Attualità

“Tu és pai… tu és meu pai…” di Antonio Loi

… tu sei mio padre … con queste semplici parole scritte su un foglio di carta un ragazzino di dodici anni, Vincente, mi ha salutato e augurato buon rientro a casa, con un abbraccio che è durato secondi interminabili, fuori dal tempo, con una pienezza che poche volte ho sentito nella mia vita… Mi aveva pregato di non leggere quel biglietto in sua presenza, di farlo una volta lasciato il Brasile, al mio rientro in Italia …

… è uno dei tanti bimbi, cresciuti troppo in fretta, nonostante la giovanissima età anagrafica, che abitano questa magnifica terra, terra do coração, la terra del cuore… è uno dei bimbi che hanno la fortuna di vivere la propria infanzia a contatto con i nostri missionari, giovani a servizio che hanno deciso di seguire Cristo in una delle nostre comunità residenziali di accoglienza per bambini di strada, spesso senza una famiglia, presso la nostra Cittadella Cielo di Quixadà, nel nord del Brasile.

.. vivere secondo la Legge del Cielo: l’Amore che Cristo è venuto a insegnarci.” … esiste veramente un luogo dove è possibile vivere questo sogno, il sogno fatto da Chiara tanto tempo fa … un luogo dove tutto è dono, dove ogni piccolo gesto ricevuto sa di eterno, dove anche il cibo, così scarso in taluni contesti di degrado ed emarginazione, sa di manna piovuta dal cielo. È un posto che ha dei confini, una terra promessa nel deserto dove già si sperimenta e si prova a vivere secondo la legge del cielo… ma è anche un luogo interiore, un santuario che appare e scompare come un miraggio, inafferrabile talvolta, che vedi solo quando ci finisci dentro, trascinato inconsapevolmente da un “piano di lavoro” che dice “ore 14:30, visita alle famiglie delle favelas”… è di uno di questi miraggi che voglio parlare

Preciso sin d’ora che il contatto con le povertà, la sofferenza, il degrado e il dolore mi ha sempre fatto scappare, anche se non sono stato quasi mai consapevole delle fughe congegnate ad arte … Più agevole, talvolta, accogliere il dolore degli altri, rimanere e sostenere il fratello, anche nel silenzio. Ma quando quel dolore che intravvedo in un altro mi parla di me e mi dice chi sono e cosa mi si agita dentro, allora è tutta un’altra musica… E’ vero, ho lasciato tutto e, per ritrovarmi come uomo, mi sono messo in cammino… ci provo ogni mattina a star dietro a quel Cristo che mi ha salvato. Ma qui, è inutile girarci attorno, la mia umanità grida dal profondo di me stesso che qualcosa in questi giorni proprio non va … un allarme interiore, emozioni che sparano in vena adrenalina e la testa che gira a vuoto… Questa è l’esperienza di un pomeriggio come tanti, in cui decidiamo di andare a trovare le famiglie incluse nel programma di sostegno a distanza, provvidenza di Dio che si serve, chiamandole, di tante famiglie italiane. … loi2La prima casa che incontriamo è lì, di fronte alla ferrovia abbandonata .. una casa costruita con il fango, dentro di essa una mamma adolescente e con diversi figli, una nonna … di un padre o di una figura maschile di riferimento neanche l’ombra… sull’uscio diversi bimbi che giocano, alcuni rassegnati, che ci guardano… altri con in mano i giochi costruiti con materiale trovato chissà dove… cerco invano di riprendermi dal pugno allo stomaco per ciò che gli occhi mi trasmettono, separato interiormente dai fratelli della Comunità, con cui sono arrivato sin qui e confuso da odori che non sanno di vita… mi pare di portare sulle spalle tutto il peso del mondo, sono incredulo, con un groppo alla gola… un “perché?” che vorrebbe trasformarsi in altro, se soltanto trovassi un posto dove potermi piegare … difficile spiegare quali corde siano state toccate, nelle tempie pulsa il sangue e ho una spada nel cervello.. Dove sei Dio, dove ti sei nascosto? Come fai ad accettare tutto ciò? … Entro dentro la casa e provo ad abbracciare quei bambini, a giocherellare con i più piccoli… non è facile… mi aggiro lentamente fuori dalla casa e trovo, solo soletto, il bimbo più piccolo, un anno o poco più … alza gli occhi lentamente e mi guarda sorridente, mentre cerca di scartare, inutilmente, un chupa-chups che ha avvolto di saliva… è mezzo nudo, coperto con pochi abitini sudici… Provo una prima volta ad avvicinarmi, ad aiutarlo a sbucciare quel piccolo pezzo di paradiso, tanti giorni nella favelas mi hanno reso più forte, sarà facile… vorrei abbracciarlo, prenderlo in braccio e portare la sua testolina sul mio cuore… l’ho fatto tante volte in questi giorni. Ma oggi non ci riesco, neanche una seconda e terza volta… qualcosa dentro lo stomaco mi scaraventa all’indietro, devo guardare altrove… In quel mancato incontro c’è tutto il mistero di una faccia-a-faccia con il cuore di un povero… non è un povero qualsiasi … oggi per me è l’essere più piccolo, vulnerabile e bisognoso d’amore del pianeta… è l’incontro più importante della mia vita, sono solo nel qui-ed-ora in cui vorrei incontrare, se soltanto ne avessi la forza, il Crocifisso che si è nascosto in questo bimbo “… ecco dove mi sono nascosto, mi riconosci?” .. non riesco Signore … “Non è accettabile la condizione di questi miei figli, il mio cuore non la può accettare … dove è l’uomo? …. dove sei tu?” … mi piovono addosso tutti i sensi di colpa di una vita, i dubbi su chi sono e su una chiamata che a volte mi è parsa chiara e ora è annientata dall’incapacità di andare incontro, con la mia umanità, al povero che è davanti a me… non chiede niente, forse soltanto di essere tenuto in braccio qualche secondo… Mi allontano, come Pietro quando si rende conto di aver tradito … avvilito e con gli occhi bassi …

bellisssimavvMi accorgo ad un certo punto che non sono arrivato qui da solo, anche i miei compagni di viaggio si interrogano come me e sentono con il cuore il peso di una situazione che appare destinata a non mutare.. immobile.. Alcuni di loro sono a proprio agio, altri stanno sulla difensiva, alcuni invece provano a far finta che sia veramente un pomeriggio come gli altri.. eppure qualcuno si fa avanti… sguardi prima assenti e distanti iniziano ad incrociare i nostri occhi, un piccolo gruppo di bambini vocianti, con il sorriso stampato sul viso ci tende la mano.. Sono incuriositi di avere ospiti che si muovono con fare circospetto.. vogliono giocare, cantare, scherzare…. Ma come? Proprio qui? Così? … su 2 piedi? E che cantiamo? E’ strano.. in pochi secondi ognuno di noi inizia a giocare con un bimbo che, guarda caso, pare essere un piccolo “noi-da-bambino”… questi angeli impolverati fanno prendere vita al “piccolo” che è in noi.. a ciò che siamo stati, a ciò che abbiamo dimenticato di essere… a quel bimbo che, ferito o debole, abbiamo sempre tenuto nascosto, a noi stessi e agli altri.. il “mio” bimbo all’inizio non vuole saperne di fermarsi, avrà 6-7 anni… è un biondino discolo, così diverso dai suoi fratellini, alcuni di essi vivono nella nostra comunità.. segno di una promiscuità che non pare dargli problemi.. penso mi lanci delle parolacce, mi da dei colpi e scappa… niente, non vuole saperne… dal suo cuore non si passa… mi pare di conoscerlo da sempre… mi sembra di vedere me… non no so come, mosso da un’innata simpatia, mi avvicino a lui e lo sollevo in alto, per neutralizzare le sue resistenze… scalcia … però in quel goffo tentativo di liberarsi inizia a ridere e non si ferma più… lo lascio, si allontana e pare domandarsi, quasi ipnotizzato “ma chi è questo qui che ha scatenato questa risata? …io non rido ..” .. si riprende … in pochi secondi mi salta sulla schiena e poi sulle spalle, vuole rimanere lassù… forse vuole provare a staccarsi da terra, pensa di volare… non lo vedo più ma lo sento, lo porto con me ma è lui che tiene me… e quell’ abbraccio che non riuscivo a dare… ora sono abbracciato… non ci capisco più niente… … ci muoviamo come un’onda…. tutti ci sono addosso, continuiamo a giocare e cantare… anche gli adulti ci guardano, per un po’ anch’essi rivedono se stessi e provano a volare… una gioia inconsueta, attimi eterni, una pace non descrivibile è nei nostri cuori … il piccolo canta “sono in alto e non scendo più”, come una calda litanìa … .. eh si.. un po’ mi sento papà… … loi1tutti i miei dubbi, il mio dolore, il mio senso perenne di inadeguatezza si sono liquefatti… fuori dal tempo, siamo immersi in una dimensione celeste.. .. la location vicino alla ferrovia ci appare come il luogo più ospitale della terra, siamo uniti in questo canto alla vita, in una celebrazione della gioia di vivere … siamo in una favela ma non la vediamo… a dire il vero non vediamo più neanche noi stessi.. siamo entrati nella terra promessa, nella terra do coração.
Antonio Loi
Campo Estivo 2014, Quixada, Brasil

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