Moti del cuore (Diario di Mattia Lanfranconi dalle zone terremotate di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto)



10 gennaio 2017 ore 13:56 , scritto da Lucia Tognarini

Sera del 23 settembre 2016. “Questa oscurità mi circonda da ogni lato. Non riesco ad innalzare l’anima a Dio. Nessuna luce né ispirazione entra nella mia anima”. Sto leggendo quamatrice2esto scritto-confessione relativo al periodo di “oscurità interiore” di Santa Teresa di Calcutta mentre attraverso a bordo di un autobus i territori di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. Fuori dal finestrino vedo solo nero, buio, oscurità. Ad un certo punto, in questa atmosfera surreale, scorgo nitidamente le luci di una tendopolicostruita a lato della Salaria, dove da un mese esatto si trovano le persone colpite dal terremoto.
Pomeriggio del 24 settembre 2016. Sta per iniziare la S.Messa in onore delle vittime del sisma e dietro l’altare i pompieri hanno appena issato un crocifisso col Cristo realizzato con un pezzo di idrante. Fuori dal tendone tutti gli abitanti della tendopoli di Arquata del Tronto si affrettano per la celebrazione e una coppia di anziani, marito e moglie, raccontano la propria vita ad una intervistatrice; io mi avvicino e sento che il signore confida come il terremoto gli abbia insegnato a non preoccuparsi per il futuro, per l’indomani, bensì di stare sul presente, sull’oggi.
Quindi, prendo posto vicino a due amici seminaristi, i quali, assieme ai loro fratelli, sono stati in prima linea con il vescovo della diocesi di Ascoli nell’assistere spiritualmente le persone che hanno perso dei cari a causa del sisma. Sentendoli telefonicamente nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, mi sono venute in mente le sette opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, assistere gli ammalati, seppellire i morti… amatrice4“Non prego più, la mia anima non e’ una sola cosa con Te, eppure quando sono sola per strada parlo per ore con Te, del mio desiderio di Te” (dagli scritti di Santa Teresa di Calcutta).
Alle 15 inizia la Santa Messa presieduta dal vescovo D’Ercole e nelle prime file sono seduti i parenti delle vittime e tra questi una donna che ha perso il marito, il figlio, i genitori e il cognato. “Gesù Cristo da ricco che era, si e’ fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”, così recita il canto al Vangelo, la Buona Novella. E, in questo mare di dolore, la buona notizia, affermata con forza e convinzione dal vescovo a più riprese, e’ che solo da Gesù, dal “cuore eucaristico”, può rinascere la vita in queste terre, così come solo attraverso Cristo può rinascere la Vita in ognuno di noi.
M. Lanfranconi