La superiorità del cristianesimo
3 maggio 2012 ore 10:03 , scritto da don Giacomo Pavanello
Quando si ha a che fare con l’evangelizzazione, capita spesso che una delle contestazioni ricevute riguarda la relatività del credere. Mi spiego: tutte le religioni sono uguali. L’importante è credere in Qualcosa. Che poi si chiami Dio, Allah o Buddha, poco cambia. Anzi, questa sarebbe una posizione avanzata e moderna, perché garantirebbe la coesistenza pacifica di tutte le religioni: si eliminano le differenze, ci si incontra sulle somiglianze, e il gioco è fatto!
Come a dire: non importa che a casa tua, quando torni dopo una giornata di lavoro ci sia sempre la stessa moglie o gli stessi figli. L’importante è che ci sia qualcuno, giusto? Poco importa se ha gli occhi azzurri o castani, se è irraggiungibile nella sua trascendenza o accanto a te in ogni momento della vita, se crede che il nemico vada amato o vada eliminato. Spera solo di non entrare nel club dei nemici; non si sa mai…
No. Non è vero che tutte le religioni sono uguali. Cristo ha sempre predicato e vissuto l’umiltà, il servizio, il nascondimento, la disponibilità al martirio, la croce, eppure un aspetto di esclusività non può essere negato o relativizzato: la religione cattolica, nel suo nucleo più intimo, è portatrice di un messaggio superiore a qualsiasi altro messaggio mai udito sulla faccia della terra. Che poi gli uomini e le donne che ne fanno parte siano fedeli a tale annuncio, questo è un altro paio di maniche, su cui ci sarebbe da scrivere parecchio. Lo stile cristiano non è tuttavia quello di stendere proclami interminabili di denunce e simili, quanto quello di scrivere al massimo pagine di diario personale in cui fare il bilancio della propria vita, cercando di cogliere cosa di essa vada rivisto, cambiato o stravolto.
Scrive David Maria Turoldo, nel suo splendido libro “Il pastore innamorato”:
“Ogni religione predica l’amore. Il comando è unico, per tutti; ed è il solo comando che salva, il solo che sta a fondamento della stessa umanità, e della sua sopravvivenza: un comando di necessità biologica. Il ‘comando antico’ che diventa nuovo solo per il modo con cui Cristo lo interpreta e lo propone: «Amatevi come io vi ho amato». È in questo come l’essenza di tutta la novità cristiana. (…)”
Sono parole che, sotto altre forme e con l’entusiasmo a cui ci ha abituati la nostra Chiara, tutti noi Cavalieri della Luce più volte da lei abbiamo udito. Nessuna altra religione sulla faccia della terra ha mai sperimentato quel come che Gesù ha mostrato. Alla base del cristianesimo c’è una qualità d’amore che niente e nessuno ha mai vissuto a quei livelli! Nessuna religione ha come fondamento l’esperienza di un Dio che si spinge fino agli inferi dell’umanità, anzi, tutti gli altri presunti “dei” se ne guardano bene dall’invischiarsi nelle vicende umane!!! La superiorità del cristianesimo non è in termini di potenza o di lustro, ma in termini qualitativi. È la qualità d’amore alla sua base che tocca vertici inimmaginabili, specie davanti al rifiuto dello stesso amore divino.
Continua Turoldo:
“Una pecorella portata a spalle, un uomo (e che uomo: un peccatore!) portato sulle spalle da Dio. Neppure obbligato a rifare a piedi la strada del ritorno, no! La fatica la fa il Pastore, Dio stesso. Che poi non è neppure una fatica. Perché quando uno ama…”
La fatica sta nello scegliere, non nella concretezza dell’atto d’amore. Amare è uscire da se stessi; ogni rinnegamento di sé è faticoso. Ma quando si giunge a vivere l’amore vero, allora tutto è leggerezza, tutto è entusiasmo, tutto è felicità, tutto è ebbrezza.
Se c’è ancora così tanta gente nel mondo che crede che una religione valga l’altra, allora forse c’è ancora tanto da fare. Tocca a noi ora!












marisa cavezza ha detto 3 maggio 2012
*_* il primo passo è far rispettare quel comandamento…. poi il resto lo affidiamo a Jeshua <3
Stella Colonia ha detto 3 maggio 2012
“…Amare è uscire da se stessi; ogni rinnegamento di sé è faticoso…”…leggendo queste parole riflettevo su quanto sono vere e su quanto a volte, a quel rinnegare se stessi, ognuno di noi da un senso, che spesso non è quello giusto…o per lo meno non è quello che realmente è nel disegno più alto che Gesù ha per ognuno di noi…questo forse perchè bisognerebbe fare più silenzio nella nostra anima e avere il coraggio di guardare in faccia quello che realmente non va…quello che davvero ci fà soffrire…e ci blocca…non quello che pensiamo sia ma quello che è…correndo il rischio…si…di stare tanto male ma davanti a noi l’opportunità di conoscere l’Amore vero…grazie Don Giacomo…
ha detto 3 maggio 2012
E’ vero alla base del cristianesimo c’è una ” Qualità d’amore “… E’ quel COME che fa la differenza ” Amatevi COME io vi ho amato ” … Se riuscissimo ad amare veramente come LUI ci ha amati, tutto sarebbe più semplice … E, tocca proprio a noi ora, cambiare le cose !!! Grazie Don Giacomo e buon onomastico !!!
Daniela Praino ha detto 3 maggio 2012
Bellissimo articolo
“L’importante è che ci sia qualcuno, giusto? Poco importa se ha gli occhi azzurri o castani, se è irraggiungibile nella sua trascendenza o accanto a te in ogni momento della vita, se crede che il nemico vada amato o vada eliminato. Spera solo di non entrare nel club dei nemici; non si sa mai…”
mi spieghi meglio questo passaggio..
buon onomastico e grazie don giacomo
Patrice Lauzeral ha detto 4 maggio 2012
Analisi pertinente, caro Don Giacomo. Infatti, non dobbiamo avere paura, ne esitare “nell’ostentare” cioè mostrarci davvero innamorati di Dio. Il tallone di Achille di molti credenti è proprio di vergognarsi del mostrare con orgoglio la propria appartenenza a Cristo. E’ un falso pudore imposto da un moralismo farisiaco che purtroppo serpeggia già nella chiesa stessa e ovviamente viene utilizzato come strumento discriminatorio dai non credenti per emarginarci.
Il Cristianesimo è L’UNICA religione che propone la felicità ritrovata in Dio attraverso il suo Amore. Mi viene in mente la tragedia portato sullo schermo dei monaci di Tibirine. Oppure la testimonianza di un benedettino francese (di cui non ricordo il nome) che è ritornato al cristianesimo ed al cattolicesimo in particolare, dopo essere stato segretario e discipolo di un monaco tibetano, seguace nonchè esponente di una setta spiritica. A salvarlo il richiamo dell’Amore ritrovato prima attraverso un medico cattolico venuto in Tibet a curare il suo maestro. Poi, il sacerdote esorcista della diocesi di Parigi incontrato per puro caso a St Germain des Prés., che lo ha liberato della possessione demoniaca. Oggi, è responsabile benedettino per il rapporto con le religioni orientali di matrice indu e per lo studio contro l’esoterismo.
L’Amore vero salva ed è autentico perchè è Cristo stesso la fonte che si manifesta attraverso la Chiesa, la sua Chiesa, cioè tutti quanti noi.
Salutissimi.