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DIARIO del Campo di Formazione al Volontariato Internazionale in Brasile PARTE 1

Condivido con voi alcune pagine dettate dalle emozioni che quest’estate ho vissuto in Brasile: sono pagine nude e crude, tratte dal diario che ho tenuto durante questa esperienza. Essendo molto lunga come condivisione l’ho divisa in più parti che pubblicherò un po’ alla volta. Buona lettura!

Compagnia Air Itlay, posto 9F, i motori si accendono: si parte!

Sicuramente la partenza per il Brasile è stato un fatto inaspettato.

Inaspettato era per me partire per andare a finire dall’altra parte del mondo, inaspettato era partire per un luogo che era da una vita il mio sogno nel cassetto, inaspettato soprattutto e ai confini della realtà era partire con mio padre in missione.

In aeroporto mi scorrevano dinnanzi agli occhi quelle scene di mio padre che preso dall’ira più totale insultava tutto ciò che aveva a che fare con Nuovi Orizzonti. E dopo 4 anni in cui non ha mai voluto visitare la comunità nè venirmi a trovare me lo trovo con zaino in spalla e bagaglio in mano pronto per affrontare con noi missionari un’esperienza nuova che ci ha plasmati ad uno ad uno nel cuore.

Sono partita chiedendo al Signore di farmi fare un’esperienza forte di essere piccola tra i piccoli e povera tra i poveri.

Sentivo forte nel cuore il desiderio di essere piccola, di poter mettermi alla scuola dei piccoli, il richiamo del Signore ad essere semplice e docile proprio come una bimba perché in queste condizioni avrebbe parlato al mio cuore. E così è stato.

Durante il volo nel cuore ripetevo: “stiamo andando in Brasile. Cioè, in Brasile, capisci Vale??Lì dove fin da piccolina sognavi di andare, vedendo e incontrando la gente del posto. Quel giorno era pazzescamente arrivato, anche se a pieno non riuscivo a realizzarlo dentro di me”.

Già sorvolando Fortaleza lo scenario sotto ai nostri occhi cambiava. Si vedevano già dal finestrino alcune favelas dietro ai palazzi enormi che sovrastavano su di esse in modo quasi superbo.

ACCOGLIENZA IN BRASILEAll’aeroporto ad aspettarci i fratellini e le sorelline brasiliane e italiane: nel cuore è subito Casa.

I canti, gli abbracci, gli applausi, le danze…tutto mi diceva nel cuore “Benvenuta!”

Quando nei 2 giorni seguenti ci han fatto fare il giro delle comunità presenti nel Condominio spirituale è stato davvero bello. Ho sperimentato la bellezza della Comunione in Lui. Tante realtà riunite con un unico scopo. Accogliere quel Gesù nudo, solo, abbandonato, carcerato, affamato, assetato. Accoglierlo, fare proprio quel Grido e prendersene cura fino a dare la vita, fosse anche per un solo cuore.

Quante persone impegnate in queste opere di carità, quanti cuori che si svuotavano e incredibilmente ricevevano 100 volte tanto fin da subito, all’istante e continuamente. E’ il miracolo dell’Amore.

Tra le tante realtà abbiamo visitato anche le suore carmelitane, suore di clausura.

Che potenza!

Quanta Grazia e quanta Luce abbiamo incontrato nei loro volti! Una di loro era consacrata da 61 anni!!!Nei suoi occhi c’era una Luce grande. “Dio dimora in noi!” ripeteva sorridendo. Mi sono sentita di ringraziarle per la loro preghiera perché sento che tutto ciò che vivo è possibile anche grazie a loro preghiera.

Pochi giorni dopo abbiamo iniziato il nostro giro nelle favelas.

Fu la prima botta forte al cuore.

Sono voluta partire ad una condizione: non volevo risposte preconfezionate, non volevo giustificazioni banali o senza senso, non volevo frasi fatte o luoghi comuni. Sono voluta partire così, pienamente a contatto con le mie emozioni, con me stessa, ascoltandomi il più possibile e accogliendo me stessa, qualsiasi reazioni avrei avuto.

La prima reazione nell’entrare nelle favelas è stata quella di separazione.

Ci ha accolto una ruspa che stava demolendo quelle baracche perché di lì ci dovevano fare una strada. Non importava se le persone rimanevano senza una casa, se casa si può chiamare. Non esisteva diritto. Sarebbero finite in mezzo a una strada, come tanti altri.

Appena siamo entrati i bambini, i principali protagonisti delle favelas, ci sono corsi incontro senza mai distogliere lo sguardo da noi.

Ci sono fogne a cielo aperto e gli abitanti del posto ci raccontano che con la pioggia il livello dell’acqua si alza e la fogna entra nelle case portando con sé malattie e sporcizia.

Panni, scatoloni, qualche mattone arrabattato, fango, terra, filo spinato: tutto questo mantiene in piedi le case. Terra, principalmente terra. La terra faceva da pavimento, la terra faceva da gioco per i bimbi, la terra faceva da materiale da costruzione. Come direbbe San Francesco, la “nuda terra”.

In casa ci sono animali, galline, pulcini, gatti, qualche cane. Gli si vedono le ossa, sono denutriti, proprio come chi abita con loro.

A una ragazza chiedo in quanti abitano in quella casa così piccola. Lei mi risponde, contando sulle dita delle mani: “Credo in otto”. Ci si stava a malapena in quattro.

In mezzo a questo scenario una luce: il sorriso delle persone, i loro occhi, la loro bocca, le loro braccia aperte.

E’ così strano.

FORMAZIONE AL VOLONTARIATO INTERNAZIONALESei in mezzo un dolore immenso, ti arriva addosso così, senza filtri, senza chiederti il permesso, nudo e crudo. Ma c’è un Amore che vince, che sembra essere più forte, che brilla e risplende su tutto questo.

C’è un Amore che RESTA, che rimane in mezzo a questo Dolore.

Sono arrivata lì con questo muro perché l’impatto è stato davvero forte. Ricordo che girando per le favelas, più vedevo e più lacrime mi scendevano silenziose dagli occhi e le asciugavo velocemente, quasi per nasconderle, quasi dicendomi “sono emozioni mie e sono così forti che non ho voglia di condividerle, di giustificarle. Non c’era nulla da dire”. Non avevo voglia di parlare, nemmeno quando siamo rientrati al Condominio.

Per alcuni giorni questo vuoto, questo dolore, questo senso di rabbia, questo grido “Dio dove sei in tutto questo?” è risuonato in modo forte nel mio cuore.

Ho ricordato la condizione iniziale: non voglio risposte prefatte, non frasi comuni. Ho chiesto al Signore di svelarmi quella risposta che cercavo quando Lui avrebbe voluto.

Nei giorni seguenti le visite alle favelas procedevano e il mio distacco anche. Guardavo e non toccavo.

Sorridevo alle persone che incontravo e incrociando i loro sguardi silenziosamente chiedevo: “Ma come fai a vivere così?”,  ma il loro sorriso come un’onda mi inghiottiva senza darmi risposta.

Solo il terzo giorno di visita nelle favelas ho avuto il coraggio di aprire bocca con una donna. Nella sua casa c’erano diversi quadri di Gesù. La fissai negli occhi, facendole capire tutta l’importanza che per me avrebbe avuto la sua risposta. “Ma per te chi è Dio?”

Lei mi fisso con uno sguardo pieno d’amore e mi disse: “Para mim Deus è um Pai de Amor” ovvero “Per me Dio è un Padre d’Amore”

Rimasi totalmente immobile. Sentivo solo il cuore battere forte forte.

Il racconto prosegue la settimana prossima…

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