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Risorgi più forte di prima

Un grido a Notre-Dame che brucia

Quante volte hai ricevuto schiaffi, hai visto bruciare quello che avevi costruito? E per questo hai perso la fiducia dentro te e hai lasciato che la tua fede si spegnesse? Delle volte perdo l’orientamento, mi distraggo, scappo, e la mia fede si spegne perché apparentemente più piccola del disastro che vivo.

Faccio queste riflessioni mentre i miei occhi guardano Notre-Dame in fiamme.

Non ci voglio credere, perché lei è un simbolo, che da 700 anni ha saputo resistere ad ogni intemperia, ad ogni saccheggio, ad ogni crudele parte di storia. Non c’è stato attacco, rivoluzione o sfregio che l’abbia mai distrutta definitivamente.

Su di lei hanno fantasticato scrittori, per lei si sono emozionati fotografi, è stata casa di scultori e pittori, meta di turisti, e si è fatta tempio della fede di una nazione. È stata saccheggiata e devastata, derubata, privata della sua identità, ma sempre rimasta in piedi. Basta prendere un libro di storia.

Ma questa volta, quelle fiamme feroci e affamate hanno inizialmente fatto bruciare anche la mia certezza, dell’indistruttibilità delle nostre radici. E allora, mentre la guardo bruciare, non so bene cosa fare: se piangere per il dolore di aver perso la storia, di aver perso l’arte, di vedere il simbolo della mia fede crollare, o credere che anche questa volta se la saprà cavare ancora.

Ci hanno messo 200 anni per costruirla (dal 1163 al 1344) e solo una notte per vederla cadere. L’atteggiamento più bello me lo hanno insegnato i fedeli parigini, che durante la notte si sono inginocchiati davanti alla loro “madre” e hanno pregato per lei.

Anche se la guglia è crollata, con tre quarti del tetto, prima di andare a dormire mi rimane nelle orecchie, anche se in realtà è dentro il cuore, l’eco melodioso del canto che i fedeli hanno intonato sul Lungosenna, quel “Je vous salue Marie” che si innalza come un grido, ma non sembra un grido di dolore, bensì sembra un suono di ringraziamento, di speranza, di fiducia e consolazione.

È un Ave Maria cantato da tantissimi fedeli di Parigi, in ginocchio, un’immagine forte che mi comunica, che mi dice che in questo momento di dolore la fede si risveglia, più forte di prima.

Ed è particolare che tutto sia capitato adesso, in questo momento di Pasqua, il tempo adatto per ricordarti nel dolore che vivi che non finisce tutto con la morte. A volte la fede sembra sparire, sembra seppellita sotto i nostri problemi, sotto le nostre contraddizioni, incastrata dentro le paure di illusioni e insensatezze, disordinata nella camera dei nostri pensieri ed emozioni.

Eppure questa gente si mette in ginocchio per strada e prega, prega per una via d’uscita, prega per il simbolo della sua appartenenza cattolica.

Sono i 77 minuti più lunghi della loro fede, di fiamme mischiate a nuvole di fumo intriso di legno e pietra arenaria, ma accompagnati da una melodia di preghiera emozionante e dolce, sono i 77 minuti che danno a me Chiesa un insegnamento importantissimo. Mi lasciano un esempio.

Tutto il mondo si è reso vicino a questa notizia, partecipe di questo canto.

Leggo su Twitter un post, del teatro La Fenice di Venezia che dice: “Siamo stati assaliti dal fuoco, ma dal fuoco siamo risorti più forti di prima. Amici, non temete!”

Come le preghiere di quei fedeli, che in un paese come la Francia a volte sembrano nascosti dal silenzio ma che ora sembrano rinati. Quasi come ad insegnarci che dai momenti di dolore può rinascere qualcosa, che nell’abisso sopravvive il tesoro, che dalle ferite rinasce la vita.

Il cardinal Ravasi si è espresso dicendo che Notre-Dame “è stata continuamente sulla soglia della distruzione, ma ogni volta rinasce e rivive”.

Mi piacerebbe fosse così anche la mia fede: più genuina, capace di vedere il bello nei momenti di crisi, di inginocchiarsi al Signore anche quando non comprende, e che in fondo, sappia risorgere dopo ogni rogo.

I 400 vigili del fuoco che hanno salvato Notre-Dame sono stati accompagnati dagli applausi dei parigini di Île-de-France, e sono riusciti a salvare la gran parte del patrimonio artistico conservato all’interno.

E anche alla visione del crocifisso, circondato da macerie e rimasto intatto mi fanno scappare un sorriso.

E allora mi rivolgo alla cattedrale, a quella “madre” che è sopravvissuta anche questa volta. Che mi hai domandato a che punto sta la mia fede, che cosa faccio quando i miei punti fermi crollano inaspettatamente, se riesco a crederci che dai momenti difficili si risorge più forti. E allora continuerò a celebrarti, come ho sempre fatto, perché sei il simbolo di una fede incrollabile e testarda, di una forza oltre misura.

Risorgi più forte di prima!

David Martinez

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