Capro espiatorio o co-redenzione



20 aprile 2015 ore 11:37 , scritto da elisa piffer

Carissimi vogliamo condividere con voi questo articolo dalla nostra Michele, buona lettura.

Abbiamo vissuto da poco la settimana delle settimane, quella Santa per eccellenza. In essa si concentrano tutte le verità riguardanti la nostra condizione umana  già contenute nell’Antico Testamento. Una alquanto rilevante riguarda il come superare l’inestinguibile senso di colpa dal quale nessuno è esente e che scatta quando si percepisce di avere fatto qualcosa di negativo.Risultati immagini per la strada giusta

A fronte di questa realtà esistenziale cosa propone il mondo accademico laico, come uno tra mille, il percorso di Master post laurea di “Counseling –  Mediazione familiare” che frequento? Esso sostiene che questo senso di colpa non può essere che distruttivo, in quanto porta alla violenza perché spinge l’individuo a scaricare, anche violentemente, sugli altri le conseguenze di questo malessere. Quindi, sostengono loro, che come palliativo a quella violenza indotta basta far prendere coscienza che il male in sé non esiste. Il male sarebbe soltanto la trasgressione a norme sociali “inventate” dalle varie culture con l’intento di dominare gli altri. In natura ci sarebbe – sempre secondo loro – soltanto il bene scaturito dai bisogni delle nostre “essenze”, cioè di quelle strutture invarianti ed universali che convivono in noi, come la figliolanza – la paternità – la maternità… ecc. Da queste premesse deriva che non vi sono quindi scelte libere bensì condizionamenti. Questo ragionamento è strumentale ad attenuare questo inquietante e spesse volte angosciante senso di colpa e attraverso ‘consulenze’ varie si propone di leggerlo e riconsiderarlo nel quadro di una riconduzione “civile”, cioè con l’intento di azzerare la colpa ed insieme ad essa ogni responsabilità.

La proposta laica diventa quindi, per raggiungere l’obbiettivo di questa ‘liberazione’ dal senso di colpa, di procedere ad una narrazione a due, cioè ad un dialogo con un ‘esperto’ che mi permette di contemplare quasi dal di fuori  ogni situazione vissuta soggettivamente. E questo mi consente di negare l’oggettività  di qualunque Verità. In parole povere si realizza l’obbiettivo quando si accetta il relativismo di qualunque dimensione morale sia. Ora è questa dipendenza dalla dittatura del relativismo che ci ‘libera’ dal senso di colpa. Lo scopo del counselor è fare passare il concetto ‘liberatorio’ che la Verità Assoluta non esiste! Eccoci alla frittata buonista: se non esiste la Verità oggettiva come criterio di giudizio, chi mi può fare da arbitro? Sono libero perciò! Evviva e tanti saluti al tormento provocato dal senso di colpa. Da auto-accusato divento accusatore verso la società, i genitori, la scuola, la Chiesa, ecc. che non hanno saputo educarmi alla libertà da questa dittatura. Che cosa c’è di più libero di un animale che non deve render conto a nessuno? Perché accanirci a sostenere che noi siamo diversi anzi superiori ad essi? Conveniente lasciar perdere perciò… Sembra semplice la cosa e praticabile anche.

Andiamo ora a vedere il prezzo che si paga a seguire questa strada che ci porta alla libertà propria degli animali che ubbidiscono solo all’istinto.  Anzitutto va a scomparire l’antropologia cristiana che riconosce l’unicità di questo essere chiamato uomo. Egli UNICO nell’ universo creato, si sente responsabile delle sue azioni. Egli è pure ‘capace’ di provare la vergogna (primo sentimento di Adamo nel Paradiso) cioè il senso di colpa! Insieme alla coscienza del sé si sviluppa il senso di colpa che è come una ‘spia’ che mette all’erta di fronte alle varie scelte compiute o da farsi, anzi si affina questo ‘sesto’ senso man mano che l’individuazione del singolo si eleva sopra la massa collettiva della mentalità tribale. Togliere, deprivare l’uomo di questa sua sensibilità specifica dell’insorgere dell’umanizzazione equivale all’ottundimento spirituale della coscienza. Questo voleva fare il nostro ‘simile’ Pinocchio schiacciando il grillo parlante che lo rimproverava! Inoltre ci indurrebbe ad un precipitare all’indietro verso una bestializzazione. Cosi stando le cose i cuori diventano sempre più duri ed insensibili dando luogo alle varie forme di autismo dei singoli e delle comunità (autismo = atrofizzazione del sentire)  alle quali assistiamo senza ricondurne l’insorgenza a questa radice.

Questo meccanismo che ti difende segnalandoti il pericolo che cerca di individuare fuori di sé un  responsabile, “io non centro, la colpa è del tale o tal’ altro.…” teorizzato dalle istanze laiche, nell’Antico Testamento e precisamente in Levitico si descrive con il rito dei due capri espiatori sui quali il Sommo Sacerdote scaricava le Colpe di tutto il popolo. Perché è vero e sperimentato da ognuno, sì il senso di colpa è ben difficile da portare da solo, ti schiaccia, non sai cosa fartene, quindi o lo si butta fuori in un inconscio proiettivo o lo si nega.

Proprio di fronte a quest’impasse esistenziale dell’uomo la Misericordia Divina si attiva mandando il Figlio, “l’Agnello senza macchia”, che dice: “qualunque cosa avrete fatta al più piccolo degli uomini l’avete fatta a me”. Forse mai come in questi giorni gli orrori  contro  gli esseri viventi ed in particolare verso i cristiani fanno eco a queste Parole. Ecco il Vero autentico Capro espiatorio che nell’attualizzazione liturgica coinvolge le membra del suo Corpo Mistico “nel farsi carico” delle malefatte enormi dell’umanità. Nelle celebrazioni della Settimana Santa che sfociano nel Triduo Pasquale (Giovedì-Venerdì/Sabato e Domenica) tutte le persone innestate in Cristo col Battesimo vengono sollecitate in forma sempre più intensa ad abbandonare il ruolo dei bestemmiatori cioè di coloro che scaricano con violenza  i loro gravi sensi di colpa su Dio e sugli altri ed accettino di trasformarsi in co-redentori  accollandosi in forma sempre più responsabile il peso del peccato che non è altro che il prodotto dell’ubbidienza al Maligno.  Questa responsabilizzazione è l’antidoto al disimpegno letale delle varie scuole psicologiche che imperversano per toglierci la dignità a nome di ‘nuove’ antropologie o visioni dell’uomo come quella dell’ideologia del gender per esempio! Ecco cosa si può proporre per rimediare ai danni dei vari ‘counseling’: prendere in mano le proprie pulsioni e non rispondere soltanto alle mie mancanze, ma a quelle del umano genere, poiché no, non porto io da sola queste Colpe, no, non mi schiacciano più perché io le porto con e in Lui. Non vi è altra alternativa: o ‘abolire’ il senso di colpa e trasformare l’uomo in irresponsabile distruggendone la dignità, o offrir ed unirlo al Suo Sacrificio per trasformalo nella Gioia di una nuova responsabilità fraterna.

La cura non consiste nella negazione della colpa, bensì Gesù richiede sempre tre precise condizioni, dopo aver guardato il peccatore con amore e misericordia,  PENTIMENTO, CAMBIO DI VITA E RIPARAZIONE…  poiché si sperimenta che non si entra né nella Pace né in Paradiso col peccato mortale sull’anima e che certi peccati contro natura gridano vendetta al cospetto di Dio tanto sono gravi e brutti, non c’è trauma che tenga.

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Farci credere che tutti possiamo sentirci a posto, perdonati, amati in qualunque situazione ci troviamo oltre alla deresponsabilizzazione ci conduce verso la disperazione del relativismo affettivo.   Invece Gesù faceva tutto il contrario: cioè incontrava sì peccatori, esattori delle tasse, prostitute, adultere (vedi Maddalena, la Samaritana, l’adultera ecc.) e si dimostrava misericordioso con tutti, però anche esigente, molto esigente. VOLEVA UN CAMBIO RADICALE DI VITA!  In qualunque situazione si trovassero, su questo non si discute, tanto che Zaccheo, usuraio pentito, scese dall’albero e promise di restituire quattro volte tanto…ecc.

Cosa allora dire e fare con quanti vivono situazioni disordinate convinti di ‘essere a posto’?  è possibile realmente vivere con amore ciò che si esprime dicendo: “io vi capisco, i vostri traumi passati e presenti, le vostre insicurezze, vi porterò nella mia preghiera...  però  questa vostra vita dispiace al Signore, non va bene, non vi fa felici né su questa terra né ancora meno di là… Tornate a Dio, cambiate vita, chiedete almeno a Lui la Forza e la Grazie per farlo… Molti lo hanno fatto e ne sono felici, felicissimi…  coraggio!”

Insomma un buon padre non può permettere che i suoi figli si perdano dentro un fosso di fango perché lui rispetta la loro libertà e li comprende nel loro cadere progressivo nel fango!  No, un padre fa qualcosa, si muove, li sprona a uscire, li  tira fuori con forza ….  non sta lì a coccolarli… perché fa solo del male. Ed ognuno di noi è padre e fratello in umanità in quel grande Corpo Mistico che è la Chiesa, e non può mai fare mancare ammonimenti a tornare sulla giusta via, senza paura di  perdere il consenso e l’appeal dalla simpatica.

Michele Leks