzo di fogna e di bruciato assieme. Stanno lì in un pollaio umano, con i materassi sul pavimento di pietra, in fuga dal loro Paese ed in cerca di un riscatto umano e sociale che forse non arriverà mai, almeno in questo mondo…

La disperazione e la solitudine porta questi uomini a cercare di anestetizzare in ogni modo il dolore, distrutti dal troppo lavoro nei campi, sottopagati, segnati da alcool, droghe,prostituzione… Gli inferi del mondo lì, ci sono tutti! 

Nonostante la paura, non ho mai smesso di andare, non riesco a fare a meno di quell’ Incontro. Gesù ha provveduto a donarmi il Suo abbraccio rassicurante attraverso una donna extracomunitaria che, vedendomi impietrita ogni volta (avrei dovuto io portare l’abbraccio!), mi venne incontro con uno slancio gioioso e mi abbracciò. Ricambiai con tutta me stessa, dimenticando completamente le mie fisse sull’ igiene, abbandonando così i miei tanti limiti. Insomma, ero la meno adatta per questo genere di cose, ma quell’ abbraccio mi ha guarita. Gesù stesso mi stava abbracciando e vinceva lamia paura trasformandola in forza, coraggio, Amore.

L’ impotenza, la sofferenza che provo, da un lato mi dicono scappa, dall’altro mi tengono inchiodata lì con loro. E il dolore di quei chiodi, di quelle ferite che il mio sguardo fissa sotto quella Croce, per me è insopportabile, ma quanto lancinante è per chi invece è davvero inchiodato a quella Croce!


Mi sono sentita presa per mano da Gesù, presente e vivo in quel grido.

Un giorno, un uomo, un nostro fratello,in preda alle lacrime consegnava a noi il suo dolore. Non c’erano risposte o grandi soluzioni, difficile trovare le giuste parole in certi casi. Un incontro dei nostri sguardi con il suo, tutti in lacrime, soprattutto quelle del cuore, in preghiera e in ascolto profondo. Mentre pensavo a cosa poter fare per lui e gli tendevo la mano, mi sono sentita io presa per mano da Gesù, presente e vivo in quel grido, in quel pianto di dolore, in quel fratello che stringeva la croce che aveva in petto, la baciava, la sollevava verso il Cielo e, nonostante tutto, gridava: ” Dio è grande! Lui c’è, c’è!”. La nostra amicizia, seppur piccola goccia di gioia in un mare di sofferenza, è come rugiada su terreno arido.

Dal buio di una notte insieme abbiamo alzato lo sguardo a contemplare la LUCE dal CIELO!

Mariangela La Selva

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