L’istante del supremo Amore – di Paolo Morandi



26 agosto 2013 ore 14:34 , scritto da ELENA ALBANI

La Chiesa afferma che il culmine della Passione di Nostro Signore avvenne quando il Crocifisso proruppe in quelle disperate, quanto incomprensibili, parole: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”.
E, davvero, tanto disperate quanto incomprensibili! Perché il Verbo di Dio -“la Via, la Verità, la Vita”, la Sapienza incarnata – di certo non poteva non conoscerne già la risposta.
Dato che – per quanto immerso nell’espiazione dell’immensa moltitudine dei peccati dell’intera umanità, sovrastato e “imbrattato” a tal punto da sentirsi Egli stesso peccato; e, pertanto, disgiunto in quegli istanti sia dal Padre che dallo Spirito Santo – era, comunque ed egualmente, sempre cosciente che l’autentica realtà non poteva sussistere in tale lacerante sensazione…
Poiché anch’essa travaglio dell’immane opera di redenzione per gli oltraggi delle innumerevoli disubbidienze delle creature umane di tutti i tempi nei confronti dell’Amore onnipotente, “Dio dell’universo, Signore del tempo e dell’eternità”.
Un’assurda e vastissima ribellione (non di rado fomentata pure dall’influsso demoniaco) che era, e continua ad essere, talmente grave da poter appunto essere riscattata solamente dallo stesso Dio!
E il Figlio, questo, lo aveva sempre saputo; era, infatti, proprio e soprattutto per questo che “si era fatto uomo” (Gv 1, 14).
Ma, allora, perché il grido di quelle parole?… Avvenne per noi!… Quanta parte dell’umanità, infatti, si è ritrovata - e, di sovente, continua a ritrovarsi ancora - in simili condizioni: “Dove sei, mio Dio, perché permetti che tutto ciò accada?”… Pensiamo ai lutti delle guerre e agli omicidi, ai campi di concentramento e alle torture, all’ingiustizia della fame nel mondo; ma pure a certi incidenti stradali con permanenti conseguenze o alle malattie inguaribili, specie se nei bambini; ed anche alla disperazione di un padre che, per quanto regolarmente sposato, si trova comunque costretto ad assistere all’aborto del figlio suo - perché così ha deciso la moglie in base alle vigenti leggi - e lui non può farci assolutamente nulla. Ed infine anche alle non poche famiglie che, soprattutto in questi ultimi anni, all’improvviso si sfasciano e sia pure per la pervicacia di un solo coniuge: “Elì, Elì, lama sabactàni?”.

L'abbandono
Gesù, dunque, proruppe in quel grido per noi!… Perché volle farci sapere che pure a Lui  - al “Figlio prediletto” - Dio s’era totalmente “eclissato”; considerando che il Figlio non solo non era più riuscito a sentire la presenza della Ss. Trinità, ma aveva persino recepito la sensazione di non farvi più parte!
E, pertanto, ce lo fece sapere per farci capire che anch’Egli aveva provato cosa potesse essere un semplice uomo oppresso da atroci sofferenze; sofferenze, in cui può persino insinuarsi il dubbio circa l’eterna ed amorevole onnipresenza divina… Perciò, possiamo considerare che è come se avesse voluto dirci: “Coraggio! Anch’io ho provato l’abbandono e l’assoluta solitudine. Ma non ho voluto crederci e invito pure te a non crederci. Per l’Eterno il tempo può anche non esistere; e quindi puoi offrirmi ora la tua sofferenza, come io - crocifisso - offrii, a suo tempo, ogni mia sofferenza per te. E le nostre sofferenze unite, sappilo, salveranno il mondo”.
Con quel grido, allora, Egli volle pensare ancora a noi anche e proprio nel culmine della sua Passione… E “il Figlio dell’uomo” finì così, per un’ultima volta ancora, con il rivelarsi sì vero uomo; ma soprattutto, anche e pur sempre, vero “Dio-Amore”.

Paolo Morandi