…F come FAMIGLIA…



26 febbraio 2015 ore 12:42 , scritto da elisa piffer

figlio di Dio (1)

Carissimi oggi vogliamo condividere con voi questo splendido articolo scritto da Michéle una nostra cara amica, sostenitrice e collaboratrice. Buona lettura.

Il 28 febbraio un gruppo di noi di Nuovi Orizzonti, insieme ad altre realtà ecclesiali e al Vescovo, parteciperemo ad una Adorazione Eucaristica per pregare per le famiglie, e meditare su ciò che significa la famiglia nella vita nostra e per la società tutta. Vi invitiamo.

A proposito di famiglia, quindi di papà e di mamma, vi offro una mia esperienza meravigliosa, raccontandovi la guarigione che ha ricevuto un bambino ferito nel profondo.

L’anno scorso  in uno dei pellegrinaggi a Medjugorje che accompagno, c’era una coppia che faceva con noi il viaggio di nozze, con loro  un bimbo di 9/10 anni figlio della novella sposa.  Erano assai contenti di avere finalmente realizzato il loro sogno: avevano appena consacrato la loro unione in Chiesa.

Il papà biologico del bimbo è il capo  della famosa “banda …”,  che – quando il ragazzino  aveva l’ età di  1/2 anni – aveva ammazzato delle persone a M. La mamma  finalmente si era riscostruita una felicità con un altro uomo che il bimbo adorava, inoltre aveva sperimentato una potente conversione ‘frutto’ degli inferi che aveva attraversati. Il piccolo era sotto cura di uno psicologo, per ‘gestire’ la ferita derivante dal fatto di sapere che suo padre si trovava in prigione come assassino.

Ora comunque il bimbo era contentissimo di essere con la mamma e il nuovo ‘papà’ e di  essere in vacanza dalla scuola per godersi questo  viaggio! Il ragazzo ascoltava  con incredibile interesse e attenzione tutte le mie spiegazioni come pure le varie testimonianze degli altri…  Devo aggiungere  che vi furono (come spesso accade in queste circostanze) quasi immediatamente fatti che dimostrarono assai palesemente a tutti la presenza viva e attiva di Maria in quel luogo speciale. Come è sempre mio principale obbiettivo ero riuscita a fare sì che si creasse una atmosfera di condivisione e che ognuno potesse vivere anche una esperienza di comunione con gli altri pellegrini.

Inoltre le varie testimonianze indicavano chiaramente che in ‘Cielo’ ognuno di noi ha una Mamma che non l’abbandona mai. Io stessa avevo testimoniato a tutti la mia esperienza di affidamento a Maria e come Lei avesse provveduto ad ‘occuparsi’ del problema che gli avevo consegnato. Il mio insegnamento come guida era orientato a fare capire e sperimentare a tutti come questa Mamma Celeste arriva dove i limiti inevitabili delle nostre mamme biologiche purtroppo non riescono a superare.

Ecco che passammo due giorni interi lì… finché la mamma del ragazzo viene da me raggiante di contentezza e mi dice che non ha mai visto suo figlio cosi felice! E mi racconta che gli psicologi gli avevano detto che il piccolo aveva una spaccatura nel profondo: non riusciva a sanare la diversità tra i due genitori, cioè una mamma bravissima e un padre assassino! Come amare ambedue con lo stesso amore, come esigerebbe l’istinto di ogni bambino? Come conciliare l’amore viscerale che un bimbo sente di provare per papà e mamma indifferentemente, anche in situazioni come questa in cui vi è un abisso tra i due?

Ed ecco che la mamma mi dice, “ Oggi ho visto così felice mio figlio come mai dopo anni di trattamento psicologico.  Senti cosa mi ha saputo dire questa mattina: Mamma, mamma sai è vero quello che dice Michèle che tu non sei la mia vera mamma!!!!… la mia ‘Vera’ Mamma è in Cielo e Lei non mi lascia mai…. E allora il mio papà… allora… è l’Onnipotente che vive in Cielo…. e Lui mi ama senza nessun limite…!”

Ecco! E’ opportuno sottolineare che  questo racconto, non è una favola, ma è invece uno degli innumerevoli miracoli che chi accompagna gruppi a Medjugorje può raccontare. Per me è stato una soddisfazione straordinaria e una conferma della verità che afferma che i genitori terrestri sono lì per guidarci al riconoscimento della nostra figliazione divina. Non è forse vero che il Progetto di Dio per noi è la realizzazione piena della nostra riunione con Lui? La tremenda piaga di questo bimbo, della spaccatura aperta dalle sue esperienze di vita, è stata rimarginata grazie ad un aiuto  sovrumano. Il suo stato di salute psicologica è ancora ottimale oggi ed è pressoché  pronto alla prova più dura, cioè quella di confrontarsi con il padre biologico che sta  rivendicando dei diritti su di lui.

Chiediamoci cosa ci insegna la Sacra Famiglia, ‘Modello’ che la Providenza ci offre per saperci orientare nelle nostre relazioni parentali. Visto che il Padre celeste ha voluto fare nascere il Suo Figlio in una famiglia – avrebbe in effetti potuto ‘organizzare’ le cose diversamente volendolo, essendo l’Onnipotente (sic!). Vediamo un Giuseppe che non indica se stesso e la sua umanità o i cosiddetti  valori umani come riferimento per il Bimbo che ha ricevuto in custodia, bensì vediamo un Giuseppe che punta il dito indicando il Cielo. Questo Giuseppe è Padre come “servo inutile”. Egli ha preparato il suo piccolo a dire a 12 anni: “devo occuparmi delle cose del Padre Mio (che è in Cielo)”.

Fino a 10-12 anni i genitori per i figli sono tutto, li percepisce come perfetti (onnipotenti dice la psicologia) poi, si sa, crolla l’incanto quando capiscono che cosi non è. Allora cosa rimane quando nell’educazione solo traguardi umani sono stati prospettati? Un amaro disincanto come si dice, il vuoto che presto verrà riempito da degli idoli pericolosi e impotenti a colmare quel vuoto, idoli despotici destinati a diventare i tiranni della vita interiore. Quando invece lo sguardo del bimbo viene giustamente orientato verso l’Alto, ecco che la Fonte della Paternità Originale può cominciare ad alimentare le nostre esistenze in chiave di libertà…. Grande compito questo per le famiglie con prospettive meravigliose soprattutto riservato al magnifico ruolo del papà.

Bella notizia pure per noi che, come questo bimbo,  sperimentiamo e accettiamo la realtà operante di Esseri Spirituali superiori, e che siamo agevolati a contare su di loro e quindi ad aver una marcia in più, come dire d’aver la seconda ala che ci permetterà di ‘volare’ sopra le difficoltà umanamente insuperabili, come sta facendo il mio piccolo amico.

Michéle